Tè freddo, la ricetta perfetta

In pochi, agili step, una bevanda dissetante e naturale per la tua estate. Fatta in casa, economica, semplice e salutare.

Lo sapevate? Preparare il tè freddo versando acqua bollente sulle foglie di tè (o sulla bustina) non è l’ideale. Infatti, se infondiamo le foglie o le bustine per troppo tempo, una volta fresco il nostro tè avrà spesso un sapore troppo amaro, tannico (che è forse il motivo per cui le varietà commerciali sono tipicamente iper-dolcificate).

Al contrario, il metodo di infusione a freddo comporta un minor numero di tannini e spesso un sapore più delicato e rinfrescante.

Basta mescolare il tè sfuso o le bustine di tè e l’acqua in una caraffa e lasciare infondere per 6-8 ore in frigorifero.

La quantità di acqua dipende dalle foglie, ma grosso modo possiamo calcolare un cucchiaino di foglie per ogni tazza.  Se scegliete il tè in filtri, avrete bisogno di circa quattro bustine per un litro di acqua fredda.

I tè più popolari per l’infuso a freddo sono: i tè bianchi, i tè giapponesi, i tè Oolong.

Se invece preferite frutta ed erbe, potete scegliere tra i grandi classici (camomilla, menta piperita, ibisco, lampone) oppure provare il rabarbaro e lo zenzero, la liquirizia e il ribes nero.

E infine sperimentare le diverse combinazioni di sapori: un Earl Grey freddo con un limone a fette; un tè alla menta con ghiaccio tritato e fragole. Fettine di zenzero in un tè al limone. O un cetriolo nel tè verde, o una manciata di mirtilli nel tè alla rosa.

Ricetta di L’alveare che dice sì, Federica Mazza, 16.07.18

Fermenti che ti cambiano la vita: inaugurato il Pub Le Spine

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si…

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si apre sulla Val Baganza e dall’altra spazia sulla Val Grontone. “Per tre anni abbiamo battuto l’Appennino emiliano alla ricerca del posto giusto. Sognavamo una casa nel bosco, l’abbiamo trovata lungo una statale. L’abbiamo scelta perché ha una storia alle spalle”, racconta Michaela Settimo. Insieme al suo compagno Giulio Zucchetti e al figlioletto Leo ha lasciato Milano per lanciarsi in questa nuova avventura. “Volevamo fuggire dalla smog e dal caos, volevamo vivere e lavorare in spazi diversi, in un luogo di montagna”. E così è stato.

“Il nostro progetto è quello di creare un microbirrificio con bed and breakfast -aggiunge Michaela-. Per ora serviamo birre artigianali prodotte da birrifici italiani. Facciamo un passo alla volta”. “Le Spine” comprende anche un vasto terreno, di oltre un ettaro, in cui crescono rose canine e biancospini. “Dobbiamo sistemarlo, immagino che un giorno sarà un giardino in cui è possibile passeggiare, fermarsi a gustare una delle nostre birre, stare a contatto con la natura”, dice Michaela. “Abbiamo scelto questa casa perché fin dal primo dopoguerra era un’osteria. Ha quindi una lunga storia e la gente del luogo ci racconta qua e là aneddoti interessanti. Noi vogliamo continuare questa storia”.

A Milano Michaela lavorava per la casa editrice Egea, dell’Università Bocconi. Giulio è birraio. Il passaggio dalla vita in città a quella in alta collina ha richiesto comunque tenacia, coraggio e spirito d’adattamento. Molti sognano, “Vado a vivere in campagna”, ma alla prova dei fatti pochi osano. “In montagna (sono a circa 700 metri d’altitudine, ndr) tutto è lontano, si è un po’ isolati – racconta Michaela-. Questo inverno con le grandi nevicate era tutto ghiacciato. È stato fondamentale l’aiuto dei nostri vicini”. Nella frazione di Cavazzola vivono in tutto sei famiglie. Tre vengono da Milano e le altre tre sono “autoctone”. “Il mutuo aiuto qui funziona bene ed è fondamentale. Non solo. Ci siamo sentiti subito accolti, anche perché ogni nuova famiglia che arriva viene vista come un segno che la vita va avanti, che queste bellissime terre non saranno abbandonate”.

In campagna si impara a fare un po’ di tutto. La creatività è d’obbligo. “Qui non porti in giro il curriculum, il lavoro te lo devi creare. La natura è una risorsa ed è da lì che devi tirare fuori il modo di vivere. Ma ci devi mettere il cuore”. Non mancano momenti di sconforto, ovviamente. “Quando affronti la ristrutturazione tutto è difficile, devi imparare un sacco di cose se vuoi tenere sotto controllo la situazione. E qualche compromesso devi accettarlo. Avremmo voluto fare una ristrutturazione secondo le tecniche della bio edilizia. Ma è stato possibile solo in parte, anche per una questione di costi. Molti lavori li abbiamo fatti noi, mettendoci ovviamente più tempo del previsto”.

Sono due i consigli che Michaela si sente di dare a chi vuole fare il “grande salto”. Primo, non rimandate. “Non ci sarà mai il tempo giusto. Inutile aspettare. Fatelo e basta”. Secondo, non fate il passo più lungo della gamba. “Considerate che vi costerà circa il 30% di risorse in più rispetto al budget che pensate di avere a disposizione. C’è sempre un imprevisto in agguato. Quindi fate bene i conti e lasciatevi del margine nel vostro budget”. 

Redazione: Dario Paladini, 31.07.018

 

Call aperta alla Triennale di Milano per una installazione che racconti i luoghi del sisma

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani. La violenta discontinuità provocata da un evento distruttivo tende a generare una particolare condizione di sospensione nella vita dei luoghi colpiti. A causa di questa frattura, infatti, la riflessione legata a questi luoghi tende a polarizzarsi tra l’immagine del loro passato (com’era) e proiezioni sul loro futuro (come sarà), spesso trascurando ciò che avviene nel suo presente. Questa condizione è considerata come un tempo sospeso, estraneo alla vita del luogo e sospesa dal giudizio e dalle riflessioni sul suo futuro in una prospettiva più profonda.

Ma naturalmente la vita di un luogo è fatta dalle relazioni, dalle attività, dalle dinamiche dei suoi abitanti in relazione agli spazi, che non cessano di esistere da un giorno all’altro, ma al contrario vengono investite da una potente energia e, completamente stravolte, prima ancora di essere ridefinite, hanno bisogno di essere osservate.

Come si presentano i luoghi in questo tempo sospeso?

Quali interventi sono stati realizzati nei brevi tempi di risposta alla catastrofe per favorire la ripresa delle attività? Come ci si relaziona con il patrimonio danneggiato, con le rovine dei monumenti storici, con le macerie che irrompono nello spazio pubblico modificandone la fruizione? Come convivono la preoccupazione per la propria incolumità e l’affetto per il patrimonio danneggiato? Quali nuovi istinti di condivisione e convivialità emergono per esorcizzare il trauma? E quali nuovi equilibri nelle comunità locali?

La call è volta a raccogliere immagini e ricerche incentrate su questi temi che verranno montate ed esposte in una specifica installazione all’interno della mostra Ricostruzioni presso la Triennale di Milano a cura di Alberto Ferlenga e Nina Bassoli. I partecipanti possono inviare materiale fotografico e video (categorie 1, 2, 3), oppure ricerche, composte di testi, immagini o elaborati grafici (categoria 4), rispondenti alle seguenti categorie:

1. INTERVENTI SULL’ESISTENTE

Opere provvisionali, opere di conservazione, ripristino, restauro, modificazione d’uso, trasformazione, demolizione, innesti di nuovi elementi, ricollocazione o anche solo osservazione di elementi del patrimonio e dell’edificato danneggiati dal sisma.
(fotografie; video)

2. INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE REALIZZATI IN RISPOSTA ALL’EVENTO

Nuovi edifici, strutture temporanee, servizi, padiglioni, monumenti, spazi pubblici, opere d’arte, installazioni, progettati e realizzati in risposta all’evento.
(fotografie; video)

3. EVENTI E INIZIATIVE

Feste, concerti, spettacoli, iniziative, attività delle associazioni, percorsi turistici, dibattiti, incontri e performance avvenute in risposta all’evento.
(fotografie; video)

4. RICERCHE

Analisi, dossier, saggi, progetti architettonici, urbanistici, economici o sociali, tesi di laurea o dottorato, progetti universitari, libri. I documenti dovranno essere impaginati (o ridotti) in formato A4.
(pdf formato A4)

Info e invio materiali: qui, entro il 10 settembre.

“Milano che pedala”… in ventimila foto

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Con il vostro aiuto, diventerà una mostra per Milano Bike City (settembre 2018).

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Ci dice di quanti sorridono e quanti invece hanno il broncio, dei cestini con i fiori, di chi è in giacca-e-cravatta, delle gonne e delle cuffie. Insomma: siamo proprio noi, al naturale.

Visto che tutto è nato per caso e che non c’era nessun progetto dietro questi scatti, si tratta di fotografie difficilmente utilizzabili e meno che meno pubblicabili altrove senza un’esplicita autorizzazione da parte di chi è stato fotografato.

Agli amici di Milano Bike City piacerebbe realizzare una mostra della Milano che pedala e allora ci chiede di sfogliare l’album su Flickr e se vi riconoscete di mandarci un’email con il vostro nome e cognome all’indirizzo milano.pedala@gmail.com specificando l’indirizzo della foto (basta fare copia-e-incolla dalla barra del browser); vi scriveranno  poi noi per dirvi che cosa vorremmo fare con la vostra foto e chiedendovi tutte le opportune autorizzazioni.

Sfogliate l’album, fatelo sfogliare ai vostri amici, chiedete loro di scrivere, se si riconoscono.

Insomma: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per trasformare questo racconto così spontaneo e intenso in un momento pubblico di riflessione e svago sulla Milano che pedala.

Grazie da parte di #MilanoBikeCity.

Paolo Piacentini racconta La Lunga Marcia nelle Terre Mutate

27 giugno – 8 luglio 2018: a piedi da Fabriano a L’Aquila per percorrere e promuovere il Cammino nelle Terre Mutate, un progetto di turismo lento per stimolare il ritorno nelle zone colpite dal sisma.

Le persone che con coraggio vivono nelle zone terremotate del Centro Italia temono, sopra ogni cosa, di essere dimenticate. Un gruppo di camminatori ha percorso, dal 27 giugno all’8 luglio, oltre 200 chilometri toccando 12 tra i comuni più colpiti di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo: Terre Mutate dal sisma, appunto. Un camminare tra paesaggi bellissimi e tanta distruzione per riaccendere i riflettori e per tracciare il primo percorso naturalistico e solidale. “Abbiamo incontrato persone determinate e che stanno soffrendo ancora molto, soprattutto dal punto di vista psicologico”, racconta Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, che insieme a Movimento Tellurico e Ape (Associazione proletari escursionisti) Roma, ha organizzato questa “Lunga marcia nelle terre mutate”. “Ci hanno raccontato, ed è sotto gli occhi di tutti, che la ricostruzione sta andando a rilento, anche per colpa di una burocrazia sfinente”. “Il nostro obiettivo è creare un cammino solidale permanente -sottolinea Piacentini-. Insieme ai comuni e alle persone del luogo stiamo individuando i percorsi e i luoghi di accoglienza. Ci sono aree più devastate e altre meno. Quasi in tutti i comuni ci sono comunque strutture che possono o potrebbero dare ospitalità”.

Servizio del Tg3 sull’arrivo a L’Aquila della Lunga Marcia nelle Terre Mutate, 8 luglio 2018

 

Da Fabriano a L’Aquila, passando per Matelica, Camerino, Fiastra, Ussita, Visso, Campi di Norca, Norcia, Castelluccio di Norcia, Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice, Campotosto, Collebrincioni. Si attraversano due parchi nazionali: quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. “L’idea è quella di un turismo lento, consapevole e rispettoso”, aggiunge. Quindi niente turismo del dolore, no selfie sulle macerie. Piuttosto il desiderio di conoscere la storia e i progetti di chi ha scelto di non abbandonare queste terre stupende. Come Assunta di Campotosto, giovane appassionata di tessitura, che prima del terremoto ha riportato in vita antichi telai e ora continua con la sua attività.

Oppure Katia ad Accumuli, che non ha lasciato il suo agriturismo Alta Montagna Bio, nonostante i danni subiti, e continua con i suoi quattro figli e il marito nell’allevamento di vitelli e maiali. E poi c’è Gino che ad Arquata ha aperto un ristorante. Lungo i 200 chilometri della Marcia nelle terre mutate è possibile incontrare tanti personaggi come Assunta, Katia o Gino. “Chi vuole può andarci, ma prima si informi beni sui percorsi e le strutture disponibili all’accoglienza”, avverte Piacentini. Il percorso tracciato diventerà una guida di Terre di mezzo. Intanto si può consultare il sito www.movimentotellurico.it oppure contattare direttamente l’associazione. 

Dario Paladini, Redattore Sociale, 11.07.018
Foto: Cristina Menghini, L’Italia nello Zaino

Vuoi approfondire? Paolo Piacentini è autore di “Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo” (Terre di mezzo Editore), prefazione di Paolo Rumiz.

TG TV2000 12 luglio edizione delle 12

#MagliettaRossa oggi, allerta sui diritti sempre

Sabato 7 luglio, indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Facciamo nostro l’appello promosso da Libera.

Sabato 7 luglio, indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Facciamo nostro l’appello promosso da Libera: #fermiamolemorragia di umanità.

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.


 

Come è andata l’iniziativa del 7 luglio: “Magliette rosse: un’onda di umanità ha travolto intero paese”

Un paese intero si è colorato di magliette rosse rispondendo all’iniziativa una #magliettarossa per “fermare l’emorragia di umanità”. Magliette rosse nelle piazze, sui monti, in barca, sulle spiagge. Su Facebook e via Twitter. Indosso a scrittori, gente di spettacolo, ma soprattutto a tanti, tanti cittadini. Di ogni età ed etnia. Nuove o stinte, riciclate da manifestazioni sportive, circoli, scuole. Magliette rosse – come quelle dei piccoli profughi morti in mare – sono spuntate a quota 2000 sul rifugio Gran Paradiso, a Lampedusa, nei campi di formazione sui beni confiscati di Libera, sulla Goletta Verde di Legambiente in Campania. Foto anche dai campi del Sudan alla Tour Eiffel .In tantissimi hanno aderito e risposto all’ all’iniziativa.

L’hashtag della giornata e’ tra i primi della classifica di Twitter. Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche sul rifugio del Gran Paradiso. Manifestazione anche a Torino, in via Garibaldi. A Palermo magliette rosse alla conferenza stampa di presentazione del 394° Festino di Santa Rosalia, patrona di Palermo. In rosso Fiorella Mannoia, Vasco Rossi, Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Alessandro Bergonzoni, Alessandro Gasmann, Vanessa Incontrada, Rosy Bindi. Ma migliaia le adesioni di tantissimi cittadini, di associazioni, circoli, parrocchie che hanno postando fin dalle prime ore del mattino le loro magliette rosse e un no all’indifferenza. E

“Rosso- ha commento Luigi Ciotti- significa sosta. In questo caso il rosso delle magliette ha significato riflessione, desiderio di guardarci dentro, di porre fine a questa perdita di umanità. Ma anche di progettare e organizzare il dissenso, tradurlo in fatti concreti. Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in impegno e responsabilità. Altrimenti tutto si gioca sul filo incerto delle emozioni. Abbiamo due strade per crescere: le relazioni e la conoscenza”.

Galleria fotografica Fa’ la cosa giusta! 2018

Ecco la galleria fotografica: un piccolo assaggio di quello che è stato, e un invito a scoprire con noi quel che sarà, dall’8 al 10 marzo 2019, Fa’ la cosa giusta! sedicesima edizione.

… ma dove la trovate, un’altra Fiera con tutto questo dentro?!?
700 espositori 32mila, 10 sezioni tematiche, 17 aree speciali, 450 appuntamenti nel programma culturale, 300 volontari, 91mila visitatori.  Tanta, bellissima gente!

Ecco la galleria fotografica: un piccolo assaggio di quello che è stato, e un invito a scoprire con noi quel che sarà, dall’8 al 10 marzo 2019, Fa’ la cosa giusta! sedicesima edizione.
Vuoi diventare nostro espositore? Iscriviti ORA, sconto 20%, solo per luglio.

 

 

 

Musica sull’acqua, nella magica cornice del Lago di Como

Nato nel 2005, su iniziativa della Scuola Sperimentale di Musica “R. Goitre” di Colico, Musica sull’Acqua si è da subito rivolto alle nuove generazioni, per dar loro la possibilità di vivere e sperimentare in prima persona lo straordinario mondo artistico che il festival ricrea.

Ogni anno, il Festival Musica sull’Acqua vede esibirsi alcuni tra i più importanti musicisti italiani e stranieri, solisti emergenti e interpreti affermati, che sì incontrano per un fitto programma di eventi che hanno sede in luoghi pieni di fascino nella zona di Colico, sul Lago di Como. Un’occasione per riscoprire, attraverso l’ascolto, posti meravigliosi tra natura, arte e storia.

Grandi protagonisti: i giovani. Nato nel 2005, per celebrare i venti anni di vita della Scuola Sperimentale di Musica “R. Goitre” di Colico, Musica sull’Acqua si è da subito rivolto alle nuove generazioni, per dar loro la possibilità di vivere e sperimentare in prima persona lo straordinario mondo artistico che il festival ricrea.

Cuore della manifestazione è la splendida Abbazia di Piona di Colico insieme ad altri luoghi affascinanti e ricchi di storia come Villa Monastero di Varenna, il Forte Montecchio nord e il Forte di Fuentes a Colico, la chiesa di Santa Maria del Tiglio, a Gravedona, il Castel Grumello a Sondrio, il Chiostro e la Chiesa di S. Maria del Lavello a Calolziocorte.

Artisti e concerti in programma, dal 30 giugno al 25 luglio 2018: vai al calendario.

Musica sull’acqua è una presenza specialissima che ogni anno ci onoriamo di ospitare a Fa’ la cosa giusta! (foto: Camilla Mastraglio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono aperte le iscrizioni espositori per Fa’ la cosa giusta! 8-10 marzo 2019: contattaci per approfittare della promo primi iscritti

 

Comunità agricole di cittadini coltivatori, Arvaia promuove il primo raduno nazionale a Bologna

Anche nel nostro paese si sta sperimentando ed estendendo il fenomeno di comunità di cittadini che si organizzano per produrre direttamente, insieme ai contadini, il cibo per la propria tavola. Arvaia, cooperativa agricola di cittadini coltivatori, una delle più numerose CSA in Italia e attiva nell’area di Villa Bernaroli (Bologna) da cinque anni, promuove questo primo incontro, embrione di una possibile rete di confronto e azione comune.

Anche nel nostro paese si sta sperimentando ed estendendo il fenomeno di comunità di cittadini che si organizzano per produrre direttamente, insieme ai contadini, il cibo che metteranno sulla propria tavola. La posta in gioco è molto grossa: la sovranità alimentare, la rigenerazione del territorio attraverso un’agricoltura contadina di piccola scala capace di un equilibrio positivo con l’ambiente, la riduzione di sprechi e rifiuti, un cibo sano che ci aiuti a stare meglio e non metta a rischio la nostra salute a profitto di pochi, il riconoscimento che siamo tutti consumatori (tutti mangiamo) e una nuova alleanza solidale tra chi produce e chi consuma.

Le CSA (Comunità che Supporta l’Agricoltura) italiane sono ormai tante, diverse per storia, organizzazione e metodologia, e sentono il bisogno di confrontarsi su questi e molti altri temi. Arvaia, cooperativa agricola di cittadini coltivatori, una delle più numerose CSA in Italia e attiva nell’area di Villa Bernaroli (Bologna) da cinque anni, promuove questo primo incontro, embrione di una possibile rete di confronto e azione comune.

Non è un caso che questo evento si tenga a Bologna, dove da oltre 15 anni è attiva una delle più interessanti esperienze italiane di rapporto diretto e concreto tra cittadini e contadini: l’associazione Campi Aperti, con i suoi mercati cittadini e il suo lungo rigoroso lavoro su forme di garanzia partecipata delle pratiche di coltivazione e la qualità del cibo che la rete di produttori propone, oltre la mera certificazione del prodotto biologico.

CSA non è una identità rigida, ma un processo che ciascuno adatta al propio territorio, alle proprie relazioni e condizioni di partenza: comuni sono i valori, che ciascuno declina e sperimenta nel modo che ritiene più utile: abbiamo tutti molto da imparare gli uni dagli altri.

La festa incontro delle comunità italiane che supportano l’agricoltura sarà anche occasione per tutti di conoscere che cos’è e come funziona concretamente una CSA visitando i campi di Arvaia, di gustare buon cibo, di conoscere altre realtà solidali attraverso i banchi degli espositori che hanno aderito al programma.

Sabato 23 giugno
14:00 Apertura e presentazioni
14:30 Suddivisione in tavoli tematici
17:00 Apertura banchetti
18:30 Restituzione dei tavoli
19:30 Cena bio con le tante cose buone
21:30 Spettacolo teatrale “Blue Revolution” di Pop Economix

Domenica 24 giugno
09:00 Assemblea plenaria delle CSA
13:00 Pranzo bio con le tante cose buone
16:00 Convegno su decrescita, sovranità alimentare, agroecologia
19:30 Cena bio con le tante cose buone
21:00 Concerto di musica folk del duo Calanca-Lipparini
22:15 Concerto di musica balcanica e dell’Est Europa con i Keleti

Due donne, un sogno: ecco come è nato Le Erbe di Brillor

Paola, naturopata, per sostenere e sviluppare i suoi progetti si trasferisce dal centro di Torino ad Alice Superiore, dove acquista una cascina diroccata sulle sponde del lago. Durante i lavori di recupero del territorio terrazzato, abbandonato e invaso da rovi e sterpaglie, incontra Isabella, laureata in Scienze Forestali e Ambientali, che l’aiuta nella difficile opera di abitare e coltivare un territorio splendido, in un sito considerato di importanza comunitaria. Così, un’amicizia nata e sperimentata sul campo diventa lavoro in società: dal 2012, con Le Erbe di Brillor srl, Cascina Meira diventa laboratorio di produzione di detersivi naturali per la casa.

Vi raccontiamo questa storia perché ha tutto, dentro: l’amicizia, la passione, la giusta intuizione. Una storia tutta al femminile, le cui protagoniste sono Paola Polce e e Isabella Ballauri del Conte.

Paola, naturopata, per sostenere e sviluppare i suoi progetti si trasferisce dal centro di Torino ad Alice Superiore, dove acquista una cascina diroccata sulle sponde del lago. Durante i lavori di recupero del territorio terrazzato, abbandonato e invaso da rovi e sterpaglie, incontra Isabella, laureata in Scienze Forestali e Ambientali, che l’aiuta nella difficile opera di abitare e coltivare un territorio splendido, in un sito considerato di importanza comunitaria. Così, un’amicizia nata e sperimentata sul campo diventa lavoro in società: dal 2012, con Le Erbe di Brillor srl, Cascina Meira diventa laboratorio di produzione di detersivi naturali per la casa.

Abbiamo studiato i detersivi chimici tradizionali, individuato le varie componenti e le relative funzioni e con il tempo abbiamo sostituito le sostanze chimiche pericolose con estratti naturali, in seguito con estratti vegetali e infine con vegetali il più possibile autoctoni e da noi coltivabili. La nostra idea è piaciuta e abbiamo vinto parecchi premi di ambito nazionale per la ricerca e l’innovazione. Insomma, abbiamo colpito nel segno.

Le Erbe di Brillor è stato nostro espositore a Fa’ la cosa giusta! e anche occasioni come la fiera aiutano a farsi scoprire e continuare ad ampliare il cerchio d’onda – cosa essenziale, per realtà di così grande valore eppure così legate alla dimensione locale. Irene, blogger di Biopensiero, durante la sua visita in Fiera ha scelto di intervistare proprio Paola e Isabella, sottolineando che il loro settore di attività, orientato ai prodotti per la detersione domestica, è tutt’altro che secondario, per chi vuole fare scelte sane e sostenibili:

Se pensiamo a salute e benessere normalmente pensiamo ad una corretta e sana alimentazione, unita ad un’attività fisica quotidiana. Seppur questa riflessione sia corretta spesso ci dimentichiamo che esistono molti altri fattori, che fanno parte del nostro stile di vita e che vanno a incidere sulla nostra salute e sul nostro benessere. Scopriamo quali… Uno di questi fattori è il luogo in cui viviamo. Nella nostra casa sono presenti oggetti che tocchiamo o usiamo ad esempio per alimentarci e indumenti e tessuti che indossiamo o che ci avvolgono durante il nostro riposo. La nostra pelle viene a contatto con tutto ciò e, essendo un organo di difesa importantissimo per il nostro organismo, respira quanto presente nel nostro ambienteSe abbiamo cura del nostro ambiente e facciamo scelte corrette per una pulizia efficace ma naturale, potremo evitare spiacevoli dermatiti, rossori, infiammazioni, eczemi, pruriti.

Vuoi approfondire con una lettura? C’è il manuale di Rita Dalla Rosa “Casa tossica. Come difendersi dai veleni domestici” (Terre di mezzo Editore).

Desideri sostenere l’impresa di Paola e Isabella? Scopri i prodotti “Le erbe di Brillor”.

Soc. Agr. Le Erbe di Brillor Srl