A Brescia l’orto sociale coltivato dai rifugiati alimenta il pacco Caritas per i poveri

Il progetto “Terra Buona” ora si ingrandisce e verrà creato un nuovo orto con un frutteto di 100 alberi. “In questo modo migranti e residenti si conoscono e collaborano insieme. Abbiamo visto crescere il numero dei volontari”, spiega Andrea Franchini, presidente del circolo Acli.

Pomodori, insalata, carote fresche di stagione: questo e altro trovano nel pacco alimentare le famiglie seguite dalla Caritas parrocchiale di Sant’Eufemia, un quartiere periferico di Brescia. Frutta e verdura provengono da due piccoli fazzoletti di terra curati da un gruppo di volontari, insieme ai richiedenti asilo ospitati in un albergo della zona. Il progetto, “Terra buona”, è nato due anni fa grazie all’impegno di un rete di associazioni del quartiere: il circolo Acli, il Consiglio di Quartiere, il Museo Mille Miglia, la Parrocchia e l’Azione Cattolica. E in queste settimane volontari e richiedenti asilo hanno iniziato a zappare, sistemare e seminare il giardino del Museo Mille Miglia: è un terreno molto più grande tanto che verranno piantumati circa 100 alberi da frutto e alcune siepi di frutti di bosco. “L’orto sociale fa parte di un progetto più ampio di accoglienza dei richiedenti asilo -spiega Andrea Franchini, presidente del Circolo Acli-. In un albergo del quartiere sono infatti ospitati una sessantina di migranti. È un privato che ha fatto la convenzione con la prefettura. Noi ci siamo chiesti come avremmo potuto aiutare questi giovani a integrarsi nella nostra piccola realtà e abbiamo avviato anche laboratori di teatro, giornate di lavori socialmente utili come la pulizia di alcune strade e visite alla città”.

Con gli orti sociali i richiedenti asilo contribuiscono ad aiutare le famiglie in difficoltà del quartiere. “Questo è il valore aggiunto del progetto Terra Buona -aggiunge Andrea Franchini-. Permette ai migranti e ai residenti di conoscersi e di collaborare insieme. In questi due anni abbiamo visto crescere anche il numero dei volontari. Si è creato insomma un circolo virtuoso”. Il nuovo grande orto con il frutteto diventerà anche un luogo di passeggio o ritrovo, c’è spazio infatti anche per mettere qualche panchina.

Redazione: Dario Paladini, 20.04.018

Tumore al seno, 50 scatti per raccontare il dolore e la rinascita

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo.…

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo. Sono donne che si sono misurate con il dolore della scoperta di un tumore al seno, con la fatica delle cure, con la sfida di prendersi cura di sé e trovare il coraggio di realizzare un sogno. Secondo gli ultimi dati dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), nel 2017 si sono ammalati di tumore alla mammella 50 mila donne e 500 uomini. Con una tendenza che è in lieve aumento, quasi l’1% l’anno. Una donna su otto viene colpita da tumore al seno nel corso della vita. E se un tempo la fascia di età più a rischio era compresa tra i 40 e i 60 anni, oggi la forbice si è allargata fino a raggiungere ragazze di 18 e signore oltre gli 80. Si tratta sempre più di una questione sociale e culturale, oltre che sanitaria.

“Il progetto si intitola Io ero, sono, sarò perché, parlando con queste donne, ho capito che la loro vita era divisa in tre parti: prima, durante e dopo la malattia -spiega Silvia Amodio-. Il tempo scandisce tutto dall’inizio, una dimensione con la quale ci si misura in continuazione e che condiziona ogni scelta”. Sul sito www.ioerosonosaro.it è possibile vedere il documentario realizzato in occasione della prima presentazione della mostra, a Ibiza. Silvia Amodio ci è andata insieme a questo gruppo di donne, che si sono viste per la prima volta ritratte. Una di loro dice: “mi sono sentita bella”. Non è affatto scontato, per chi durante le cure ha perso i capelli, magari è ingrassata o ha subito interventi invasivi. L’idea di Silvia di trasformare la propria casa in studio fotografico per accogliere le donne in un ambiente familiare e confortevole ha contribuito a creare un clima di fiducia reciproca e di intimità, mentre la presenza di un truccatore professionista ha rimesso al centro la bellezza. L’utilizzo del velo, con la sua leggerezza e trasparenza, ha consentito di “giocare” sul set e di (s)velare non solo le parti del corpo colpite dal male ma anche le cicatrici profonde e non sempre visibili. Il velo, vezzo tipicamente femminile, è il fil rouge di tutti gli scatti.

La mostra arriverà a Milano il 19 maggio, nella prestigiosa Sala Panoramica del Castello Sforzesco, grazie a Coop Lombardia, che ha promosso tutto il progetto. La mostra sarà accompagnata da un catalogo (a cura di Terre di mezzo Editore) che conterrà tutti gli scatti realizzati corredati dalle rispettive storie e da una serie di interventi scientifici e istituzionali. Tra loro anche quello di un uomo che a 41 anni ha scoperto un nodulo al seno e iniziato la sua sfida verso la guarigione.

Redazione: Dario Paladini, 6.04.018

Cosa non può mancare, nella dispensa? Olio e aceto!

Gli oleifici e una acetaia: cercali nella sezione Mangia come parli! i prodotti, scoprirai per ciascuno una storia, di terra, e d’amore.

Agriturismo Sangiovannello – YC3

Gestito da Carla la Placa che si occupa della produzione primaria di legumi e cereali autoctoni siciliani, olive da olio , mandorle e zafferano. L’azienda si avvale di laboratori di trasformazione esterni per completare le fasi di filiera atte a ottenere prodotti destinati alla vendita diretta alle famiglie, ai gruppi di acquisto e a piccoli commercianti e ristoratori che scelgono prodotti di qualità e certificati da agricoltura biologica.


Agrobiologica Cirrincione di Faraci Antonella – VD17

La nostra azienda produce olio extravergine di oliva da agricoltura biologica, di qualità superiore, controllato e certificato ed a “Garanzia AIAB”


Az. Agr. Dottor Simone – Olio Evo Bio Pugliese – YB2

Azienda di famiglia da 5 generazioni, con coltivazione e produzione di olio extravergine di oliva bio: una sola cultivar la “coratina” ricchissima di polifenoli e con alte proprietà organolettiche. Bassissima acidità, estratto a freddo: qualità e gusto impareggiabile; chiari sentori di pomodoro, carciofo e mandorla amara.
Disponiamo di un fruttato medio e di un fruttato intenso, strepitosi anche i nostri oli aromatizzati.


Az. Agr. Ilio – XC7

In un luogo tranquillo nel cuore della Val Parma alleviamo a livello familiare lumache ed api e coltiviamo lavanda ed altre erbe officinali per ottenere deliziosi piatti pronti ma genuini e cosmetici naturali.


Az. Agr. Salamone – YC18

L’azienda agricola biologica Salamone di E. Gino è ad Aragona non lontano da Agrigento. Negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti per l’elevata qualità dei suoi oli bio monovarietali. Olio Slow 2015, 2016 e 2017. Fra le novità il Carbonìa Biancolilla IGP . Sostiene nella propria città le iniziative di inclusione sociale. Da diversi anni aderisce ad Addiopizzo.

 


Az. Agr. Stefania Lanzarin – Olio EVO bio toscano – XB24

Azienda agricola a conduzione familiare produttrice di olio EVO biologico toscano. Luogo di produzione Casale Marittimo (Pi). Nei nostri terreni collinari, esposti a meridione, coltiviamo 5 diverse varietà di olivo. Frantoio, leccano, moraiolo, lazzaro e leccio del corno sono spremuti a freddo presso un frantoio artigianale.


Az. Agr. Tricarico – HB18

Passione e qualità: è il binomio su cui poggia la collaborazione all’interno della nostra azienda. Da generazioni la nostra famiglia coltiva i suoi oliveti e mandorleti in terra di Bari ricavandone il prezioso olio e le dolci mandorle autoctone “Filippo Cea”. Lo fa con dedizione e sacrificio. Con gli anni è cresciuta la sensibilità verso il mondo “bio”: crediamo che la terra possa darci il suo miglior frutto solo se coltivata “secondo natura”, rispettando i ritmi che essa impone.


Az. Olivicola Scimeca – YC20

L’azienda nella sua configurazione attuale nasce nel 1990 allorchè è stata abbandonata la coltivazione dei cereali, non più redditizi, per passare a quella dell’ulivo. Dal 1999 l’Azienda è vocata alla coltura del bio producendo oggi un olio extra vergine di altissima qualità e mandorle bio.


Casabalsarena – Pramarzoni Morena Az. Agr. Bio – XC7

Azienda agricola completamente bio, situata a sud di Modena, vicino alle colline nella “culla” di produzione dell’aceto balsamico di Modena; dispone di un ottimo terreno di oltre 15 ettari piantato con 45.000 viti a spalliera di uve trebbiano e lambrusco. L’esperienza, la passione e la cura del nostro vigneto creano ottime produzioni qualitative bio.


Di Vito Food – XB25

Azienda di produzione nel settore agroalimentare, dal 1926, con sede in Abruzzo. Pionieri nel biologico, il nostro prodotto rappresentativo è l’olio extra vergine d’oliva 100% italiano, a cui si aggiunge un prodotto nuovo e molto apprezzato: le olive denocciolate in olio extra vergine d’oliva biologico 100% italiano.


Frantoio Antonacci – VD9

La nostra azienda produce e commercializza olio extravergine di oliva biologico da oltre 70 anni.
La nostra produzione si articola in diverse varietà di olio monocultivar, che vanno da un fruttato leggero ad un fruttato intenso. Produciamo inoltre patè di olive verdi e patè di olive nere.


Masseria Mita – VA21

La storia della Masseria Mita, gestita dalla famiglia Imperatrice, è un continuo rilancio tra tradizione ed innovazione, modernizzare una realtà tradizionale per antonomasia come l’agricoltura, coltivando circa 1000 piante di ulivi ultrasecolari e circa 10 Ha di terreno con un moderno impianto di vite da vino a spalliera.


Oleificio Lu Trappitu – YB26

Azienda a conduzione familiare che fa della passione per gli ulivi e la produzione di eccellenti extravergini il punto cardine della propria attività.  L’azienda, che si trova a Campobello di Licata, piccolo comune nel cuore della Sicilia, ha lo scopo di migliorare e valorizzare l’EVO siciliano.

 


Oleificio Roccia – UB6

Oleificio Roccia è un azienda agricola nata dalla passione del titolare Michele Roccia. La molitura avviene in un moderno impianto che permette di ottenere un olio extravergine di oliva per Estrazione a Freddo. Un processo lungo e affascinante ci permette di ottenere l’olio “Terra dei Grifoni”

 


Terradiva – azienda agricola biologica – XC5

Azienda della famiglia Lobascio, ci dedichiamo all’agricoltura già dai primi anni del 1900 nel territorio di Minervino Murge in Puglia. Pratichiamo agricoltura biologica da 20 anni e produciamo olio extravergine d’oliva e mandorle sgusciate. Coltiviamo i nostri campi direttamente e seguiamo tutte le fasi della filiera con attenzione.

 


Tordoni Roberto Olio E Tartufi Umbria – XE18

In Umbria scelgo le migliori qualità di olio extra vergine di oliva e nel mio laboratorio viene confezionato. Con i miei quattro amici cagnolini bianchi andiamo insieme negli stupendi boschi umbri e raccogliamo tartufi in ogni stagione, sempre freschi e di ottima qualità!


Valdibella Coop. Agr. – XC19

Progetto sostenibile all’interno del quale tutte le risorse, sia umane che naturali, trovano la propria realizzazione.


(Credits foto: Az. Agr. Marino)

Slow Medicine, per una sanità più sobria, rispettosa e giusta

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga…

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga di Altroconsumo e membro del direttivo del movimento-. È nato con l’idea di opporsi alla medicalizzazione a tutti costi della salute dei cittadini. È un movimento culturale, che invita a recuperare il rapporto tra medico e paziente, a un uso più sobrio di medicine, esami e check up. Si fanno troppi sprechi, in un epoca in cui non possiamo assolutamente più permetterceli”. Sul sito slowmedicine.it è possibile trovare le schede delle pratiche mediche più a rischio di spreco, come gli antibiotici, gli aerosol al cortisone, gli antiinfiammatori, i sonniferi o le radiografie. Le benzodiazepine, usate per indurre il sonno e calmare l’ansia, per esempio, “tendono a perdere di efficacia col tempo: chi li assume può assuefarsi, cosa che spinge ad aumentare il dosaggio e a diventare così maggiormente dipendenti”, si legge in una delle schede. “Spesso sono gli stessi pazienti a chiedere al medico più medicine -aggiunge Franca Braga-. È venuta l’ora di cambiare approccio, soprattutto nell’interesse dei pazienti stessi”.

Di un approccio più sobrio, rispetto e giusto alla salute si parlerà a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo a Fieramilanocity, dal 23 al 25 marzo. Sabato 24 marzo si terrà l’incontro “Troppa medicina! Scopriamo l’approccio slow”, dalle ore 12 alle 13 (piazza Pace e Partecipazione). Interverranno Silvio Garattini, scienziato, direttore Ist.Mario Negri, Luca Iaboli, medico, membro di Nograzie, Daniele Caldara, coordinatore area salute Altroconsumo, Roberto Satolli, medico e giornalista Zadig e modera Marco Bobbio, Slow Medicine. Domenica 25, dalle ore 17 alle 18, si parlerà di “Cibo e salute. Slow food incontra slow medicine” con Cinzia Scaffidi, vicepresidente Slow Food, Antonio Bonaldi, presidente Slow Medicine e Franca Braga.

Redazione: Dario Paladini, 18.03.2018

La Fiera sostenibile: spazi e servizi per i visitatori

Spazi e servizi a Fa’ la cosa giusta! sono pensati perché l’esperienza in Fiera sia piacevole per i visitatori, da zero a 99 anni. E perché, in ogni aspetto, il nostro evento lasci un’impronta lieve, a impatto zero. Vieni in Fiera con la bici sarà a disposizione dei ciclisti un’area adibita a bike parking, a cura della Ciclofficina CICLO L’HUB che sarà a disposizione per piccole riparazioni, dispenserà “dritte” sui…

Spazi e servizi a Fa’ la cosa giusta! sono pensati perché l’esperienza in Fiera sia piacevole per i visitatori, da zero a 99 anni. E perché, in ogni aspetto, il nostro evento lasci un’impronta lieve, a impatto zero.

Vieni in Fiera con la bici

  • sarà a disposizione dei ciclisti un’area adibita a bike parking, a cura della Ciclofficina CICLO L’HUB che sarà a disposizione per piccole riparazioni, dispenserà “dritte” sui metodi anti-furto migliori, proporrà la vendita di sorprendenti bici ricondizionate
  • L’ormai tradizionale “biciclettata collettiva” con arrivo in Fiera, organizzata da Wonder Way, è in programma per sabato 24 marzo alle 11  con partenza dalla stazione di Cadorna per pedalare tutti insieme in un itinerario creato per riscoprire la città con sguardo curioso e aperto alla meraviglia. Per iscriversi o avere maggiori informazioni, scrivete a wonderride.milano@gmail.com

Mobility partner elettrici

  • Share’ngo, il car sharing elettrico: offerta dedicata: iscrizione ridotta a 1 euro con 15 minuti bonus per l’iscrizione individuale e tariffa flat scontata del 15% (24 centesimi al minuto). Registrati qui.
  • MiMoto, servizio scooter elettrici di Milano: Iscrizione a €0,99 con 10 minuti inclusi (invece di €9,90): inserisci il codice promo flcg2018 al momento della registrazione,

La Fiera a prova di bimbo (e di teenager)

  • due nursery (pad. 3 a cura di Koinè, pad. 4 a cura di Scuola del Portare), con il servizio fasce, quanto serve per il cambio e la poppata, una zona relax per gattonare e giocare in libertà e la consulenza esperta degli operatori;
  • proposte educative per genitori e bimbi insieme, a cura di Trillino Selvaggio: dal “Giardino di città”, un orto profumato dove immergere le mani nella terra, alla “Strada” per sperimentare l’invasione artistica e colorata di circo e teatro, fino a naturART, un murales dove creare un orto artistico verticale;
  • e ancora: gli spazi lettura della Grande Fabbrica delle Parole, L’acchiappastorie di associazione Città Incantata, la falegnameria dei piccoli di Gino Chabod, Il Tarlo con le sue trottole, Officina Balena che ci insegnerà mille modi per riutilizzare la carta, la Bottega di Mattia e il suo percorso nel bosco, Survival International per mettersi nei panni (e nei volti!) dei popoli indigeni… E, per i più grandicelli, il cinema di animazione di Animàni (mai pensato di usare i post-it per creare un film?), gli scacchi di Giocando con i re e il campo sportivo del Centro Sportivo Italiano, dove sperimentare sport accessibili e per tutti!

Postazione social  (accanto all’area bimbi, ingresso fiera, pad. 4) #FLCG2018

  • è il “check in” ufficiale per voi, nostri visitatori “social”: potrete lasciare il vostro indirizzo mail per iscrivervi subito alla Gnews (newsletter periodica di Terre di mezzo Eventi) e… portare via una gustosa mela trentina, per cominciare col giusto sprint la visita ai padiglioni. Inoltre, nei tre giorni della fiera, sulla pagina FB di Fa’ la cosa giusta! apparirà la rubrica “Una mela al giorno”: racconteremo con Michael di Biosüdtirol la varietà del giorno, e riceveremo una ricetta ideata per l’occasione da Martina, blogger di “Una fiaba in cucina”.
  • Reading per Alessandro Leogrande. Un amico, giornalista e scrittore, morto pochi mesi fa a soli quarant’anni. Leogrande ha scritto di mafia, lavoro, migranti. Uno dei suoi libri sarà a disposizione dei visitatori: l’invito è quello di sfogliarlo e, per chi vuole, leggerne un brano ad alta voce. Conoscere, partecipare, reagire. E’ una iniziativa congiunta di #insieMI (Fa’ la cosa giusta!, Festival dei Diritti Umani, Festival del Cinema Africano, Bookpride).

Cibo, la passione che ci unisce

  • Prodotti biologici o a km0, prodotti tipici del territorio o provenienti dal commercio equo, e una vasta scelta di piatti vegani, vegetariani, per celiaci; cibo etnico, street food e mastri birrai. Non solo punti ristoro: veri e propri spazi di convivialità. Scoprili qui e pregusta la tua visita.

Arredo, stoviglie, servizi 

  • gli arredi delle piazze sono realizzati in eco-pallet di Palm, bancali in legno certificato provenienti da filiere corte e i visitatori sono accolti da un sacchetto di carta riciclata realizzato con il contributo di Comieco.
  • Le stoviglie e i sacchetti utilizzati dagli espositori sono in Mater-Bi grazie a Novamont, Ecozema e Sacchetico. I rifiuti sono raccolti e differenziati nelle isole del Riciclo presidiate da volontari, coordinati da Ciessevi e riconoscibili dalle T-shirt Altromercato.
  • Viva il wi-fi per tutti. Le aree sono realizzate con la collaborazione di GreenGeek.
  • I movimenti economici di Fa’ la cosa giusta! transitano su un conto di Banca Etica e l’assicurazione è trasparente e responsabile grazie al Consorzio Caes Italia.

Acqua pubblica per tutti

  • Fieri di offrirvi l’acqua del rubinetto! Sarà distribuita ai visitatori dal Gruppo Cap attraverso una Casa dell’acqua, il water truck e due altri punti acqua dislocati nei padiglioni. E siccome la vostra opinione per noi conta: nei pressi dei punti acqua troverete alcuni volontari che chiederanno a chi lo desidera di lasciare il proprio indirizzo mail per l’invio per del questionario di valutazione fiera. Come ringraziamento, un piccolo omaggio!

 

… e per tutto il resto? Se hai bisogno di assistenza, nei padiglioni della Fiera, cerca gli Info Point: i mitici volontari di Fa’ la cosa giusta! ti daranno le necessarie indicazioni e sapranno sbrogliare la matassa. Con un sorriso.

A Milano, tutti a piedi in ufficio con Zoe

Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega Zoe-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte:

“I benefici sono soprattutto per la mente. Al mattino il camminare mi dà la carica, alla sera è defaticante: ascolto la musica e faccio scorrere i pensieri”: Zoe Zanini, 31 anni, da poco meno di due mesi percorre a piedi il tragitto casa lavoro e ritorno. Ci mette un’oretta. In tutto macina 11 chilometri al giorno. Non è certo l’unica ad avere questa abitudine, ma lei ha voluto condividerla su Facebook per invitare colleghi e amici a lasciare in box motorini e auto e iniziare a camminare. Il gruppo “In ufficio con Zoe” ora conta 445 persone, che postano quasi quotidianamente foto del loro recarsi a piedi in ufficio. Il loro segno distintivo è un nastro giallo al braccio. E attraverso il gruppo si danno appuntamento per percorrere tratti di strada insieme. Anche Zoe aderisce oggi a “M’illumino di meno”, l’iniziativa del programma di Radio 2 Caterpillar, che quest’anno è dedicata proprio alla bellezza del camminare. “Trovo bello camminare perché mi permette di guardare con calma la città -sottolinea Zoe-. Posso osservare le persone e cerco di immaginare la loro vita. Ho scoperto bar e angoli della città molto carini”.

Camminare può far bene al fisico, alla mente e alla città. “Sono una persona abbastanza paurosa -racconta Zoe- e penso che se le strade fossero piene di gente che va a piedi saremmo tutti più sicuri. La sera quando attraverso un parco mi sento a disagio, ma se ci fossero più persone sarei più tranquilla”. Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte: se so che ho questi tempi per spostarmi, mi organizzo di conseguenza. Poi, ovviamente, capita anche a me che, per motivi di lavoro, debba arrivare da qualche parte più velocemente e in quei casi prendo il motorino”.

Zoe ha deciso di condividere la sua scelta di camminare, dopo che ha notato che alcuni colleghi usano l’auto o il motorino per un tragitto casa lavoro molto più breve del suo. “C’è chi abita solo un paio di chilometri dal nostro ufficio e usa addirittura l’auto. Non solo. Per evitare di prendere multe, ha affittato un posto auto o un garage vicino all’ufficio. Mi sembra paradossale, visto che potrebbe fare quel tragitto a piedi in meno di mezz’ora”. “In ufficio con Zoe” mira a conquistare anche i pendolari che arrivano in treno a Milano: “Possono camminare dalla stazione al luogo di lavoro. Risparmiano sull’abbonamento ai mezzi e guadagnano in qualità della vita”. 

Redazione: Dario Paladini 23.02.018
Foto dal Gruppo Facebook “In ufficio con Zoe”

Nasce Slow Music, movimento di resistenza musicale

Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

Oggi a Milano la presentazione del movimento che si ispira esplicitamente a Slow Food. Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

MILANO – “Slow music è lotta al sistema che depauperizza la filiera della musica. Slow music è resistenza”: Claudio Trotta, patron della Barley Arts (agenzia che in Italia cura la promozione di numerosi artisti, come per esempio Bruce Springsteen o Sting), scandisce con chiarezza queste parole mentre presenta al Politecnico di Milano il nuovo movimento, di cui è presidente, che si ispira esplicitamente a Slow Food. Tanto che a benedire l’avvio di Slow Music interviene anche Carlo Petrini: “La lentezza è diventata la bandiera di molti movimenti -spiega il fondatore di Slow Food-. In questi anni sono nati Slow travel, slow medicine, slow tourism e tanti altri. La lentezza è una critica a questo sistema economico che non funziona, che crea poveri, che concentra le ricchezze in mano a pochi”. Slow Music annovera tra i soci fondatori Antonio Marco Ricci fondatore di Note Legali, Carlo Feltrinelli, presidente del Gruppo Feltrinelli, Franco Mussida, musicista e fondatore di CPM, e Alberto Pugnetti, produttore musicale e Fondatore di Radio Francigena.

Slow music è quindi nata per contestare il sistema mondiale di produzione e vendita della musica e di organizzazione dei concerti. “L’industria della musica è cresciuta in maniera esponenziale -si legge nel manifesto di Slow music-, finendo per adattarsi ad agire a ritmi vertiginosi, maniacali: la velocità è diventato il credo, a scapito della qualità e della durata. Si vende on line per tagliare i costi; si scarica illegalmente musica, perché si vuole avere tutto e subito; si immettono sul mercato biglietti su biglietti per raggiungere il sold out di un evento, a scapito dei fan e dello stesso spettacolo”. Per Slow Music occorre invece “ritrovare il valore della qualità e dei comportamenti etici”.

Il nuovo movimento cercherà di “difendere e promuovere la diversità” dei generi musicali e degli artisti, di valorizzare “le identità culturali locali, la musica indipendente e gli artisti originali”. “Abbiamo l’ambizione di diventare un movimento internazionale -aggiunge Claudio Trotta-. L’idea fondante è quella di proporre un’alternativa forte alla crescente omologazione imposta dalle moderne logiche di produzione, distribuzione ed economia di scala”. Tra le attività di Slow Music ci sarà anche quella di creare “un Osservatorio e un Centro di documentazione o banca dati sul fenomeno del Secondary Ticketing”. Curerà poi la formazione degli artisti, promuoverà il lavoro nel mondo della musica, creerà un vero e proprio marchio che servirà per identificare eventi, concerti o produzioni slow.

Slow Music sarà presente a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili (che si terrà dal 23 al 25 marzo a Fieramilanocity), con tre incontri dedicati al problema del secondary ticketing, all’informazione musicale e alle nuove professioni nel mondo della musica. (dp)

Per un giorno, pensiamo con i piedi: “M’illumino di meno” edizione 2018

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio e l’invito è spegnere le luci e… andare a piedi!

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio, giorno della stipula del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.

Si spengono sempre le piazze italiane, i monumenti – la Torre di Pisa, il Colosseo, l’Arena di Verona -, i palazzi simbolo dell’Italia – Quirinale, Senato e Camera – e tante case dei cittadini. In decine di Musei si organizzano visite guidate a bassa luminosità, nelle scuole si discute di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cena a lume di candela, in piazza si fa osservazione astronomica approfittando della riduzione dell’inquinamento luminoso.

Quest’anno Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi. Perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo.

L’invito per il 23 febbraio 2018 è spegnere le luci e andare a piedi: una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona o una mezza maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda musicale del paese.

Per le scuole il Pedibus – andare tutti insieme a piedi – per chi va in auto fare un pezzo a piedi. Si può fare, a piedi. Per un giorno, il 23 febbraio 2018pensiamo con i piedi!

Qualcuno a Milano già lo fa, tutti i giorni, e lancia la sua sfida:

Zoe Zanini, 31 anni, va a piedi al lavoro da zona Forlanini a Romolo, 5,5 chilometri in tutto. Lo stesso al ritorno. L’obiettivo? Convincere i milanesi a seguirne l’esempio. La paragonano a Forrest Gump, il personaggio interpretato da Tom Hanks che a un certo punto del film comincia a correre attraverso gli States, seguito da una massa di imitatori. Il gruppo Facebook ha già fatto proseliti.

Invito chiunque a venire a camminare con me — spiega — anche per un breve tratto. O a organizzare tragitti in altri quartieri. Basta un nastro giallo al braccio per riconoscersi. Mi piace immaginare la città con flussi di pedoni che vanno al lavoro insieme. A giugno sogno di vedere almeno 100mila milanesi seguire il mio esempio». (leggi tutto, Corriere della sera, 18 febbraio 2018)

Appennino atto d’amore, 900 chilometri a piedi nei luoghi del sisma

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita. Ce ne parlerà in Fiera, il 24 marzo.

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita:

L’Appennino ha bisogno di tanto amore, di persone che la mattina alzino lo sguardo oltre le case del piccolo borgo per andare a coltivare la terra, nel senso più ampio possibile: a prendersene cura. È a queste terre che sembrano non avere pace che voglio dedicare il racconto di questo viaggio di novecento chilometri. Da Riomaggiore a Castel Madama, dal mare della Liguria alla nostra amata terra, il Lazio.

Un’avventura nata dal bisogno di conoscere, passo dopo passo, le ferite e le minacce contro cui lottano quelle montagne che ci sono entrate nel cuore quando avevamo solo vent’anni. Montagne ferite dagli interminabili trafori, e da preservare dai mega impianti eolici proiettati verso il cielo come lame affilate circondate da boschi secolari. Al profondo desiderio di toccare con mano gli scempi, ma anche le esperienze virtuose, che popolano l’Appennino, all’improvviso si aggiunge il terremoto dell’Aquila. Ormai il nostro viaggio era pronto e questa tragedia non ha fatto che alimentare, con nuova linfa, la volontà di andare ad abbracciare lentamente la spina dorsale del Paese, toccando, appunto, anche i luoghi del sisma.

Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino. Appartengo a un territorio.

Appartengo a una terra che ti dà molto e che ha bisogno di essere ricambiata con amore in termini di conoscenza e di cura.
Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita (in Italia lo studio di questa straordinaria disciplina è stato quasi affossato).

La montagna italiana ha bisogno di un progetto di ampio respiro, capace di sporcarsi le mani affrontando le contraddizioni del presente.
La montagna non vota, ma fa sentire la sua presenza quando viene dimenticata e abbandonata. Dobbiamo avere le idee chiare: va detto con forza che la presenza dell’uomo, equilibrata, sostenibile e capillare, è fondamentale.

Non ci può essere cura e manutenzione della montagna se il presidio umano non è diffuso; solo così la ricostruzione post sisma può non dimenticare le piccole frazioni, anche le più sperdute. In questo senso sono agli antipodi di chi teorizza e auspica la vittoria della natura selvaggia sull’uomo. L’Appennino è equilibrio tra uomo e natura e ogni metro della sua terra è permeato dalla storia umana, così come lo sono anche i territori interni alle aree protette.

Ecco perché, per quello che posso, cercherò di appartenere sempre di più alla politica dei fatti concreti, a quella che ascolta i suoni della terra e ne sa riconoscere i segni, a quella delle persone che si stringono forte per costruire nuove comunità solidali, perché queste sono la mia storia e la mia passione. Lascio ad altri l’impegno nobile di chi lavora nelle istituzioni, a noi il compito di fargli da pungolo.

Appennino atto d’amore

Io viaggio da sola! Con #intimaconsapevolezza, contro gli stereotipi di genere

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere: Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da…

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere:

Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da soli per tenersi per mano e godere della propria compagnia, un “ossimoro esistenziale” che può creare qualche vulnerabilità.

Essere donna, libera di viaggiare, intraprendere il proprio cammino di scoperta, può generare in noi e negli altri aspettative, pretese e standard da raggiungere ad ogni costo, che possono metterci in dinamiche fuorvianti e non in linea con i nostri reali desideri.

Per essere avventurose, bisogna conoscere bene se stesse e i propri limiti; essere donna in linea con la propria femminilità, anche intima.

A Fa’ la cosa giusta! 2018, il 24 marzo alle ore 17.00 un incontro promosso e organizzato da Intimaluna tratterà il tema della consapevolezza intima e femminile in viaggio; parteciperanno giornaliste, psicologhe, blogger di viaggi e donne che hanno voglia di scambiare esperienze e racconti.

Nel frattempo, l’invito rivolto a tutte le viaggiatrici è di condividere sui social la propria esperienza taggando nelle foto @intimaluna e usando gli hashtag #intimaconsapevolezza #FLCG2018