Pane, rose e (semi)libertà: viaggio nel Consorzio dove i detenuti lavorano

L’esperienza del Consorzio di viale dei Mille, ristrutturato a Milano, che raggruppa le coop dei detenuti. Una vera e propria vetrina della geografia economica carceraria d’Italia.

Il boccone di carne gli rimane in gola. È ottobre 2013 e ‘Seba’ – “chiamami così, come il tuo migliore amico”, mi dice col suo accento di San Luca, Calabria profonda-, sta aspettando la chiamata dell’avvocato, seduto a un tavolino di un ristorante. Sta mangiando una fiorentina, con due sentimenti contrastanti: in un caso festeggerà la libertà con una costata “fatta come Dio comanda”, nella seconda ipotesi quella sarà l’ultima cena degna di questo nome per parecchio tempo a venire. Il legale telefona. La Cassazione ha confermato la condanna. Seba è di fronte a un altro bivio: scappare o presentarsi spontaneamente in carcere?. Ferma un taxi: “Mi porti a Rebibbia”. “Dove a Rebibbia?” “Al carcere di Rebibbia”. “Ma lavora lì?”. “No, devo entrare per restarci”. “È sicuro che non vuole essere portato all’aeroporto di Fiumicino?” chiede il tassista a metà fra il complice e il terrorizzato. “Così in carcere ci finisci pure tu”. Nella casa circondariale di Roma non lo prendono, per problemi burocratici, va in albergo e in seguito si costituisce al carcere di Bollate, Milano. Assieme ad un altro calabrese, più vecchio di lui, condannato nell’ambito dello stesso procedimento penale.

“Il reato è del settembre 1993, ero un ragazzino – spiega Seba –: È normale che mi condannino 20 anni dopo?”. Non lo dice con tristezza. Almeno visibilmente non pare rammaricato. Tutt’altro. Sembra perplesso, quasi divertito dalle inefficienze della giustizia italiana. Ora sta nel carcere di Opera, sud di Milano, e gode dei benefici dell’articolo 21: regime di lavoro all’esterno dopo aver scontato almeno un terzo della pena. Si esce a lavorare senza scorta se non per gravi motivi di sicurezza. Il 18 ottobre è il suo compleanno, taglia la torta, e lo sta festeggiando sul posto di lavoro dentro al Consorzio di viale dei Mille a Milano. Nato tre anni fa su impulso dell’assessorato al lavoro di Cristina Tajani e del Comune, che ci ha messo edificio e risorse economiche assieme a Fondazione Cariplo, la struttura raggruppa le cooperative di detenuti che lavorano nelle tra carceri milanesi di Opera, Bollate e San Vittore: 185 persone occupate nelle imprese socie, di cui 115 con problemi di giustizia ancora in corso, 4 milioni e 385mila euro di fatturato nel 2017, sommando i bilanci delle sei cooperative fondatrici. Che si chiamano “Bee4 Altre menti” che si occupa di data entry, controllo qualità a Bollate ed è quella che fattura più di tutte con i suoi 2 milioni e 380mila euro; “Opera in fiore” nella casa di reclusione di Opera che lavora nel tessile, manutenzione aree verdi e consegna frutta e verdura; la storica coop sociale “Alice” di San Vittore, dal 1992 attiva su linee di abbigliamento, sartoria forense, prodotti in pelle; “Il Gabbiano” di Sondrio nel mondo agricolo con vigne, meleti, orti; “In Opera” che è la coop per cui lavora proprio Seba, nel panificio e forno interni al penitenziario, e con pizze, focacce, corstate e biscotti che vengono portati all’esterno per commercializzarli in questo store sulla circonvallazione. E infine “Zerografica”, di cui fa invece parte Luca che a Bollate gestisce “Zeromail”, un servizio per permettere alle persone ristrette di comunicare più velocemente con parenti, amici, avvocati, portando le loro lettere all’esterno e inviandole via web.

Il negozio di viale dei Mille è stato ristrutturato in estate e presentato al pubblico nella nuova veste il 10 ottobre. “Prodotti stupefacenti” si legge sulle vetrine, “Entrare a curiosare non è reato” è un altro degli slogan. “Ora l’obiettivo è allargare il più possibile ad altre realtà carcerarie italiane” spiega Carlo al banco vendita. Lui è anche attore teatrale per il gruppo di reclusi ed ex reclusi chiamato “Opera Liquida”. Hanno fatto sold out al Piccolo Teatro con due date consecutive. Uno spettacolo di un’ora, 9 attori sul palco che “raccontano le loro esperienze personali nei quartieri: guerre fra bande, omicidi, rivolte contro la polizia” dice Carlo. “Nella parte dello spettacolo sull’omofobia il ragazzo che interpretava il gay ha preso per davvero le botte anche se è un’opera di finzione. Sono bravissimi a recitare, l’unico problema è che avendo come regista un altro detenuto ci si può spingere fino a un certo punto in termini di autorità sugli attori e questo limita un po’ le potenzialità artistiche”.

Ma con la cultura ed il teatro non si mangia – recita l’adagio – e quindi nel Consorzio sono ben altri i prodotti esposti. Una vera e propria vetrina della geografia economica carceraria d’Italia: i biscotti di Aosta e quelli della “Banda biscotti” di Verbania, il vino rosso di Alba, la prima birra arrivava da Rebibbia, ora dal carcere di Salluzzo, sempre Piemonte, regione molto attiva sul tema del lavoro dentro e fuori dal carcere, in particolare grazie all’esperienza di “FreedHome”, il negozio di prodotti made in carcere del “Lorusso e Cutugno” di Torino. Ma anche i taralli di Trani, il caffè di Pozzuoli, le mandorle di Siracusa e Ragusa, i profumi della “Giudecca” a Venezia e un’infinità di prodotti da mezza penisola: l’Ucciardone a Palermo, Bergamo, Cremona, Busto Arsizio, dove di recente è scoppiata una pesante rivolta dei detenuti. A Milano c’è la cooperativa Alice e la sua “Sartoria Borseggi” che produce borse nei laboratori di San Vittore e Monza con il progetto-marchio “Minore Uguale”.

Cos’era questo edificio prima di voi? “Un bordello tanti anni fa” risponde secco Carlo. La storia di Dateo 5 angolo viale dei Mille, complesso popolare di 156 alloggi di proprietà demaniale che i giornali di metà anni 2000 definivano “palazzo fantasma” e “casermone”, viene descritta dal venditore: “Questa è una delle poche proprietà comunali in zona Porta Venezia, erano case occupate che di fatto diventavano base di spaccio e prostituzione”. La vicenda è complessa: nel 1989 negozianti e artigiani che animavano la zona furono trasferiti nel parterre centrale di corso Indipendenza, in strutture prefabbricate. Per due o tre anni, fu detto loro. Non andò esattamente così. Un lunedì mattina di aprile 2010 la situazione era più o meno la stessa dell’89: intervengono polizia locale e Amsa per lo sgombero e l’abbattimento delle baracche di lamiera bianca, costruite 21 anni prima in via eccezionale e provvisoria per ospitare, nei giardini al centro del viale, i negozianti sfollati dal palazzo comunale di piazzale Dateo. Nel 2015 arriva il Consorzio e le attività di cooperative sociali, alcune delle quali esistono sotto la Madonnina da più di un ventennio. Gli appuntamenti dei prossimi mesi in viale dei Mille riguardano allestimenti natalizi e la presentazione a novembre del libro “Prometto di perderti”, firmato dalla campionessa di boxe Valeria Imbrogno, fidanzata di Dj Fabo. Assieme a lei ci sarà Marco Cappato, il radicale dell’associazione “Luca Coscioni” che ha sfidato la legge italiana con un atto di disobbedienza civile, accompagnando in Svizzera il 40enne Fabiano Antoniani dove è morto in seguito a suicidio assistito.

Ce ne andiamo salutando il festeggiato Seba con un’ultima domanda sul suo compleanno: “Quanti anni sono?”. “Sono quattro” sussurra lui, ridendo di gusto e passandoci accanto. L’età è 47 anni. Quattro sono quelli che gli mancano.

Redazione: Francesco Floris, 19.10.2018

Fa’ la cosa giusta! in arrivo a Bastia Umbra, Trento e Palermo

In attesa dell’edizione nazionale (Milano, 8-10 marzo 2019) inizia la la stagione delle edizioni locali di Fa’ la cosa giusta!, che in ottobre avrà luogo a Bastia U. (12-14), a Trento (26-28) e poi a novembre a Palermo (9-11)

In attesa dell’edizione nazionale (Milano, 8-10 marzo 2019) inizia la la stagione delle edizioni locali di Fa’ la cosa giusta!, che in ottobre avrà luogo a Bastia U. (12-14), a Trento (26-28) e poi a novembre a Palermo (9-11)

Fa’ la cosa giusta! Umbria
Bastia U. – Umbriafiere, 12-14 ottobre
Promossa e organizzata da Fair Lab e dell’associazione culturale Il Colibrì con la collaborazione di Regione Umbria, Comune di Bastia e Umbriafiere, festeggia dal 12 al 14 ottobre il suo quinto compleanno. Tante le novità presenti in questa edizione, esperienze e aziende provenienti da tutta Italia, oltre 250 stand divisi in 12 aree tematiche con prodotti in tutti i settori del vivere quotidiano, dall’abbigliamento alla cosmesi, dai servizi al food e con un’intera area dedicata ai piccoli. All’interno della fiera i visitatori potranno trovare tantissimi prodotti: la filiera della canapa italiana, il meglio dell’agroalimentare biologico, integratori naturali e benessere, nuove fibre applicate al tessile e al food, modelli virtuosi di assistenza sanitaria, nuovi sistemi di allevamento, social housing, arredamento sostenibile e design, risparmio energetico per casa e imprese, cosmesi naturale, nuovi prodotti vegan; abbigliamento e giochi naturali per i bambini.
La quinta edizione in centro Italia di Fa’ la cosa giusta!, fiera del consumo consapevole e degli stili di vita sostenibili, vedrà anche seminari, workshop, dibattiti, educazione e didattica, dimostrazioni, presentazioni, mostre, convegni, cooking show, laboratori pratici, qualità della vita, benessere del corpo e della mente, un programma riservato alle famiglie e alle scuole per una tre giorni di eventi gratuiti non stop sui diversi aspetti e le diverse anime della sostenibilità, con al centro la mostra-mercato dei prodotti e servizi green.
Sarà presente anche uno speciale spazio HandMade, dedicato alla vendita di prodotti fatti a mano, fra i migliori e i più originali del centro Italia. Curato dall’associazione Make, nata nel 2016 con lo scopo di valorizzare il “nuovo artigianato”, all’interno dello spazio ci saranno venti stand con artigiani, makers, piccoli brand, che attraverso l’uso di nuove tecnologie e delle proprie capacità manuali, sono riusciti a esprimere al meglio il proprio talento.

Fa’ la cosa giusta! Trento
Trentofiere 26-28 ottobre
Il punto d’incontro dell’economia solidale Trentina e non solo. Con la consueta ricerca di fedeltà ai valori di eticità e sobrietà che la ispirano, garantita anche dall’entusiasmo degli oltre 100 volontari che ne sono il motore, la mostra mercato del consumo critico vedrà la partecipazione di più di 200 realtà che esporranno il proprio lavoro e la propria storia, spaziando fra le più diverse forme del vivere sostenibile: dal mangiare al vestirsi, dall’abitare allo spostarsi, e molto altro. Accanto alle consolidate attività per i bambini, ad un programma culturale sempre più ricco di seminari e laboratori pratici, e alle varie proposte per un pasto più o meno veloce in fiera, novità 2018 sarà la la serata “food&music” del sabato sera: l’area ristorazione rimarrà aperta fino alle 23 con musica dal vivo.

Fa’ la cosa giusta! Sicilia
Palermo, Fiera del Mediterraneo, 9-11 novembre
L’’edizione di quest’anno è incentrata sulla costruzione dell’Economia Sociale e Solidale in Sicilia e del rapporto con l’Unione Europea, il programma culturale riguarda: Le Giornate Europee dell’Economia Sociale e solidale. I temi trattati sono: lo stato di attuazione di Agenda 2030, applicazioni dell’Economia Circolare in Sicilia, la legge sulla piccola agricoltura contadina, le leggi a sostegno dell’Economia Solidale nelle regioni, il commercio equo e le botteghe del mondo, bioagricoltura sociale, turismo responsabile, sistemi innovativi d’accoglienza per favorire processi d’integrazione e di coesione dei migranti, migrazioni-agricoltura etica-consumo consapevole, valorizzazione delle acque marino costiere e piccola pesca, finanza etica e strumenti alternativi di finanza. Le giornate europee di Palermo costituiscono l’opportunità per riportare il Mediterraneo nella centralità della Comunità Europea, avendo nella Sicilia, e in Palermo capitale, il focus. Un epicentro in grado di coniugare storicamente la convivenza delle civiltà dei popoli, di costruire sistemi socio-economici ecologicamente sostenibili e solidali. come ogni anno, grazie alla collaborazione di associazioni ed esperti nel settore il Progetto Scuola,  che costruirà occasioni e momenti formativi, dedicati agli studenti, alle loro famiglie e agli operatori del mondo scolastico. Nell’ambito del progetto scuola, novità di questa edizione è il Progetto SFIDE, (leggi tutto) un corso di formazione per i dirigenti scolastici e docenti”. Per chi verrà da fuori, l’Organizzazione ha predisposto, in collaborazione con Equotube, Viaggi Responsabile e Addio Pizzo Travel la proposta di viaggio Fa’ la cosa giusta! Vola a Palermo che comprende volo, soggiorno, e visite guidate della fiera e della città.

….E a Milano, dall’8 al 10 marzo 2019, la sedicesima edizione nazionale di Fa’ la cosa giusta! SAVE THE DATE 

Vivere in campagna… alle porte di Milano: il “condominio” di Cascina Selva

La storia di Mirko e Laura e dalla Cascina Selva di Cesate. Un grande casolare, in cui abitano 22 famiglie, metà di origine straniera. Per
superare degrado, tensioni e incomprensioni hanno avviato un progetto di riqualificazione, lavorando insieme per abbellire la cascina e la sua
corte. Che sabato 29 settembre potrete visitare, nell’ambito dell’iniziativa Cascina Aperte.

Cascina Selva si trova nelle campagne di Cesate, nord ovest della Città metropolitana di Milano. Mirko e Laura ci sono arrivati inizialmente perché desiderosi di una vita fuori dal caos urbano, e ci raccontano questa l’esperienza comunitaria, nata dal basso: “La Cascina è ora abitata da 22 famiglie, metà di origine straniera. C’è la signora novantenne che qui c’è nata, e la bambina di pochi anni figlia di genitori immigrati. L’accoglienza da parte di alcune famiglie è stata molto calorosa. Vi erano però anche incomprensioni, vecchie ruggini, liti, problemi personali si intrecciavano nella corte, rendendo il clima difficile. L’antica corte era in buona parte lasciata a se stessa nel degrado. La cascina era attraversata continuamente da auto e camion di passaggio, era una specie di scorciatoia del traffico locale. Assieme alle altre famiglie, dopo un lungo confronto, ci siamo posti l’obiettivo di rivitalizzare la Cascina con attività “sociali” e lavori di abbellimento. Tutti insieme abbiamo vinto un bando della Fondazione Cariplo e con i 3mila euro ottenuti abbiamo potuto sistemare la corte, restituendole il suo ruolo di cuore della cascina e di punto di ritrovo di chi vi abita. “Ora nella corte i bambini possono giocare, ci si può fermare di sera per fare due chiacchiere. Il fatto di lavorare insieme ha rafforzato un clima di fiducia e distensione tra le famiglie”, racconta entusiasta Mirko.

Quest’anno, per la prima volta, Cascina Selva di Cesate partecipa all’iniziativa “Cascine Aperte”, un fine settimana di festa nei più vivaci e bei casolari di Milano e dintorni. Sabato 29 e domenica 30 settembre. Trenta cascine apriranno le loro porte ai cittadini con incontri e laboratori, spettacoli e mostre, corse e biciclettate, pranzi e cene, mercati contadini e molto altro ancora alla scoperta del patrimonio rurale cittadino. È un’iniziativa promossa da Associazione Cascine Milano nell’ambito della Milano Green Week. Per l’occasione le famiglie della Cascina Selva hanno organizzato, per sabato, una giornata di giochi e musica. Un modo per festeggiare e far conoscere la loro esperienza di “condominio” di campagna che sta rinascendo. Si inizia alle 15 con laboratori per bambini. Alle 16 la Grande Carriolata agreste, seguita alle 18.30 da corso di balli Folk multietnici. Alle 21, balli popolari con il gruppo musicale dei Damatrà.

La nuova sfida per la Cascina Selva è il “Ri-circolino”. “Fino a 35 anni fa al centro della corte c’era una casetta, chiamata il Circolino. Veniva gestita a turno dalle famiglie e si vendevano panini, bibite e vino. Era frequentata anche da gente di fuori. La casetta è stata abbattuta anni fa. Abbiamo chiesto al Comune la possibilità di utilizzare un locale della cascina e lì stiamo ricavando un nuovo circolino, che appunto chiameremo ‘Ri-circolino’. Sarà un luogo in cui fare attività comuni, a servizio delle famiglie che abitano nella cascina”. Sarà anche punto di distribuzione dei prodotti bio dell’Orto Sociale, orto condiviso nato per iniziativa di alcune associazioni e il Comune di Cesate, che sorge vicino alla Cascina Selva.  

Redazione: Dario Paladini, 27.09.018
Foto: Mirko Marizza

Insieme per la mobilità dolce, si rinnova l’alleanza di A.Mo.Do.

Si rinnova fino al 2021 la nuova Alleanza per la Mobilità Dolce. Diventano 27 le associazioni unite per chi cammina, pedala ed usa ferrovie turistiche nel paesaggio italiano, per la diffusione di un turismo slow e la promozione dei piccoli borghi italiani.

In occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, sabato 22 settembre si sono incontrate 27 tra le maggiori associazioni nazionali impegnate in turismo, mobilità, ambiente e territorio, per rilanciare per i prossimi tre anni la piattaforma che le vede unite per valorizzare e promuovere la Mobilità Dolce in Italia.

Immersi nel territorio del senese, una delle capitali della mobilità dolce e turismo slow, è stata apposta la firma al Protocollo e Manifesto della Alleanza per la Mobilità Dolce da parte delle principali associazioni italiane. Sono Kyoto Club, Legambiente, Touring Club, Italia Nostra, Federazione Ferrovie Turistiche, Rete dei Cammini, Associazione Italiana Greenways, UTP Assoutenti, ARI Randonneur, FederTrek, WWF Italia, Iubilantes, AIPAI, BAI Borghi Autentici d’Italia , Terre di Mezzo, Città Slow, AEC, AIAPP Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, AIGAE Associazione Italiana Guide Ambientali Escursioniste, Associazione InlocoMotivi, Comuni Virtuosi, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Transdolomites, MTB Spoleto, AICS Ambiente, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, FederParchi.

Nel corso dei prossimi anni la piattaforma si impegnerà per promuovere azioni comuni come la Primavera della mobilità dolce, dal 21 marzo al 21 giugno 2019 e la Giornata delle Ferrovie delle Meraviglie oltre alla storica Maratona Ferroviaria su tratte locali. La priorità dell’azione di AMoDo sarà seguire l’attuazione delle Norme e dei Piani già approvati a difesa delle ferrovie turistiche, la crescita dei Cammini e la realizzazione concreta delle ciclovie turistiche, oltre alla difesa di vertenze locali e la proposta di progetti concreti da realizzare nei territori.

Dichiara Anna Donati, Portavoce di AMoDo riconfermata dalle 27 associazioni:

Ambizione delle Associazioni che costituiscono l’Alleanza è far crescere la cultura della mobilità dolce in Italia, far dialogare tra loro i diversi punti di vista, rappresentando di fronte alle istituzioni una visione comune. Ci aspetta un lavoro importante per valorizzare la bellezza italiana in una chiave sostenibile e far crescere i progetti di mobilità dolce da offrire a cittadini e turisti” Alla base della comune visione – come si legge nel Manifesto per la Mobilità Dolce siglato dalle 27 associazioni con un brindisi sabato 22 settembre – c’è il dialogo con le istituzioni nazionali, regionali e locali che devono attuare progetti concreti e politiche innovative, c’è la collaborazione con aziende, fondazioni ed associazioni che organizzano cammini, greenways, ferrovie e cicloturismo. L’obiettivo è contribuire alla creazione di una rete dolce per ogni utenza di viaggiatori e viaggiatrici, integrata con il trasporto collettivo, attraverso la riqualificazione e l’adeguamento del patrimonio esistente, la cura del paesaggio storico, dedicando attenzione alla tutela dell’ambiente, all’abbattimento delle emissioni inquinanti, al benessere dei cittadini, alle vocazioni del territorio e dei piccoli borghi italiani.

In foto: Il gruppo dei firmatari di A.Mo.Do.

Il bar di Ventimiglia che rischia di chiudere per razzismo

Tutto è iniziato nell’estate del 2015 quando Delia ha visto delle donne con dei bambini che piangevano e dormivano sul marciapiede di fronte al suo bar tra la stazione e gli uffici comunali…

La signora al centro della foto è Delia, la proprietaria, e intorno ci sono le persone che hanno promosso una raccolta fondi perché nel suo bar possa continuare il suo lavoro tanto importante per la comunità migrante in transito a Ventimiglia.

Tutto è iniziato nell’estate del 2015 quando Delia ha visto delle donne con dei bambini che piangevano e dormivano sul marciapiede di fronte al suo bar tra la stazione e gli uffici comunali di Ventimiglia. Li raggiunge e li invita a entrare per riposarsi un po’, mangiare qualcosa e cambiarsi.
Oggi nel bagno del bar uno spazio per cambiare bambini e bambine con pannolini, assorbenti per le donne, spazzolini e dentifrici da viaggio. Delia raccoglie giocattoli usati e dentro il suo bar ha uno spazio giochi dedicata proprio all’infanzia. Non se la sente di chiedere soldi a chi a stento ha le scarpe per camminare. Si sparge la voce che il suo bar è un posto dove donne e bambini in stato di bisogno possono mangiare senza pagare e le persone migranti possono caricare i telefonini gratis.

I migranti hanno iniziato a fare del bar Hobbit una tappa del viaggio. I clienti italiani, invece, hanno smesso di frequentarlo, mettendo a repentaglio l’attività:

Dopo tre anni su 300 pubblici esercizi, a parte me ce ne sono adesso forse uno e mezzo che li fa sedere. Non li fanno entrare, non li vogliono, oppure mettono dei prezzi talmente alti per far sì che loro non abbiano la possibilità di sedersi.
A livello economico io ho avuto un crollo non indifferente. Pentita non lo sono, amareggiata sì, ma per l’ignoranza che c’è stata intorno. Devo dire grazie ai ragazzi, perché mi hanno fatto conoscere un mondo di persone solidali, di volontari e di persone ancora umane… (leggi e ascolta l’intervista su Radio Popolare)

Sosteniamo Delia! Andiamo a prendere il caffè nel suo bar, creiamo una rete solidale intorno a lei. Il suo bar si chiama Hobbit e si trova a Ventimiglia, in via Sir Hanbury 14. Chi abita lontano, può contribuire alla raccolta fondi.

Della storia di Delia ha parlato anche Elena Kaniadakis su La Repubblica (12.09.018)

 

Milano Bike City! 15-30 settembre, una città che pedala

Milano città della bicicletta: due settimane di eventi, appuntamenti, workshop, pedalate che si concluderanno con la tre giorni di Radio Dj a City Life
e la gran fondo Dj100 con Linus.

Dal 15 al 30 settembre Milano si chiamerà Milano Bike City proprio per il gran numero di eventi che hanno la bicicletta come protagonista. Si comincia con la Settimana europea della mobilità sostenibile dove la bici sarà soprattutto un mezzo di trasporto e si conclude con Milano Ride , la seconda edizione del format di successo lanciato da Linus nel 2017; e il 30 settembre il finale con la gran fondo Deejay 100.

Tra gli altri appuntamenti in palinsesto: la gara di bici a scatto fisso organizzata dal Comitato Velodromo Vigorelli, una caccia al tesoro tra San Cristoforo e Greco Pirelli, la biciclettata dei bambini di Massa Marmocchi, il bike to work di Fiab e il censimento dei ciclisti urbani di Fiab Milano Ciclobby; un mini market bike edition, la cronoscalata di corso Lodi, i tornei di bike polo, vari tour nella città, mostre fotografiche, e rassegne cinematografiche. I bike messenger di Milano faranno vedere a tutti che cosa significa consegnare merci in bici con una gara di cargo bike. La palestra Cyclotron organizza una staffetta con l’obiettivo di raggiungere quanti più chilometri possibili lungo i migliori circuiti di virtual indoor cycling.

Milano Bike City è sostenuto dal Consolato Olandese, che contribuisce anche grazie alla presenza di una mostra fotografica su Alfonsina Strada, e ospiterà anche la prima edizione italiana di Fancy Women Bike Ride , un evento organizzato in decine di città nel mondo per far crescere la consapevolezza tra le donne che non sono mai andate in bicicletta. Ci saranno presentazioni e incontri da Upcycle Bike Café, Hug Milano inaugurerà il proprio ostello ciclistico, le biciclette al femminile saranno raccontate in tante occasioni; negozi di bici come La Stazione delle Biciclette, Rossignoli, Brompton, Iamo Bici, Bici & Radici e tanti altri offriranno occasioni per entrare in contatto con il mondo ciclistico.

Info e programma completo (in costante aggiornamento):
sito
Facebook

In foto, la bikers’ community di via Calatafimi 10: noi di Fa’ la cosa giusta! e Terre di mezzo Editore, Spaziopensiero onlus con la sua Librocicletta; i ciclisti sportivi (e creativi) di Effigie!
E TU… CHE CICLISTA SEI? 
(Illustrazioni di Gabriele Orlando, tratte da Più bici, più piacFederico Del Prete, Paolo Pinzuti, Terre di mezzo Editore)

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Per ricordare Abba: 10° Festival antirazzista a Milano

Dal 7 al 16 settembre all’Arco della Pace e al Parco Sempione, ABBACUP Festival antirazzista, dedicato ad “Abba” Abdoul Guibre e a tutte le vittime del razzismo.

“Negro di merda”, e poi sprangate e botte: così venne ammazzato Abba il 14 settembre 2008 in via Zuretti a Milano, vicino alla Stazione Centrale.

Da quel momento il movimento antirazzista milanese lo ricorda, e per il decimo anniversario promuove 10 giorni di Festival Antirazzista con iniziative e appuntamenti per adulti e bambini:

dal 7 al 16 settembre all’Arco della Pace e al Parco Sempione, ABBACUP Festival antirazzista, dedicato ad “Abba” Abdoul Guibre e a tutte le vittime del razzismo.

Hashtag ufficiale #AbbaVive

Domenica 16 settembre, giornata dedicata ai bambini. Nel pomeriggio, libri e laboratori, a cura di Oasi del piccolo lettore, in collaborazione con Terre di mezzo Editore.

A Pieve S. Stefano (AR) venerdì 14 settembre, presentazione del libro Parole oltre le frontiere. Dieci storie migranti, la raccolta dei diari finalisti del Premio DiMMi, il concorso nazionale dedicato ai racconti di vita delle persone migranti residenti o soggiornanti in Italia: “Racconti – come scrive Alessandro Triulzi nella prefazione del libro – che sono la storia vissuta dell’Italia dalle molte lingue e culture che cresce lentamente, quasi sotterraneamente, intorno a noi con spinte e pulsioni che a volte determinano reazioni di paura e chiusura, ma altre volte coinvolgono comunità, gruppi, individui e istituzioni che fanno dell’accoglienza la cifra più visibile del loro stare nel mondo contemporaneo”.

lntanto, al Festival Internazionale del cinema di Venezia, il corto “Io sono Rosa Parks”, che racconta le storie di italiani senza cittadinanza,  vince il #premio per la categoria “seconde generazioni” Sezione #MigrArti. E il giovane Bagya Lankapura, nato a Napoli da genitori dello Sri Lanka, perfetto rappresentante delle “seconde generazioni”, si è aggiudicato il Premio Mutti – AMM 2018, dedicato ai registi migranti attivi in Italia; riceverà i fondi per realizzare “La voliera”, una storia incentrata sulle difficoltà nei rapporti con i genitori “che hanno fatto il viaggio”, raccontando l’incapacità di un padre di comprendere e accettare la relazione della figlia con un ragazzo.

#IosonoRosaParks, prodotto da Angelika Vision in collaborazione con Arising Africans e #ItalianiSenza Cittadinanza”, scritto e diretto da A. Garilli. Prima nazionale al Festival di Venezia.

Tè freddo, la ricetta perfetta

In pochi, agili step, una bevanda dissetante e naturale per la tua estate. Fatta in casa, economica, semplice e salutare.

Lo sapevate? Preparare il tè freddo versando acqua bollente sulle foglie di tè (o sulla bustina) non è l’ideale. Infatti, se infondiamo le foglie o le bustine per troppo tempo, una volta fresco il nostro tè avrà spesso un sapore troppo amaro, tannico (che è forse il motivo per cui le varietà commerciali sono tipicamente iper-dolcificate).

Al contrario, il metodo di infusione a freddo comporta un minor numero di tannini e spesso un sapore più delicato e rinfrescante.

Basta mescolare il tè sfuso o le bustine di tè e l’acqua in una caraffa e lasciare infondere per 6-8 ore in frigorifero.

La quantità di acqua dipende dalle foglie, ma grosso modo possiamo calcolare un cucchiaino di foglie per ogni tazza.  Se scegliete il tè in filtri, avrete bisogno di circa quattro bustine per un litro di acqua fredda.

I tè più popolari per l’infuso a freddo sono: i tè bianchi, i tè giapponesi, i tè Oolong.

Se invece preferite frutta ed erbe, potete scegliere tra i grandi classici (camomilla, menta piperita, ibisco, lampone) oppure provare il rabarbaro e lo zenzero, la liquirizia e il ribes nero.

E infine sperimentare le diverse combinazioni di sapori: un Earl Grey freddo con un limone a fette; un tè alla menta con ghiaccio tritato e fragole. Fettine di zenzero in un tè al limone. O un cetriolo nel tè verde, o una manciata di mirtilli nel tè alla rosa.

Ricetta di L’alveare che dice sì, Federica Mazza, 16.07.18

Fermenti che ti cambiano la vita: inaugurato il Pub Le Spine

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si…

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si apre sulla Val Baganza e dall’altra spazia sulla Val Grontone. “Per tre anni abbiamo battuto l’Appennino emiliano alla ricerca del posto giusto. Sognavamo una casa nel bosco, l’abbiamo trovata lungo una statale. L’abbiamo scelta perché ha una storia alle spalle”, racconta Michaela Settimo. Insieme al suo compagno Giulio Zucchetti e al figlioletto Leo ha lasciato Milano per lanciarsi in questa nuova avventura. “Volevamo fuggire dalla smog e dal caos, volevamo vivere e lavorare in spazi diversi, in un luogo di montagna”. E così è stato.

“Il nostro progetto è quello di creare un microbirrificio con bed and breakfast -aggiunge Michaela-. Per ora serviamo birre artigianali prodotte da birrifici italiani. Facciamo un passo alla volta”. “Le Spine” comprende anche un vasto terreno, di oltre un ettaro, in cui crescono rose canine e biancospini. “Dobbiamo sistemarlo, immagino che un giorno sarà un giardino in cui è possibile passeggiare, fermarsi a gustare una delle nostre birre, stare a contatto con la natura”, dice Michaela. “Abbiamo scelto questa casa perché fin dal primo dopoguerra era un’osteria. Ha quindi una lunga storia e la gente del luogo ci racconta qua e là aneddoti interessanti. Noi vogliamo continuare questa storia”.

A Milano Michaela lavorava per la casa editrice Egea, dell’Università Bocconi. Giulio è birraio. Il passaggio dalla vita in città a quella in alta collina ha richiesto comunque tenacia, coraggio e spirito d’adattamento. Molti sognano, “Vado a vivere in campagna”, ma alla prova dei fatti pochi osano. “In montagna (sono a circa 700 metri d’altitudine, ndr) tutto è lontano, si è un po’ isolati – racconta Michaela-. Questo inverno con le grandi nevicate era tutto ghiacciato. È stato fondamentale l’aiuto dei nostri vicini”. Nella frazione di Cavazzola vivono in tutto sei famiglie. Tre vengono da Milano e le altre tre sono “autoctone”. “Il mutuo aiuto qui funziona bene ed è fondamentale. Non solo. Ci siamo sentiti subito accolti, anche perché ogni nuova famiglia che arriva viene vista come un segno che la vita va avanti, che queste bellissime terre non saranno abbandonate”.

In campagna si impara a fare un po’ di tutto. La creatività è d’obbligo. “Qui non porti in giro il curriculum, il lavoro te lo devi creare. La natura è una risorsa ed è da lì che devi tirare fuori il modo di vivere. Ma ci devi mettere il cuore”. Non mancano momenti di sconforto, ovviamente. “Quando affronti la ristrutturazione tutto è difficile, devi imparare un sacco di cose se vuoi tenere sotto controllo la situazione. E qualche compromesso devi accettarlo. Avremmo voluto fare una ristrutturazione secondo le tecniche della bio edilizia. Ma è stato possibile solo in parte, anche per una questione di costi. Molti lavori li abbiamo fatti noi, mettendoci ovviamente più tempo del previsto”.

Sono due i consigli che Michaela si sente di dare a chi vuole fare il “grande salto”. Primo, non rimandate. “Non ci sarà mai il tempo giusto. Inutile aspettare. Fatelo e basta”. Secondo, non fate il passo più lungo della gamba. “Considerate che vi costerà circa il 30% di risorse in più rispetto al budget che pensate di avere a disposizione. C’è sempre un imprevisto in agguato. Quindi fate bene i conti e lasciatevi del margine nel vostro budget”. 

Redazione: Dario Paladini, 31.07.018

 

Call aperta alla Triennale di Milano per una installazione che racconti i luoghi del sisma

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani. La violenta discontinuità provocata da un evento distruttivo tende a generare una particolare condizione di sospensione nella vita dei luoghi colpiti. A causa di questa frattura, infatti, la riflessione legata a questi luoghi tende a polarizzarsi tra l’immagine del loro passato (com’era) e proiezioni sul loro futuro (come sarà), spesso trascurando ciò che avviene nel suo presente. Questa condizione è considerata come un tempo sospeso, estraneo alla vita del luogo e sospesa dal giudizio e dalle riflessioni sul suo futuro in una prospettiva più profonda.

Ma naturalmente la vita di un luogo è fatta dalle relazioni, dalle attività, dalle dinamiche dei suoi abitanti in relazione agli spazi, che non cessano di esistere da un giorno all’altro, ma al contrario vengono investite da una potente energia e, completamente stravolte, prima ancora di essere ridefinite, hanno bisogno di essere osservate.

Come si presentano i luoghi in questo tempo sospeso?

Quali interventi sono stati realizzati nei brevi tempi di risposta alla catastrofe per favorire la ripresa delle attività? Come ci si relaziona con il patrimonio danneggiato, con le rovine dei monumenti storici, con le macerie che irrompono nello spazio pubblico modificandone la fruizione? Come convivono la preoccupazione per la propria incolumità e l’affetto per il patrimonio danneggiato? Quali nuovi istinti di condivisione e convivialità emergono per esorcizzare il trauma? E quali nuovi equilibri nelle comunità locali?

La call è volta a raccogliere immagini e ricerche incentrate su questi temi che verranno montate ed esposte in una specifica installazione all’interno della mostra Ricostruzioni presso la Triennale di Milano a cura di Alberto Ferlenga e Nina Bassoli. I partecipanti possono inviare materiale fotografico e video (categorie 1, 2, 3), oppure ricerche, composte di testi, immagini o elaborati grafici (categoria 4), rispondenti alle seguenti categorie:

1. INTERVENTI SULL’ESISTENTE

Opere provvisionali, opere di conservazione, ripristino, restauro, modificazione d’uso, trasformazione, demolizione, innesti di nuovi elementi, ricollocazione o anche solo osservazione di elementi del patrimonio e dell’edificato danneggiati dal sisma.
(fotografie; video)

2. INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE REALIZZATI IN RISPOSTA ALL’EVENTO

Nuovi edifici, strutture temporanee, servizi, padiglioni, monumenti, spazi pubblici, opere d’arte, installazioni, progettati e realizzati in risposta all’evento.
(fotografie; video)

3. EVENTI E INIZIATIVE

Feste, concerti, spettacoli, iniziative, attività delle associazioni, percorsi turistici, dibattiti, incontri e performance avvenute in risposta all’evento.
(fotografie; video)

4. RICERCHE

Analisi, dossier, saggi, progetti architettonici, urbanistici, economici o sociali, tesi di laurea o dottorato, progetti universitari, libri. I documenti dovranno essere impaginati (o ridotti) in formato A4.
(pdf formato A4)

Info e invio materiali: qui, entro il 10 settembre.