A Milano, tutti a piedi in ufficio con Zoe

Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega Zoe-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte:

“I benefici sono soprattutto per la mente. Al mattino il camminare mi dà la carica, alla sera è defaticante: ascolto la musica e faccio scorrere i pensieri”: Zoe Zanini, 31 anni, da poco meno di due mesi percorre a piedi il tragitto casa lavoro e ritorno. Ci mette un’oretta. In tutto macina 11 chilometri al giorno. Non è certo l’unica ad avere questa abitudine, ma lei ha voluto condividerla su Facebook per invitare colleghi e amici a lasciare in box motorini e auto e iniziare a camminare. Il gruppo “In ufficio con Zoe” ora conta 445 persone, che postano quasi quotidianamente foto del loro recarsi a piedi in ufficio. Il loro segno distintivo è un nastro giallo al braccio. E attraverso il gruppo si danno appuntamento per percorrere tratti di strada insieme. Anche Zoe aderisce oggi a “M’illumino di meno”, l’iniziativa del programma di Radio 2 Caterpillar, che quest’anno è dedicata proprio alla bellezza del camminare. “Trovo bello camminare perché mi permette di guardare con calma la città -sottolinea Zoe-. Posso osservare le persone e cerco di immaginare la loro vita. Ho scoperto bar e angoli della città molto carini”.

Camminare può far bene al fisico, alla mente e alla città. “Sono una persona abbastanza paurosa -racconta Zoe- e penso che se le strade fossero piene di gente che va a piedi saremmo tutti più sicuri. La sera quando attraverso un parco mi sento a disagio, ma se ci fossero più persone sarei più tranquilla”. Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte: se so che ho questi tempi per spostarmi, mi organizzo di conseguenza. Poi, ovviamente, capita anche a me che, per motivi di lavoro, debba arrivare da qualche parte più velocemente e in quei casi prendo il motorino”.

Zoe ha deciso di condividere la sua scelta di camminare, dopo che ha notato che alcuni colleghi usano l’auto o il motorino per un tragitto casa lavoro molto più breve del suo. “C’è chi abita solo un paio di chilometri dal nostro ufficio e usa addirittura l’auto. Non solo. Per evitare di prendere multe, ha affittato un posto auto o un garage vicino all’ufficio. Mi sembra paradossale, visto che potrebbe fare quel tragitto a piedi in meno di mezz’ora”. “In ufficio con Zoe” mira a conquistare anche i pendolari che arrivano in treno a Milano: “Possono camminare dalla stazione al luogo di lavoro. Risparmiano sull’abbonamento ai mezzi e guadagnano in qualità della vita”. 

Redazione: Dario Paladini 23.02.018
Foto dal Gruppo Facebook “In ufficio con Zoe”

Nasce Slow Music, movimento di resistenza musicale

Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

Oggi a Milano la presentazione del movimento che si ispira esplicitamente a Slow Food. Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

MILANO – “Slow music è lotta al sistema che depauperizza la filiera della musica. Slow music è resistenza”: Claudio Trotta, patron della Barley Arts (agenzia che in Italia cura la promozione di numerosi artisti, come per esempio Bruce Springsteen o Sting), scandisce con chiarezza queste parole mentre presenta al Politecnico di Milano il nuovo movimento, di cui è presidente, che si ispira esplicitamente a Slow Food. Tanto che a benedire l’avvio di Slow Music interviene anche Carlo Petrini: “La lentezza è diventata la bandiera di molti movimenti -spiega il fondatore di Slow Food-. In questi anni sono nati Slow travel, slow medicine, slow tourism e tanti altri. La lentezza è una critica a questo sistema economico che non funziona, che crea poveri, che concentra le ricchezze in mano a pochi”. Slow Music annovera tra i soci fondatori Antonio Marco Ricci fondatore di Note Legali, Carlo Feltrinelli, presidente del Gruppo Feltrinelli, Franco Mussida, musicista e fondatore di CPM, e Alberto Pugnetti, produttore musicale e Fondatore di Radio Francigena.

Slow music è quindi nata per contestare il sistema mondiale di produzione e vendita della musica e di organizzazione dei concerti. “L’industria della musica è cresciuta in maniera esponenziale -si legge nel manifesto di Slow music-, finendo per adattarsi ad agire a ritmi vertiginosi, maniacali: la velocità è diventato il credo, a scapito della qualità e della durata. Si vende on line per tagliare i costi; si scarica illegalmente musica, perché si vuole avere tutto e subito; si immettono sul mercato biglietti su biglietti per raggiungere il sold out di un evento, a scapito dei fan e dello stesso spettacolo”. Per Slow Music occorre invece “ritrovare il valore della qualità e dei comportamenti etici”.

Il nuovo movimento cercherà di “difendere e promuovere la diversità” dei generi musicali e degli artisti, di valorizzare “le identità culturali locali, la musica indipendente e gli artisti originali”. “Abbiamo l’ambizione di diventare un movimento internazionale -aggiunge Claudio Trotta-. L’idea fondante è quella di proporre un’alternativa forte alla crescente omologazione imposta dalle moderne logiche di produzione, distribuzione ed economia di scala”. Tra le attività di Slow Music ci sarà anche quella di creare “un Osservatorio e un Centro di documentazione o banca dati sul fenomeno del Secondary Ticketing”. Curerà poi la formazione degli artisti, promuoverà il lavoro nel mondo della musica, creerà un vero e proprio marchio che servirà per identificare eventi, concerti o produzioni slow.

Slow Music sarà presente a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili (che si terrà dal 23 al 25 marzo a Fieramilanocity), con tre incontri dedicati al problema del secondary ticketing, all’informazione musicale e alle nuove professioni nel mondo della musica. (dp)

Per un giorno, pensiamo con i piedi: “M’illumino di meno” edizione 2018

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio e l’invito è spegnere le luci e… andare a piedi!

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio, giorno della stipula del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.

Si spengono sempre le piazze italiane, i monumenti – la Torre di Pisa, il Colosseo, l’Arena di Verona -, i palazzi simbolo dell’Italia – Quirinale, Senato e Camera – e tante case dei cittadini. In decine di Musei si organizzano visite guidate a bassa luminosità, nelle scuole si discute di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cena a lume di candela, in piazza si fa osservazione astronomica approfittando della riduzione dell’inquinamento luminoso.

Quest’anno Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi. Perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo.

L’invito per il 23 febbraio 2018 è spegnere le luci e andare a piedi: una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona o una mezza maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda musicale del paese.

Per le scuole il Pedibus – andare tutti insieme a piedi – per chi va in auto fare un pezzo a piedi. Si può fare, a piedi. Per un giorno, il 23 febbraio 2018pensiamo con i piedi!

Qualcuno a Milano già lo fa, tutti i giorni, e lancia la sua sfida:

Zoe Zanini, 31 anni, va a piedi al lavoro da zona Forlanini a Romolo, 5,5 chilometri in tutto. Lo stesso al ritorno. L’obiettivo? Convincere i milanesi a seguirne l’esempio. La paragonano a Forrest Gump, il personaggio interpretato da Tom Hanks che a un certo punto del film comincia a correre attraverso gli States, seguito da una massa di imitatori. Il gruppo Facebook ha già fatto proseliti.

Invito chiunque a venire a camminare con me — spiega — anche per un breve tratto. O a organizzare tragitti in altri quartieri. Basta un nastro giallo al braccio per riconoscersi. Mi piace immaginare la città con flussi di pedoni che vanno al lavoro insieme. A giugno sogno di vedere almeno 100mila milanesi seguire il mio esempio». (leggi tutto, Corriere della sera, 18 febbraio 2018)

Appennino atto d’amore, 900 chilometri a piedi nei luoghi del sisma

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita. Ce ne parlerà in Fiera, il 24 marzo.

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita:

L’Appennino ha bisogno di tanto amore, di persone che la mattina alzino lo sguardo oltre le case del piccolo borgo per andare a coltivare la terra, nel senso più ampio possibile: a prendersene cura. È a queste terre che sembrano non avere pace che voglio dedicare il racconto di questo viaggio di novecento chilometri. Da Riomaggiore a Castel Madama, dal mare della Liguria alla nostra amata terra, il Lazio.

Un’avventura nata dal bisogno di conoscere, passo dopo passo, le ferite e le minacce contro cui lottano quelle montagne che ci sono entrate nel cuore quando avevamo solo vent’anni. Montagne ferite dagli interminabili trafori, e da preservare dai mega impianti eolici proiettati verso il cielo come lame affilate circondate da boschi secolari. Al profondo desiderio di toccare con mano gli scempi, ma anche le esperienze virtuose, che popolano l’Appennino, all’improvviso si aggiunge il terremoto dell’Aquila. Ormai il nostro viaggio era pronto e questa tragedia non ha fatto che alimentare, con nuova linfa, la volontà di andare ad abbracciare lentamente la spina dorsale del Paese, toccando, appunto, anche i luoghi del sisma.

Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino. Appartengo a un territorio.

Appartengo a una terra che ti dà molto e che ha bisogno di essere ricambiata con amore in termini di conoscenza e di cura.
Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita (in Italia lo studio di questa straordinaria disciplina è stato quasi affossato).

La montagna italiana ha bisogno di un progetto di ampio respiro, capace di sporcarsi le mani affrontando le contraddizioni del presente.
La montagna non vota, ma fa sentire la sua presenza quando viene dimenticata e abbandonata. Dobbiamo avere le idee chiare: va detto con forza che la presenza dell’uomo, equilibrata, sostenibile e capillare, è fondamentale.

Non ci può essere cura e manutenzione della montagna se il presidio umano non è diffuso; solo così la ricostruzione post sisma può non dimenticare le piccole frazioni, anche le più sperdute. In questo senso sono agli antipodi di chi teorizza e auspica la vittoria della natura selvaggia sull’uomo. L’Appennino è equilibrio tra uomo e natura e ogni metro della sua terra è permeato dalla storia umana, così come lo sono anche i territori interni alle aree protette.

Ecco perché, per quello che posso, cercherò di appartenere sempre di più alla politica dei fatti concreti, a quella che ascolta i suoni della terra e ne sa riconoscere i segni, a quella delle persone che si stringono forte per costruire nuove comunità solidali, perché queste sono la mia storia e la mia passione. Lascio ad altri l’impegno nobile di chi lavora nelle istituzioni, a noi il compito di fargli da pungolo.

Appennino atto d’amore

Io viaggio da sola! Con #intimaconsapevolezza, contro gli stereotipi di genere

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere: Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da…

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere:

Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da soli per tenersi per mano e godere della propria compagnia, un “ossimoro esistenziale” che può creare qualche vulnerabilità.

Essere donna, libera di viaggiare, intraprendere il proprio cammino di scoperta, può generare in noi e negli altri aspettative, pretese e standard da raggiungere ad ogni costo, che possono metterci in dinamiche fuorvianti e non in linea con i nostri reali desideri.

Per essere avventurose, bisogna conoscere bene se stesse e i propri limiti; essere donna in linea con la propria femminilità, anche intima.

A Fa’ la cosa giusta! 2018, il 24 marzo alle ore 17.00 un incontro promosso e organizzato da Intimaluna tratterà il tema della consapevolezza intima e femminile in viaggio; parteciperanno giornaliste, psicologhe, blogger di viaggi e donne che hanno voglia di scambiare esperienze e racconti.

Nel frattempo, l’invito rivolto a tutte le viaggiatrici è di condividere sui social la propria esperienza taggando nelle foto @intimaluna e usando gli hashtag #intimaconsapevolezza #FLCG2018

 

 

La Costituzione compie 70 anni: scriviamola a mano per farla nostra

La nostra Costituzione compie 70 anni (è entrata in vigore il Primo gennaio 1948). Nell’edizione 2017 della nostra Fiera avevamo ospitato una iniziativa di cui tantissimi visitatori hanno fatto esperienza: la riscrittura a mano degli articoli salienti della nostra Carta costituzionale, un’opera collettiva, ideata e curata dalla calligrafa e artista Monica Dengo. Monica aveva preparato, per l’occasione, 12 poster, con relativi Articoli della Costituzione. Oggi ve ne facciamo dono in…

La nostra Costituzione compie 70 anni (è entrata in vigore il Primo gennaio 1948).

Nell’edizione 2017 della nostra Fiera avevamo ospitato una iniziativa di cui tantissimi visitatori hanno fatto esperienza: la riscrittura a mano degli articoli salienti della nostra Carta costituzionale, un’opera collettiva, ideata e curata dalla calligrafa e artista Monica Dengo.

Monica aveva preparato, per l’occasione, 12 poster, con relativi Articoli della Costituzione. Oggi ve ne facciamo dono in una duplice versione, quella originale e quella con i caratteri in trasparenza, da ricalcare a vostro gusto e con la vostra mano: scarica e stampa il documento. Un’attività alla portata di grandi e bambini, che si fa memoria e cittadinanza attiva.

Buona Costituzione, dunque! E se vi va di mostrarci le vostre tavole, condividetele taggandoci sui social e usando l’hashtag #lasciailsegno.

Monica Dengo sarà a Fa’ la cosa giusta! 2018 con un nuovo progetto. Stay tuned.
E, per chi ci prende gusto… c’è il manuale (della stessa autrice) “Lascia il segno”

Lascia il segno

“Cellulare sì, cellulare no” in classe, il decalogo MIUR sulla scuola digitale scatena il dibattito

La discussione si è accesa a partire dalla pubblicazione del Decalogo, voluto dalla Ministra Fedeli e realizzato dal gruppo di esperti del Ministero Istruzione: “Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola BYOD – Bring your own device”. Qui raccogliamo i contributi che ci sembrano più significativi.

La discussione si è accesa a partire dalla pubblicazione del Decalogo, voluto dalla Ministra Fedeli e realizzato dal gruppo di esperti del Ministero Istruzione: “Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola BYOD – Bring your own device”.

Tra le voci “critiche” rispetto all’approccio MIUR c’è quella dello psicoterapeuta Alberto Pellai, che si è rivolto alla Ministra pubblicamente attraverso più lettere aperte, pubblicate in questi giorni; qui l’ultima:

Alberto Contri, docente di Comunicazione Sociale all’Università Iulm, uno dei primi a sperimentare a fine anni Ottanta la realtà virtuale per usi didattici, dichiara, sulla questione del cellulare:

 Non sono d’accordo, e per molte ragioni. Mi pare ovvio che le scuole debbano disporre di un adeguato collegamento Wi-FI come supporto alla didattica. Ma questo vale per i docenti: non si capisce proprio che uso ne possano fare gli studenti se non per distrarsi ulteriormente […] Nel documento del MIUR ho trovato affermazioni generiche, intrise di una retorica modernista priva di reali significati, che oltretutto rimanda ogni responsabilità alle singole scuole e ai singoli insegnanti (e meno male). Inoltre non vi trovo nemmeno una minima eco del crescente numero di ricerche realizzate in tutto il mondo, che dimostrano come gli effetti collaterali dell’uso del cellulare in classe ne superano di gran lunga i benefici. Sembra che gli estensori non siamo mai entrati in una classe in cui i ragazzi hanno i cellulari a disposizione. Come mai in Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti e molti altri Paesi si è giunti a vietarne l’uso? Semplicemente perché l’attenzione, storicamente già così difficile da ottenere, si perde del tutto nell’uso che gli studenti ne fanno (è dimostrato) per fare tutt’altro.[…] Altro conto è dedicare lezioni precise allo studio del coding, dell’informatica, delle ricerche per imparare ad orientarsi nel mare magnum del web: ma questa è un’altra faccenda, ed è ovvio che in questi casi è fondamentale poter disporre di un’aula attrezzata con un computer per ogni studente. Ove non ci fosse, può andar bene anche il cellulare, ma solo in questi precisi casi. Per il resto, gli insegnanti e i docenti più avveduti sono del tutto contrari. Il prof Autore, un luminare della cardiologia internazionale che insegna alla Sapienza di Roma, avverte gli studenti all’inizio delle sue lezioni che non renderà disponibili le sue diapositive, per obbligarli a prendere appunti e a non distrarsi… (LEGGI TUTTO)

Aggiunge il prof Contri:

Figuriamoci che il CEO della VirginRichard Branson, ha addirittura introdotto nel suo Gruppo l’uso del Digital Detox, almeno un giorno alla settimana in cui nessuno può usare un device elettronico. Mentre il capo di un grande Gruppo Internazionale (e non solo, perché il Digital Detox sta prendendo sempre più piede ovunque) cerca di acchiappare i buoi usciti dalle stalle, qui sembra si cerchi di farli scappare il prima possibile.

Sulla “disintossicazione digitale” segnaliamo questa esperienza, specificamente dedicata alle famiglie: Detox Digitale, un programma di un mese per imparare a vivere meglio senza lo schermo (o quasi). Ci ha pensato una radio francese per bambini, Bloom (disponibile su Google Play, Apple Store, sul sito e sui social) nata dall’idea di due amiche, mamme, professioniste del settore audiovisivo. Convinte di non voler crescere i propri figli alla mercè di uno schermo televisivo, si sono sentite rapidamente frustrate dalla mancanza di varietà nell’offerta a disposizione su altri versanti esperienziali, tipo quello dell’ascolto senza immagini. Durante il mese di febbraio 2018, registrandosi all’iniziativa, sarà possibile ricevere ogni giorno materiali “alternativi” ai video per un intrattenimento diverso nel tempo libero con i propri figli.

Segnaliamo infine, dalla nostra “sitografia” di riferimento, per approfondimenti:
Bimbì.itblog di Giampiero Remondini
Meta Mini Maxi Maxi, blog di Spaziopensiero onlus

Sei interessato ai temi dell’educazione? Hai a cuore il mondo della scuola, da alunno, genitore, insegnante, operatore, semplice cittadino? Quest’anno a Fa’ la cosa giusta! c’è il progetto speciale SFIDE. La scuola di tutti. Scopri cos’è e partecipa sin d’ora.

Fa’ la cosa giusta! 2018, parte il Progetto Scuole

Quest’anno la referente del Progetto Scuole è Giulia Grottola, che con il suo fido zaino è pronta a raggiungervi in classe e vi accoglierà poi in Fiera, dal 23 al 25 marzo.

Giulia Grottola, referente per il Progetto Scuole 2018, si presenta:
Anch’io, 23enne neolaureata, porto con me ogni mattina uno zaino non più pieno di testi scolastici, ma con un computer, un’agenda su cui segnare gli appuntamenti e gli indirizzi dei tanti istituti scolastici che dovrò raggiungere. Saranno dei brevi ma interessanti e inaspettati viaggi (a piedi, in metropolitana, in treno) che dovrò intraprendere per incontrarvi e farvi conoscere Fa’ la cosa giusta!.
Un vecchio proverbio cinese dice “chi torna da un viaggio, non è mai la stessa persona che è partita”. Secondo la mia iniziale esperienza di viaggiatrice, non posso che esserne d’accordo. Un viaggio ti cambia sotto tanti aspetti: può cambiare il tuo carattere, il tuo atteggiamento verso gli altri, il tuo modo di affrontare e risolvere i problemi, allargare i tuoi punti di vista, arricchire il tuo sapere. Insomma viaggiare ti cambia la vita!
Perché parlo di viaggi? Perché Fa’ la cosa giusta! dà proprio l’idea di intraprendere un viaggio, percorsi nuovi pieni di idee, stimoli, curiosità, creatività, confronto, dialogo, ascolto. Un viaggio che porta i visitatori, dai più piccoli ai più grandi, alla scoperta di persone, prodotti, aziende, associazioni che hanno deciso di prendere in mano il proprio futuro, cercare di renderlo migliore e più giusto per tutti, indistintamente.
Grazie al Progetto Scuole gli insegnanti con i loro alunni hanno l’opportunità di far viaggiare la fantasia tra laboratori di argilla e falegnameria, di mettere le mani in pasta nei laboratori di cucina, di giocare e mettersi in gioco, di guardare con occhi attenti e curiosi piccole realtà responsabili e di lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo degli espositori e dai loro racconti.
Chi è pronto a viaggiare con noi?
Vi aspettiamo!  Giulia Grottola, referente del Progetto Scuole di Fa’ la cosa giusta! 2018.

Calendario degli incontri nelle scuole (contattaci, se pensi sia di interesse anche per la tua classe!)
20 dicembre 2017 – Liceo scientifico Luigi Cremona, Milano
21 dicembre 2017 – IIS G.Torno indirizzo Scienze Umane, Castano Primo
11 gennaio 2018 – IIS Galilei – Luxemburg indirizzo Servizi Socio-Sanitari, Milano – Classe III A
15 gennaio  – IIS Carlo Cattaneo indirizzo Relazioni Internazionali per il Marketing, Milano – Classe V
17 gennaio – Istituto comprensivo A.Gramsci, Mulazzano Lodi
18 gennaio IIS Claudio Varalli, Milano
24 gennaio – ICS Via Pareto, Milano
25 gennaio – Scuola Primaria C.Perone, Milano
30 gennaio – ISIS Valceresio Bisuschio, Varese
31 gennaio – ITS “Pier Paolo Pasolini” indirizzo linguistico e turistico, Milano
14 febbraio – Istituto comprensivo Sorelle Agazzi, Milano

Segui le missioni di Giulia a scuola, anche su Facebook!

Da sempre, Fa’ la cosa giusta! rappresenta un’occasione di partecipazione imperdibile per il mondo della scuola, con un’offerta formativa dedicata agli alunni e studenti dalla scuola materna alle superiori.

I laboratori per l’edizione 2018 sono SOLD OUT!! Ma restano sempre prenotabili le visite libere in Fiera, per le classi dalla materna alle superiori, per tutta la giornata di venerdì 23 marzo 2018 e di sabato 24 marzo. Iscrivi le tue classi attraverso il form di contatto, qui.

Biblioteche milanesi, i “doppioni” dei libri donati vengono destinati a scuole, carceri, associazioni

Ogni anno i cittadini regalano alle biblioteche rionali circa 30mila libri. Quelli che non servono, perché le biblioteche ne hanno già alcune copie, vengono portati nel deposito di via Boifava per essere poi donati alle biblioteche di ospedali, carceri, comunità d’accoglienza o scuole. “Siamo convinti che i libri non si buttano via mai!”, spiega Pasquale La Torre, ideatore del progetto. E i libri raccontano anche la storia di chi li ha posseduti: tra le pagine si trovano segnalibri di ogni colore e fatture, cartoline, appunti, scontrini. E lettere d’amore.

A Milano ogni anno i cittadini donano alle biblioteche rionali circa 30 mila libri. Quelli che non servono, perché le biblioteche ne hanno già alcune copie, vengono portati nel “deposito-biblioteca” di via Boifava per essere poi donati alle realtà del mondo non profit, alle scuole e a quelle istituzioni che hanno una propria biblioteca o vogliano crearne una. E così questi libri finiscono, per esempio, nelle carceri di San Vittore e di Bollate, al dormitorio della Fondazione Fratelli di San Francesco, i dvd di cartoni animati o di documentari sulla natura all’ospedale pediatrico Buzzi. Sono oltre mille le organizzazioni del terzo settore e gli enti che hanno attinto e attingono al deposito biblioteca. E non solo di Milano: le richieste arrivano da tutta Italia. “Si rivolgono a noi anche molte biblioteche pubbliche di piccoli comuni -spiega Pasquale La Torre, responsabile e ideatore otto anni fa del “Progetto Doni” del deposito biblioteca-. Abbiamo ricevuto richieste anche dalla Sicilia e dalla Puglia”. Oltre ai libri dei singoli cittadini, nel deposito biblioteca confluiscono quelli donati da case editrici e quelli che le biblioteche rionali sono costrette a togliere dagli scaffali e dal catalogo perché devono fare spazio ai nuovi titoli. “Per venire incontro alle esigenze dei lettori che prendono in prestito i libri, le nostre biblioteche rinnovano costantemente il loro patrimonio librario -aggiunge La Torre-. Le biblioteche rionali sono 25 e hanno complessivamente 600mila volumi. Ogni anno compriamo circa 30mila copie di libri nuovi ed è inevitabile che anche noi abbiamo libri da scartare. Ma sia noi che i nostri lettori siamo profondamente convinti che i libri non si buttano via mai! E ci è sembrato che l’alternativa migliore al macero fosse quella di dare loro una seconda possibilità”.

I libri raccontano anche la storia di chi li ha posseduti. Nei libri donati, gli operatori del deposito biblioteca trovano segnalibri di ogni colore e fattura, cartoline, appunti, scontrini. Tra i cimeli scovati tra le pagine, anche una ricevuta di pagamento, probabilmente risalente agli anni ’60, di una rata di acquisto di un’enciclopedia. E poi ci sono le lettere d’amore: le più belle sono quelle scritte anni fa quando non c’erano ancora mail e sms, racconta chi ogni giorno si vede passare tra le mani dai 200 ai 300 libri. Alcune più passionali altre più galanti, con calligrafie che ricordano spesso tempi passati. “Capita anche che ci chiamino per donarci l’intera biblioteca personale di un genitore o di un parente defunto -aggiunge Pasquale La Torre-. Andiamo a casa loro per capire di che si tratta e a volte si ha come l’impressione di violare l’intimità di una persona. A volte ci sono libri inutilizzabili, ma è difficile dire che non li vogliamo, perché sembra di rifiutare o di disprezzare la storia di queste persone per le quali quei libri erano importanti, visto che li avevano conservati”.

Al deposito-biblioteca di via Boifava lavorano, a turno in alcuni giorni della settimana, anche tre giovani con disabilità, seguiti dalla cooperativa L’Impronta. “E dal Tribunale ci arrivano anche persone sottoposte all’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità -aggiunge Pasquale La Torre-. Qui il lavoro non manca”. Ogni libro viene infatti catalogato e finisce in un database consultabile dagli enti che vogliano riceverne per la propria biblioteca. Anche se a malincuore, un po’ di volumi finiscono comunque al macero, perché sono in cattive condizioni. Ma se ne occupano i volontari della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori): dal loro riciclaggio ricavano fondi per l’associazione. Le realtà associative che vogliono ricevere libri possono scrivere a c.bibliodeposito@comune.milano.it

Redazione: Dario Paladini, 18.01.2017

Facebook cambia l’algoritmo: qualche accorgimento per non perderci di vista

Breve tutorial per verificare che il proprio profilo sia settato in modo da ricevere gli aggiornamenti delle Pagine preferite.

Accade, periodicamente, che gli sviluppatori del social network più noto del mondo mettano mano al meccanismo che regola la visibilità dei contenuti pubblicati dagli utenti: in questo momento, se ci fate caso, sulla vostra bacheca compaiono sempre più di frequente i post degli amici, e sempre più di rado quelli delle Pagine.

Per non rischiare di perderci di vista… ecco qualche indicazione per continuare a visualizzare i nostri post e rimanere aggiornati sulla prossima edizione di Fa’ la cosa giusta!

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