Tumore al seno, 50 scatti per raccontare il dolore e la rinascita

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo.…

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo. Sono donne che si sono misurate con il dolore della scoperta di un tumore al seno, con la fatica delle cure, con la sfida di prendersi cura di sé e trovare il coraggio di realizzare un sogno. Secondo gli ultimi dati dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), nel 2017 si sono ammalati di tumore alla mammella 50 mila donne e 500 uomini. Con una tendenza che è in lieve aumento, quasi l’1% l’anno. Una donna su otto viene colpita da tumore al seno nel corso della vita. E se un tempo la fascia di età più a rischio era compresa tra i 40 e i 60 anni, oggi la forbice si è allargata fino a raggiungere ragazze di 18 e signore oltre gli 80. Si tratta sempre più di una questione sociale e culturale, oltre che sanitaria.

“Il progetto si intitola Io ero, sono, sarò perché, parlando con queste donne, ho capito che la loro vita era divisa in tre parti: prima, durante e dopo la malattia -spiega Silvia Amodio-. Il tempo scandisce tutto dall’inizio, una dimensione con la quale ci si misura in continuazione e che condiziona ogni scelta”. Sul sito www.ioerosonosaro.it è possibile vedere il documentario realizzato in occasione della prima presentazione della mostra, a Ibiza. Silvia Amodio ci è andata insieme a questo gruppo di donne, che si sono viste per la prima volta ritratte. Una di loro dice: “mi sono sentita bella”. Non è affatto scontato, per chi durante le cure ha perso i capelli, magari è ingrassata o ha subito interventi invasivi. L’idea di Silvia di trasformare la propria casa in studio fotografico per accogliere le donne in un ambiente familiare e confortevole ha contribuito a creare un clima di fiducia reciproca e di intimità, mentre la presenza di un truccatore professionista ha rimesso al centro la bellezza. L’utilizzo del velo, con la sua leggerezza e trasparenza, ha consentito di “giocare” sul set e di (s)velare non solo le parti del corpo colpite dal male ma anche le cicatrici profonde e non sempre visibili. Il velo, vezzo tipicamente femminile, è il fil rouge di tutti gli scatti.

La mostra arriverà a Milano il 19 maggio, nella prestigiosa Sala Panoramica del Castello Sforzesco, grazie a Coop Lombardia, che ha promosso tutto il progetto. La mostra sarà accompagnata da un catalogo (a cura di Terre di mezzo Editore) che conterrà tutti gli scatti realizzati corredati dalle rispettive storie e da una serie di interventi scientifici e istituzionali. Tra loro anche quello di un uomo che a 41 anni ha scoperto un nodulo al seno e iniziato la sua sfida verso la guarigione.

Redazione: Dario Paladini, 6.04.018

Slow Medicine, per una sanità più sobria, rispettosa e giusta

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga…

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga di Altroconsumo e membro del direttivo del movimento-. È nato con l’idea di opporsi alla medicalizzazione a tutti costi della salute dei cittadini. È un movimento culturale, che invita a recuperare il rapporto tra medico e paziente, a un uso più sobrio di medicine, esami e check up. Si fanno troppi sprechi, in un epoca in cui non possiamo assolutamente più permetterceli”. Sul sito slowmedicine.it è possibile trovare le schede delle pratiche mediche più a rischio di spreco, come gli antibiotici, gli aerosol al cortisone, gli antiinfiammatori, i sonniferi o le radiografie. Le benzodiazepine, usate per indurre il sonno e calmare l’ansia, per esempio, “tendono a perdere di efficacia col tempo: chi li assume può assuefarsi, cosa che spinge ad aumentare il dosaggio e a diventare così maggiormente dipendenti”, si legge in una delle schede. “Spesso sono gli stessi pazienti a chiedere al medico più medicine -aggiunge Franca Braga-. È venuta l’ora di cambiare approccio, soprattutto nell’interesse dei pazienti stessi”.

Di un approccio più sobrio, rispetto e giusto alla salute si parlerà a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo a Fieramilanocity, dal 23 al 25 marzo. Sabato 24 marzo si terrà l’incontro “Troppa medicina! Scopriamo l’approccio slow”, dalle ore 12 alle 13 (piazza Pace e Partecipazione). Interverranno Silvio Garattini, scienziato, direttore Ist.Mario Negri, Luca Iaboli, medico, membro di Nograzie, Daniele Caldara, coordinatore area salute Altroconsumo, Roberto Satolli, medico e giornalista Zadig e modera Marco Bobbio, Slow Medicine. Domenica 25, dalle ore 17 alle 18, si parlerà di “Cibo e salute. Slow food incontra slow medicine” con Cinzia Scaffidi, vicepresidente Slow Food, Antonio Bonaldi, presidente Slow Medicine e Franca Braga.

Redazione: Dario Paladini, 18.03.2018

Per un’economia delle relazioni, con Iris Bio e Edilcasa

In fiera, presso lo spazio della coop. Iris Bio al pad. 3 (YB7) un programma ricco di incontri, per raccontare e condividere le esperienze e i progetti, far nascere possibili azioni comuni, allargare il cerchio e la visione, mettere in moto un’economia circolare, fondata su cooperazione e gratuità.

In fiera, presso lo spazio della coop. Iris Bio al pad. 3 (YB7) un programma ricco di incontri, per raccontare e condividere le esperienze e i progetti, far nascere possibili azioni comuni, allargare il cerchio e la visione, mettere in moto un’economia circolare, fondata su cooperazione e gratuità.

 

Cooperativa Agricola Iris e Cooperativa Edilcasa sono due realtà imprenditoriali, con storie, attività, dimensioni molto diverse tra loro, da
alcun anni lavorano insieme per diffondere un’economia fondata sulle relazioni, sulla cooperazione, sul bene comune, sulla condivisione di semplici valori: il rispetto della terra, delle persone e del lavoro.

 

La Cooperativa Agricola Iris è stata fondata nel 1978 da un gruppo di giovani che sin dall’inizio ha praticato l’agricoltura biologica e la proprietà collettiva nel Parco Naturale Oglio Sud, costruendo un modello di impresa fondato sul rapporto diretto con il consumatore e attivando un’importante Filiera biologica che coinvolge ormai 15 regioni italiane e che alimenta il nuovo pastificio di Casteldidone (CR). Un edificio certificato in bioedilizia a bassissimo impatto ambientale e finanziato attraverso un azionariato sociale, dunque a proprietà collettiva, come
tutti i beni della cooperativa. Non solo, nel 2010 nasce Fondazione Iris con lo scopo di promuovere e diffondere i saperi acquisiti in oltre 30
anni di storia, come soggetto promotore di una cultura del biologico.

 

Edilcasa, cooperativa di produzione e lavoro ,con il suo progetto www.rivitabitare.org si occupa di rigenerare i beni immobili esistenti, rendendoli sostenibili e attivi, sviluppando progetti sociali ed economici che li valorizzino e promuovendo modelli abitativi di condivisione e collaborazione, con interventi a basso impatto ambientale e a forte connotazione sociale. Oggi la Cooperativa ha sede all’interno del Condominio solidale Casa Torrione , co-progettato con Caritas Biella, che ospita povertà e realtà imprenditoriali e associative del territorio ed è attiva all’interno di due Reti d’Imprese agricole-forestali che si ispirano a modelli di economia civile e del bene comune.

 

Al fianco di Iris e di Edilcasa, tra le imprese che cooperano a dare vita e corpo a un’economia equa e solidale, in equilibrio tra l’esigenza del fare impresa e la finalità sociale, la cuneese Biolanga , che produce cereali, ortaggi, nocciole secondo il metodo biologico, la Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia , la Cooperativa Valli Unite del Canavese e la Segheria Valle Sacra , della filiera canavese/biellese che utilizza legni piemontesi in bioedilizia e ingegneria naturalistica; la Rete agricola biellese Teritori , con la sua filiera biologica di produzioni tradizionali locali.

 

Lo spazio stand Iris Bio a Fa’ la cosa giusta! sarà, quindi, un luogo d’incontro, dove si alterneranno parole, pensieri, storie, voci sui temi dell’ agricoltura biologica , della bioedilizia , dell’abitare collaborativo , che si intrecceranno con i temi centrali di un’altra economia possibile, della finanza alternativa ed etica, delle buone pratiche già sperimentate, del rispetto della terra e dell’uso delle risorse.
Tra gli ospiti, Tonino Perna, professore ordinario di sociologia economica presso l’Università degli studi di Messina; Luigino Bruni , professore ordinario in economia politica dell’Università Lumsa di Roma e all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI); Massimo Angelini , filosofo e direttore editoriale della casa editrice Pentàgora;  Jhonny Dotti , pedagogista e imprenditore sociale, amministratore delegato dell’impresa sociale ON;  Nazzareno Gabrielli , vice direttore di Banca Etica; Lidia Di Vece, vice presidente Federazione del Bene Comune in Italia, Maurizio Gritta fondatore e presidente della Cooperativa Iris, Andrea Mondin , amministratore delegato della Cooperativa Edilcasa.

 

Nella giornata di venerdì e sabato mattina, la piazza ospiterà anche i laboratori dedicati alle scuole con i progetti: “Dal piatto alla Terra: il percorso del cibo” e “ Eureka! ecco come ti trasformo l’energia in movimento” condotto da ènostra, l’energia buona

Tra gli incontri in programma presso lo spazio stand Iris in fiera:

Sabato 24 marzo
ore 10 “Abitare, lavorare, prendersi cura”
Jhonny Dotti, pedagogista e imprenditore sociale
Andrea Mondin, Cooperativa Edilcasa, progetto Rivitabitare
Housing Lab
Ore 17.30 “La terra e la forma umana della bellezza”
Massimo Angelini, filosofo e direttore editoriale della casa editrice Pentàgora

Domenica 25 marzo
ore 10.30 “Dove vogliamo andare?: Il denaro come bene comune”
Tonino Perna, professore ordinario di sociologia economica presso l’Università di Messina
Nazzareno Gabrielli, vice direttore di Banca Etica
Lidia Di Vece, vice presidente Federazione del Bene Comune in Italia
Maurizio Gritta fondatore e presidente della Cooperativa Iris
Angelo Mastrandrea, scrittore e giornalista
ore 15.00 “Dove vogliamo andare?: Stato dell’arte delle comunità di acquisto”
Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia
Fulvia Mantovani, Cooperativa agricola Iris
RES Lombardia
DES Garda
DES Brianza
ore 16.30 Fare rete: come si costruisce la fiducia
Maurizio Gritta, Filiera Iris Bio
Francesco Biscia, Biolanga
Andrea Mondin, Filiera del Legno Piemontese
Gianni Tarello, Filiera del Legno Piemontese
Andrea Finco, Rete agricola Biellese Teritori
Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia

A Milano, tutti a piedi in ufficio con Zoe

Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega Zoe-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte:

“I benefici sono soprattutto per la mente. Al mattino il camminare mi dà la carica, alla sera è defaticante: ascolto la musica e faccio scorrere i pensieri”: Zoe Zanini, 31 anni, da poco meno di due mesi percorre a piedi il tragitto casa lavoro e ritorno. Ci mette un’oretta. In tutto macina 11 chilometri al giorno. Non è certo l’unica ad avere questa abitudine, ma lei ha voluto condividerla su Facebook per invitare colleghi e amici a lasciare in box motorini e auto e iniziare a camminare. Il gruppo “In ufficio con Zoe” ora conta 445 persone, che postano quasi quotidianamente foto del loro recarsi a piedi in ufficio. Il loro segno distintivo è un nastro giallo al braccio. E attraverso il gruppo si danno appuntamento per percorrere tratti di strada insieme. Anche Zoe aderisce oggi a “M’illumino di meno”, l’iniziativa del programma di Radio 2 Caterpillar, che quest’anno è dedicata proprio alla bellezza del camminare. “Trovo bello camminare perché mi permette di guardare con calma la città -sottolinea Zoe-. Posso osservare le persone e cerco di immaginare la loro vita. Ho scoperto bar e angoli della città molto carini”.

Camminare può far bene al fisico, alla mente e alla città. “Sono una persona abbastanza paurosa -racconta Zoe- e penso che se le strade fossero piene di gente che va a piedi saremmo tutti più sicuri. La sera quando attraverso un parco mi sento a disagio, ma se ci fossero più persone sarei più tranquilla”. Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte: se so che ho questi tempi per spostarmi, mi organizzo di conseguenza. Poi, ovviamente, capita anche a me che, per motivi di lavoro, debba arrivare da qualche parte più velocemente e in quei casi prendo il motorino”.

Zoe ha deciso di condividere la sua scelta di camminare, dopo che ha notato che alcuni colleghi usano l’auto o il motorino per un tragitto casa lavoro molto più breve del suo. “C’è chi abita solo un paio di chilometri dal nostro ufficio e usa addirittura l’auto. Non solo. Per evitare di prendere multe, ha affittato un posto auto o un garage vicino all’ufficio. Mi sembra paradossale, visto che potrebbe fare quel tragitto a piedi in meno di mezz’ora”. “In ufficio con Zoe” mira a conquistare anche i pendolari che arrivano in treno a Milano: “Possono camminare dalla stazione al luogo di lavoro. Risparmiano sull’abbonamento ai mezzi e guadagnano in qualità della vita”. 

Redazione: Dario Paladini 23.02.018
Foto dal Gruppo Facebook “In ufficio con Zoe”

Nasce Slow Music, movimento di resistenza musicale

Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

Oggi a Milano la presentazione del movimento che si ispira esplicitamente a Slow Food. Fondato da Claudio Trotta, noto produttore e promotore musicale, nasce per lottare contro il “sistema che depauperizza la filiera della musica”. Per Carlo Petrini “la lentezza è diventata la bandiera dei movimenti che criticano questo modello economico che crea solo poveri”.

MILANO – “Slow music è lotta al sistema che depauperizza la filiera della musica. Slow music è resistenza”: Claudio Trotta, patron della Barley Arts (agenzia che in Italia cura la promozione di numerosi artisti, come per esempio Bruce Springsteen o Sting), scandisce con chiarezza queste parole mentre presenta al Politecnico di Milano il nuovo movimento, di cui è presidente, che si ispira esplicitamente a Slow Food. Tanto che a benedire l’avvio di Slow Music interviene anche Carlo Petrini: “La lentezza è diventata la bandiera di molti movimenti -spiega il fondatore di Slow Food-. In questi anni sono nati Slow travel, slow medicine, slow tourism e tanti altri. La lentezza è una critica a questo sistema economico che non funziona, che crea poveri, che concentra le ricchezze in mano a pochi”. Slow Music annovera tra i soci fondatori Antonio Marco Ricci fondatore di Note Legali, Carlo Feltrinelli, presidente del Gruppo Feltrinelli, Franco Mussida, musicista e fondatore di CPM, e Alberto Pugnetti, produttore musicale e Fondatore di Radio Francigena.

Slow music è quindi nata per contestare il sistema mondiale di produzione e vendita della musica e di organizzazione dei concerti. “L’industria della musica è cresciuta in maniera esponenziale -si legge nel manifesto di Slow music-, finendo per adattarsi ad agire a ritmi vertiginosi, maniacali: la velocità è diventato il credo, a scapito della qualità e della durata. Si vende on line per tagliare i costi; si scarica illegalmente musica, perché si vuole avere tutto e subito; si immettono sul mercato biglietti su biglietti per raggiungere il sold out di un evento, a scapito dei fan e dello stesso spettacolo”. Per Slow Music occorre invece “ritrovare il valore della qualità e dei comportamenti etici”.

Il nuovo movimento cercherà di “difendere e promuovere la diversità” dei generi musicali e degli artisti, di valorizzare “le identità culturali locali, la musica indipendente e gli artisti originali”. “Abbiamo l’ambizione di diventare un movimento internazionale -aggiunge Claudio Trotta-. L’idea fondante è quella di proporre un’alternativa forte alla crescente omologazione imposta dalle moderne logiche di produzione, distribuzione ed economia di scala”. Tra le attività di Slow Music ci sarà anche quella di creare “un Osservatorio e un Centro di documentazione o banca dati sul fenomeno del Secondary Ticketing”. Curerà poi la formazione degli artisti, promuoverà il lavoro nel mondo della musica, creerà un vero e proprio marchio che servirà per identificare eventi, concerti o produzioni slow.

Slow Music sarà presente a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili (che si terrà dal 23 al 25 marzo a Fieramilanocity), con tre incontri dedicati al problema del secondary ticketing, all’informazione musicale e alle nuove professioni nel mondo della musica. (dp)

Per un giorno, pensiamo con i piedi: “M’illumino di meno” edizione 2018

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio e l’invito è spegnere le luci e… andare a piedi!

Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di un pomeriggio di febbraio. Quest’anno sarà venerdì 23 febbraio, giorno della stipula del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.

Si spengono sempre le piazze italiane, i monumenti – la Torre di Pisa, il Colosseo, l’Arena di Verona -, i palazzi simbolo dell’Italia – Quirinale, Senato e Camera – e tante case dei cittadini. In decine di Musei si organizzano visite guidate a bassa luminosità, nelle scuole si discute di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cena a lume di candela, in piazza si fa osservazione astronomica approfittando della riduzione dell’inquinamento luminoso.

Quest’anno Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi. Perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo.

L’invito per il 23 febbraio 2018 è spegnere le luci e andare a piedi: una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona o una mezza maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda musicale del paese.

Per le scuole il Pedibus – andare tutti insieme a piedi – per chi va in auto fare un pezzo a piedi. Si può fare, a piedi. Per un giorno, il 23 febbraio 2018pensiamo con i piedi!

Qualcuno a Milano già lo fa, tutti i giorni, e lancia la sua sfida:

Zoe Zanini, 31 anni, va a piedi al lavoro da zona Forlanini a Romolo, 5,5 chilometri in tutto. Lo stesso al ritorno. L’obiettivo? Convincere i milanesi a seguirne l’esempio. La paragonano a Forrest Gump, il personaggio interpretato da Tom Hanks che a un certo punto del film comincia a correre attraverso gli States, seguito da una massa di imitatori. Il gruppo Facebook ha già fatto proseliti.

Invito chiunque a venire a camminare con me — spiega — anche per un breve tratto. O a organizzare tragitti in altri quartieri. Basta un nastro giallo al braccio per riconoscersi. Mi piace immaginare la città con flussi di pedoni che vanno al lavoro insieme. A giugno sogno di vedere almeno 100mila milanesi seguire il mio esempio». (leggi tutto, Corriere della sera, 18 febbraio 2018)

Sosteniamo l’economia carceraria: votiamo Cascina Bollate per il premio Funky Prize

Attraverso la pagina, il sito e il blog, Cascina Bollate cerca di comunicare il carcere come una fortezza trasparente in cui chi sta fuori vede cosa succede dentro e viceversa. In concreto, la formazione sul campo di detenuti che imparano il mestiere di giardiniere, la divulgazione di un’idea di giardinaggio sostenibile tra i visitatori/acquirenti durante le diverse iniziative aperte al pubblico e tra i clienti.

Siamo tra i 20 partecipanti al Premio ‘FunkyPrize’ 2018. Ci sono in palio ben 15.000€ che sono davvero una somma considerevole che ci fa girare la testa al solo pensiero di tutto quello che di buono potremmo fare, investendo nel vivaio, per continuare a ‘osare’, come facciamo ogni giorno.

Scrive così in un post Cascina Bollate, cooperativa carceraria che da anni opera nell’Istituto penitenziario alle porte di Milano. Insieme possiamo aiutarli a vincere: ecco come!

Il premio celebra e ricorda il ‘Funky Professor’ Marco Zamperini, uno dei pionieri di internet in Italia, un professionista generoso e una delle figure più influenti e amate del web. E noi cosa c’entriamo? La malsana idea (ma forse non troppo) di candidarci ci è venuta perché, anche se usiamo vanghe,grembiuli, palette, cesoie come in un qualsiasi altro vivaio, abbiamo avuto l’intuizione di usare il web per fare ‘storytelling digitale’ – come va di moda dire oggi – di carcere e piante.

Attraverso questa pagina, il sito e il nostro blog, cerchiamo di comunicare il carcere come una fortezza trasparente in cui chi sta fuori vede cosa succede dentro e viceversa. In concreto, la formazione sul campo di detenuti che imparano il mestiere di giardiniere, la divulgazione di un’idea di giardinaggio sostenibile tra i visitatori/acquirenti durante le diverse iniziative aperte al pubblico e tra i clienti per cui progettiamo, realizziamo e manteniamo terrazzi e giardini (solo in area milanese, date le restrizioni dell’essere in carcere). Il premio verrà assegnato da una giuria ma sarebbe utile far sentire la vostra voce a sostegno di questa nostra avventura (non è la prima e non sarà l’ultima in cui vi chiederemo aiuto) anche sui canali ufficiali ‘FunkyPrize:

*** SUL BLOG ‘FUNKYPRIZE’ ***
Commentando questo post con la nostra candidatura

*** SULLA PAGINA FACEBOOK DEL PREMIO ‘FUNKYPRIZE’ ***
Commentando il nostro post di presentazione

 

Appennino atto d’amore, 900 chilometri a piedi nei luoghi del sisma

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita. Ce ne parlerà in Fiera, il 24 marzo.

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita:

L’Appennino ha bisogno di tanto amore, di persone che la mattina alzino lo sguardo oltre le case del piccolo borgo per andare a coltivare la terra, nel senso più ampio possibile: a prendersene cura. È a queste terre che sembrano non avere pace che voglio dedicare il racconto di questo viaggio di novecento chilometri. Da Riomaggiore a Castel Madama, dal mare della Liguria alla nostra amata terra, il Lazio.

Un’avventura nata dal bisogno di conoscere, passo dopo passo, le ferite e le minacce contro cui lottano quelle montagne che ci sono entrate nel cuore quando avevamo solo vent’anni. Montagne ferite dagli interminabili trafori, e da preservare dai mega impianti eolici proiettati verso il cielo come lame affilate circondate da boschi secolari. Al profondo desiderio di toccare con mano gli scempi, ma anche le esperienze virtuose, che popolano l’Appennino, all’improvviso si aggiunge il terremoto dell’Aquila. Ormai il nostro viaggio era pronto e questa tragedia non ha fatto che alimentare, con nuova linfa, la volontà di andare ad abbracciare lentamente la spina dorsale del Paese, toccando, appunto, anche i luoghi del sisma.

Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino. Appartengo a un territorio.

Appartengo a una terra che ti dà molto e che ha bisogno di essere ricambiata con amore in termini di conoscenza e di cura.
Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita (in Italia lo studio di questa straordinaria disciplina è stato quasi affossato).

La montagna italiana ha bisogno di un progetto di ampio respiro, capace di sporcarsi le mani affrontando le contraddizioni del presente.
La montagna non vota, ma fa sentire la sua presenza quando viene dimenticata e abbandonata. Dobbiamo avere le idee chiare: va detto con forza che la presenza dell’uomo, equilibrata, sostenibile e capillare, è fondamentale.

Non ci può essere cura e manutenzione della montagna se il presidio umano non è diffuso; solo così la ricostruzione post sisma può non dimenticare le piccole frazioni, anche le più sperdute. In questo senso sono agli antipodi di chi teorizza e auspica la vittoria della natura selvaggia sull’uomo. L’Appennino è equilibrio tra uomo e natura e ogni metro della sua terra è permeato dalla storia umana, così come lo sono anche i territori interni alle aree protette.

Ecco perché, per quello che posso, cercherò di appartenere sempre di più alla politica dei fatti concreti, a quella che ascolta i suoni della terra e ne sa riconoscere i segni, a quella delle persone che si stringono forte per costruire nuove comunità solidali, perché queste sono la mia storia e la mia passione. Lascio ad altri l’impegno nobile di chi lavora nelle istituzioni, a noi il compito di fargli da pungolo.

Appennino atto d’amore

Io viaggio da sola! Con #intimaconsapevolezza, contro gli stereotipi di genere

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere: Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da…

Anche per l’edizione 2018 di Fa’ la cosa giusta! saremo accompagnate ad esplorare le tematiche dello “Spazio donna” con Intimaluna, che quest’anno propone una iniziativa legata al viaggio contro gli stereotipi di genere:

Viaggiare in solitaria, spesso, rappresenta un percorso introspettivo; la meta è certamente importante, ma la sola idea del viaggio, fa vivere emozioni uniche, di empatia con le nostre sicurezze e limiti. Metaforicamente in verità, si viaggia da soli per tenersi per mano e godere della propria compagnia, un “ossimoro esistenziale” che può creare qualche vulnerabilità.

Essere donna, libera di viaggiare, intraprendere il proprio cammino di scoperta, può generare in noi e negli altri aspettative, pretese e standard da raggiungere ad ogni costo, che possono metterci in dinamiche fuorvianti e non in linea con i nostri reali desideri.

Per essere avventurose, bisogna conoscere bene se stesse e i propri limiti; essere donna in linea con la propria femminilità, anche intima.

A Fa’ la cosa giusta! 2018, il 24 marzo alle ore 17.00 un incontro promosso e organizzato da Intimaluna tratterà il tema della consapevolezza intima e femminile in viaggio; parteciperanno giornaliste, psicologhe, blogger di viaggi e donne che hanno voglia di scambiare esperienze e racconti.

Nel frattempo, l’invito rivolto a tutte le viaggiatrici è di condividere sui social la propria esperienza taggando nelle foto @intimaluna e usando gli hashtag #intimaconsapevolezza #FLCG2018

 

 

La Costituzione compie 70 anni: scriviamola a mano per farla nostra

La nostra Costituzione compie 70 anni (è entrata in vigore il Primo gennaio 1948). Nell’edizione 2017 della nostra Fiera avevamo ospitato una iniziativa di cui tantissimi visitatori hanno fatto esperienza: la riscrittura a mano degli articoli salienti della nostra Carta costituzionale, un’opera collettiva, ideata e curata dalla calligrafa e artista Monica Dengo. Monica aveva preparato, per l’occasione, 12 poster, con relativi Articoli della Costituzione. Oggi ve ne facciamo dono in…

La nostra Costituzione compie 70 anni (è entrata in vigore il Primo gennaio 1948).

Nell’edizione 2017 della nostra Fiera avevamo ospitato una iniziativa di cui tantissimi visitatori hanno fatto esperienza: la riscrittura a mano degli articoli salienti della nostra Carta costituzionale, un’opera collettiva, ideata e curata dalla calligrafa e artista Monica Dengo.

Monica aveva preparato, per l’occasione, 12 poster, con relativi Articoli della Costituzione. Oggi ve ne facciamo dono in una duplice versione, quella originale e quella con i caratteri in trasparenza, da ricalcare a vostro gusto e con la vostra mano: scarica e stampa il documento. Un’attività alla portata di grandi e bambini, che si fa memoria e cittadinanza attiva.

Buona Costituzione, dunque! E se vi va di mostrarci le vostre tavole, condividetele taggandoci sui social e usando l’hashtag #lasciailsegno.


E, per chi ci prende gusto… c’è il manuale (della stessa autrice) “Lascia il segno”

Lascia il segno