“Come sarebbe il mondo senza denaro?” Incontro annuale Bilanci di Giustizia

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani.

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani. Quali sono le alternative pratiche e quotidiane a uno stile di vita che crea ingiustizia sociale, inquinamento e ci fa spendere un sacco di soldi?

Perché Bilanci di Giustizia? Anzitutto, perché parte tutto da una semplice analisi delle proprie entrate e uscite. Quanto spendo per i miei consumi? Quali sono quelli superflui e quelli realmente necessari? Quanto devo guadagnare per permettermi lo stile di vita che conduco? Ne vale veramente la pena? Migliaia di persone l’hanno fatto in tutta Italia, hanno cambiato il loro stile di vita e si sono unite in una rete, attraverso la quale si confrontano, si supportano e diffondono questo modello che, oltre a essere più etico e sostenibile, garantisce anche maggiori redditi, più tempo libero e una qualità della vita più elevata.

Come ogni anno, a fine agosto si ritroveranno a Stresa per il raduno annuale della rete. Si svolgeranno incontri su temi come l’economia senza denaro e le monete complementari, dando spazio alle nuove generazioni e alle esperienze concrete portate dai bilancisti, in modo da fornire ai partecipanti gli strumenti per poter cominciare a cambiare la loro vita da subito, a partire dai piccoli gesti quotidiani.

L’edizione 2018 sarà arricchita dalla partecipazione di Italia Che Cambia, che documenterà l’evento per dare maggiore forza alle esperienze di Bilanci di Giustizia. L’obiettivo è diffondere questo modello di “economia domestica” per far capire a quante più persone possibile che cambiare conviene, sia dal punto di vista economico che da quello ecologico, ed è più facile di quanto possa sembrare!

Scarica il volantino con il programma.

Francesco Bevilacqua, Italia che cambia, 11.07.018

 

“Milano che pedala”… in ventimila foto

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Con il vostro aiuto, diventerà una mostra per Milano Bike City (settembre 2018).

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Ci dice di quanti sorridono e quanti invece hanno il broncio, dei cestini con i fiori, di chi è in giacca-e-cravatta, delle gonne e delle cuffie. Insomma: siamo proprio noi, al naturale.

Visto che tutto è nato per caso e che non c’era nessun progetto dietro questi scatti, si tratta di fotografie difficilmente utilizzabili e meno che meno pubblicabili altrove senza un’esplicita autorizzazione da parte di chi è stato fotografato.

Agli amici di Milano Bike City piacerebbe realizzare una mostra della Milano che pedala e allora ci chiede di sfogliare l’album su Flickr e se vi riconoscete di mandarci un’email con il vostro nome e cognome all’indirizzo milano.pedala@gmail.com specificando l’indirizzo della foto (basta fare copia-e-incolla dalla barra del browser); vi scriveranno  poi noi per dirvi che cosa vorremmo fare con la vostra foto e chiedendovi tutte le opportune autorizzazioni.

Sfogliate l’album, fatelo sfogliare ai vostri amici, chiedete loro di scrivere, se si riconoscono.

Insomma: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per trasformare questo racconto così spontaneo e intenso in un momento pubblico di riflessione e svago sulla Milano che pedala.

Grazie da parte di #MilanoBikeCity.

Paolo Piacentini racconta La Lunga Marcia nelle Terre Mutate

27 giugno – 8 luglio 2018: a piedi da Fabriano a L’Aquila per percorrere e promuovere il Cammino nelle Terre Mutate, un progetto di turismo lento per stimolare il ritorno nelle zone colpite dal sisma.

Le persone che con coraggio vivono nelle zone terremotate del Centro Italia temono, sopra ogni cosa, di essere dimenticate. Un gruppo di camminatori ha percorso, dal 27 giugno all’8 luglio, oltre 200 chilometri toccando 12 tra i comuni più colpiti di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo: Terre Mutate dal sisma, appunto. Un camminare tra paesaggi bellissimi e tanta distruzione per riaccendere i riflettori e per tracciare il primo percorso naturalistico e solidale. “Abbiamo incontrato persone determinate e che stanno soffrendo ancora molto, soprattutto dal punto di vista psicologico”, racconta Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, che insieme a Movimento Tellurico e Ape (Associazione proletari escursionisti) Roma, ha organizzato questa “Lunga marcia nelle terre mutate”. “Ci hanno raccontato, ed è sotto gli occhi di tutti, che la ricostruzione sta andando a rilento, anche per colpa di una burocrazia sfinente”. “Il nostro obiettivo è creare un cammino solidale permanente -sottolinea Piacentini-. Insieme ai comuni e alle persone del luogo stiamo individuando i percorsi e i luoghi di accoglienza. Ci sono aree più devastate e altre meno. Quasi in tutti i comuni ci sono comunque strutture che possono o potrebbero dare ospitalità”.

Servizio del Tg3 sull’arrivo a L’Aquila della Lunga Marcia nelle Terre Mutate, 8 luglio 2018

 

Da Fabriano a L’Aquila, passando per Matelica, Camerino, Fiastra, Ussita, Visso, Campi di Norca, Norcia, Castelluccio di Norcia, Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice, Campotosto, Collebrincioni. Si attraversano due parchi nazionali: quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. “L’idea è quella di un turismo lento, consapevole e rispettoso”, aggiunge. Quindi niente turismo del dolore, no selfie sulle macerie. Piuttosto il desiderio di conoscere la storia e i progetti di chi ha scelto di non abbandonare queste terre stupende. Come Assunta di Campotosto, giovane appassionata di tessitura, che prima del terremoto ha riportato in vita antichi telai e ora continua con la sua attività.

Oppure Katia ad Accumuli, che non ha lasciato il suo agriturismo Alta Montagna Bio, nonostante i danni subiti, e continua con i suoi quattro figli e il marito nell’allevamento di vitelli e maiali. E poi c’è Gino che ad Arquata ha aperto un ristorante. Lungo i 200 chilometri della Marcia nelle terre mutate è possibile incontrare tanti personaggi come Assunta, Katia o Gino. “Chi vuole può andarci, ma prima si informi beni sui percorsi e le strutture disponibili all’accoglienza”, avverte Piacentini. Il percorso tracciato diventerà una guida di Terre di mezzo. Intanto si può consultare il sito www.movimentotellurico.it oppure contattare direttamente l’associazione. 

Dario Paladini, Redattore Sociale, 11.07.018
Foto: Cristina Menghini, L’Italia nello Zaino

Vuoi approfondire? Paolo Piacentini è autore di “Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo” (Terre di mezzo Editore), prefazione di Paolo Rumiz.

TG TV2000 12 luglio edizione delle 12

Galleria fotografica Fa’ la cosa giusta! 2018

Ecco la galleria fotografica: un piccolo assaggio di quello che è stato, e un invito a scoprire con noi quel che sarà, dall’8 al 10 marzo 2019, Fa’ la cosa giusta! sedicesima edizione.

… ma dove la trovate, un’altra Fiera con tutto questo dentro?!?
700 espositori 32mila, 10 sezioni tematiche, 17 aree speciali, 450 appuntamenti nel programma culturale, 300 volontari, 91mila visitatori.  Tanta, bellissima gente!

Ecco la galleria fotografica: un piccolo assaggio di quello che è stato, e un invito a scoprire con noi quel che sarà, dall’8 al 10 marzo 2019, Fa’ la cosa giusta! sedicesima edizione.
Vuoi diventare nostro espositore? Iscriviti ORA, sconto 20%, solo per luglio.

 

 

 

I nomi delle 34.361 vittime della Fortezza Europa

Pubblicati sui giornali di venerdì 22 giugno 2018: Il Guardian in Gran Bretagna, il Tagesspiegel in Germania, il manifesto in Italia. Per ciascun migrante il nome, il paese di provenienza, la fine del viaggio. E’ l’elenco più completo oggi esistente, realizzato dalla Ong Olandese United for Intercultural Action.                         Non è solo l’operazione giornalistica che importa di per sé,…

Pubblicati sui giornali di venerdì 22 giugno 2018: Il Guardian in Gran Bretagna, il Tagesspiegel in Germania, il manifesto in Italia. Per ciascun migrante il nome, il paese di provenienza, la fine del viaggio. E’ l’elenco più completo oggi esistente, realizzato dalla Ong Olandese United for Intercultural Action.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è solo l’operazione giornalistica che importa di per sé, ma la necessità che sottende: quella di una diversa narrazione. Un bel pezzo a firma di Antonio Prete, su Doppiozero, invita a riflettere su alcune parole che nel nostro tempo sono offese, straziate, svuotate di senso. Parole ritenute altro dalla politica:

“Una parola di dieci lettere è il territorio dell’OSPITALITA’. Proteggi ciascuna di quelle lettere. Poiché dappertutto, intorno, c’è l’inferno, il sangue, la morte”. Così lo scrittore Jabès nel suo libro dell’addio alla scrittura, e alla vita, Le livre de l’hospitalité. Dappertutto, anche nella lontananza dalla guerra, c’è un’insidia: quella di addomesticare l’orrore, di abituarsi al tragico, di non avvertire più lo scandalo per la distruzione dell’umano. Colui che fugge dalla guerra, dalla condanna all’estinzione per fame o per violenza, pensa, o spera, che la parola ospitalità abbia altrove ancora un suo senso, sia appunto protetta nelle sue singole lettere, perché intorno c’è l’inferno.

Il diritto all’orizzonte è figura di ogni altro diritto. Ostruire l’orizzonte, costruire muri, è sottrarre il cielo allo sguardo, e ai pensieri. Il muro si oppone all’orizzonte, alla ricerca d’orizzonte che è in ogni cammino, in ogni movimento verso un approdo. “Il muro è il silenzio più duro. Negare il muro”, scrive Jabès in un altro suo libro intitolato Le parcours. Abbattere il muro è liberare l’orizzonte alla vista. Restituire il rapporto con il cielo, con la lontananza, con le nuvole. Il rapporto che appunto definisce colui che è in cammino. E l’ospitalità, altro non è che un “incrocio di cammini”. (leggi l’articolo in versione integrale)

 

 

Disabilità, la magia del Coro Manos Blancas di Milano

È formato da bambini e ragazzi con gravi disabilità, affiancati da coetanei che li aiutano a cantare con le mani indossando guanti bianchi. “Non sarebbero in grado di cantare con la voce, ma possono farlo con il corpo”. È nato grazie all’intuizione di due musicisti venezuelani: “La musica è espressione dell’anima… e l’anima non conosce disabilità”

Con i loro guanti bianchi cantano “La vita è bella” oppure “Nel blu dipinto di blu”: sono i bambini e i ragazzi del Coro Manos Blancas di Milano, nato all’interno della scuola speciale dell’Istituto comprensivo Paolo e Larissa Pini (zona Gorla), l’unica del capoluogo lombardo rivolta a giovani con gravi e plurime disabilità. Ogni corista è affiancato da un coetaneo della scuola media vicina, un “compagno di viaggio” che lo aiuta a cantare con le mani. Il coro poi è completato da un gruppo di ragazzi di altre scuole che intonano con la voce i canti. “In questo modo anche ragazzini disabili, che non sono in grado di cantare con la voce, possono farlo con il loro corpo. Sono inseriti in un contesto di musica e con le mani possono seguirla e viverla”, spiegano gli operatori. “Il nostro obiettivo è l’integrazione -aggiungono gli insegnanti-. Perché ne traggono beneficio non solo gli alunni con disabilità, ma anche gli altri compagni che imparano a vivere a fianco della diversità”. Il coro è diretto da Sonia Spirito, Chiara Lucchini e Pilar Bravo, insegnanti specializzati.

Il progetto del Coro Manos Blancas di Milano è promosso da Song onlus ed uno dei cori nati nel mondo grazie all’intuizione di Naybeth Garcia e Johnny Gomez, docenti e assistenti nella scuola di musica venezuelana del Maestro Josè Antonio Abreu: “La musica è espressione dell’anima… e l’anima non conosce disabilità”. Hanno così ideato un metodo di fare musica insieme che riesce a coinvolgere ogni ragazzo. Anche quelli con abilità speciali: indossati guanti bianchi, guidati da maestri che ricevono una specifica formazione, hanno la possibilità di vivere con il loro corpo la musica. Insieme ad altri coetanei.
Per sostenere il Coro Manos Blancas di Milano è stata lanciata la campagna di crowdfunding “Song senza barriere”, sulla piattaforma di Produzioni dal basso. Il progetto è tra i cinque selezionati da Bper Banca, su oltre 150 presentati a livello nazionale, nell’ambito del concorso “Teen! Il futuro a portata di mano”. Le donazioni raccolte saranno raddoppiate da Bper Banca. C’è tempo fino al 30 giugno per donare. I fondi raccolti serviranno per garantire il proseguimento delle attività in modo gratuito per le famiglie, per estendere l’area corale arrivando a coinvolgere fino a 100 ragazzi e per portare l’esperienza delle “Manos Blancas” fuori dalla Scuola.

Redazione: Dario Paladini, Redattore Sociale

 

Tumore al seno, 50 scatti per raccontare il dolore e la rinascita

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo.…

Per raccontare il dolore, la sofferenza e la rinascita ci vogliono eleganza, sensibilità e capacità di entrare in sintonia con le altre persone. Qualità che ha Silvia Amodio, fotografa e giornalista. Lo si desume guardando, in anteprima sul sito del progetto una preview di “Io ero, sono e sarò”, la mostra che ha realizzato con 50 fotografie di grande formato, in cui ritrae donne con solo un velo sul corpo. Sono donne che si sono misurate con il dolore della scoperta di un tumore al seno, con la fatica delle cure, con la sfida di prendersi cura di sé e trovare il coraggio di realizzare un sogno. Secondo gli ultimi dati dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), nel 2017 si sono ammalati di tumore alla mammella 50 mila donne e 500 uomini. Con una tendenza che è in lieve aumento, quasi l’1% l’anno. Una donna su otto viene colpita da tumore al seno nel corso della vita. E se un tempo la fascia di età più a rischio era compresa tra i 40 e i 60 anni, oggi la forbice si è allargata fino a raggiungere ragazze di 18 e signore oltre gli 80. Si tratta sempre più di una questione sociale e culturale, oltre che sanitaria.

“Il progetto si intitola Io ero, sono, sarò perché, parlando con queste donne, ho capito che la loro vita era divisa in tre parti: prima, durante e dopo la malattia -spiega Silvia Amodio-. Il tempo scandisce tutto dall’inizio, una dimensione con la quale ci si misura in continuazione e che condiziona ogni scelta”. Sul sito www.ioerosonosaro.it è possibile vedere il documentario realizzato in occasione della prima presentazione della mostra, a Ibiza. Silvia Amodio ci è andata insieme a questo gruppo di donne, che si sono viste per la prima volta ritratte. Una di loro dice: “mi sono sentita bella”. Non è affatto scontato, per chi durante le cure ha perso i capelli, magari è ingrassata o ha subito interventi invasivi. L’idea di Silvia di trasformare la propria casa in studio fotografico per accogliere le donne in un ambiente familiare e confortevole ha contribuito a creare un clima di fiducia reciproca e di intimità, mentre la presenza di un truccatore professionista ha rimesso al centro la bellezza. L’utilizzo del velo, con la sua leggerezza e trasparenza, ha consentito di “giocare” sul set e di (s)velare non solo le parti del corpo colpite dal male ma anche le cicatrici profonde e non sempre visibili. Il velo, vezzo tipicamente femminile, è il fil rouge di tutti gli scatti.

La mostra arriverà a Milano il 19 maggio, nella prestigiosa Sala Panoramica del Castello Sforzesco, grazie a Coop Lombardia, che ha promosso tutto il progetto. La mostra sarà accompagnata da un catalogo (a cura di Terre di mezzo Editore) che conterrà tutti gli scatti realizzati corredati dalle rispettive storie e da una serie di interventi scientifici e istituzionali. Tra loro anche quello di un uomo che a 41 anni ha scoperto un nodulo al seno e iniziato la sua sfida verso la guarigione.

Redazione: Dario Paladini, 6.04.018

Slow Medicine, per una sanità più sobria, rispettosa e giusta

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga…

Prima degli interessi di chi concepisce la sanità come un’industria, viene la salute dei cittadini. La salute è un diritto, non un business. È per ribaltare l’ordine delle cose che è nato Slow Medicine, movimento di medici, infermieri, pazienti e cittadini che si battono per un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. “Slow Medicine in Italia ha mosso i primi passi nel 2013 -spiega Franca Braga di Altroconsumo e membro del direttivo del movimento-. È nato con l’idea di opporsi alla medicalizzazione a tutti costi della salute dei cittadini. È un movimento culturale, che invita a recuperare il rapporto tra medico e paziente, a un uso più sobrio di medicine, esami e check up. Si fanno troppi sprechi, in un epoca in cui non possiamo assolutamente più permetterceli”. Sul sito slowmedicine.it è possibile trovare le schede delle pratiche mediche più a rischio di spreco, come gli antibiotici, gli aerosol al cortisone, gli antiinfiammatori, i sonniferi o le radiografie. Le benzodiazepine, usate per indurre il sonno e calmare l’ansia, per esempio, “tendono a perdere di efficacia col tempo: chi li assume può assuefarsi, cosa che spinge ad aumentare il dosaggio e a diventare così maggiormente dipendenti”, si legge in una delle schede. “Spesso sono gli stessi pazienti a chiedere al medico più medicine -aggiunge Franca Braga-. È venuta l’ora di cambiare approccio, soprattutto nell’interesse dei pazienti stessi”.

Di un approccio più sobrio, rispetto e giusto alla salute si parlerà a Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo a Fieramilanocity, dal 23 al 25 marzo. Sabato 24 marzo si terrà l’incontro “Troppa medicina! Scopriamo l’approccio slow”, dalle ore 12 alle 13 (piazza Pace e Partecipazione). Interverranno Silvio Garattini, scienziato, direttore Ist.Mario Negri, Luca Iaboli, medico, membro di Nograzie, Daniele Caldara, coordinatore area salute Altroconsumo, Roberto Satolli, medico e giornalista Zadig e modera Marco Bobbio, Slow Medicine. Domenica 25, dalle ore 17 alle 18, si parlerà di “Cibo e salute. Slow food incontra slow medicine” con Cinzia Scaffidi, vicepresidente Slow Food, Antonio Bonaldi, presidente Slow Medicine e Franca Braga.

Redazione: Dario Paladini, 18.03.2018

Per un’economia delle relazioni, con Iris Bio e Edilcasa

In fiera, presso lo spazio della coop. Iris Bio al pad. 3 (YB7) un programma ricco di incontri, per raccontare e condividere le esperienze e i progetti, far nascere possibili azioni comuni, allargare il cerchio e la visione, mettere in moto un’economia circolare, fondata su cooperazione e gratuità.

In fiera, presso lo spazio della coop. Iris Bio al pad. 3 (YB7) un programma ricco di incontri, per raccontare e condividere le esperienze e i progetti, far nascere possibili azioni comuni, allargare il cerchio e la visione, mettere in moto un’economia circolare, fondata su cooperazione e gratuità.

 

Cooperativa Agricola Iris e Cooperativa Edilcasa sono due realtà imprenditoriali, con storie, attività, dimensioni molto diverse tra loro, da
alcun anni lavorano insieme per diffondere un’economia fondata sulle relazioni, sulla cooperazione, sul bene comune, sulla condivisione di semplici valori: il rispetto della terra, delle persone e del lavoro.

 

La Cooperativa Agricola Iris è stata fondata nel 1978 da un gruppo di giovani che sin dall’inizio ha praticato l’agricoltura biologica e la proprietà collettiva nel Parco Naturale Oglio Sud, costruendo un modello di impresa fondato sul rapporto diretto con il consumatore e attivando un’importante Filiera biologica che coinvolge ormai 15 regioni italiane e che alimenta il nuovo pastificio di Casteldidone (CR). Un edificio certificato in bioedilizia a bassissimo impatto ambientale e finanziato attraverso un azionariato sociale, dunque a proprietà collettiva, come
tutti i beni della cooperativa. Non solo, nel 2010 nasce Fondazione Iris con lo scopo di promuovere e diffondere i saperi acquisiti in oltre 30
anni di storia, come soggetto promotore di una cultura del biologico.

 

Edilcasa, cooperativa di produzione e lavoro ,con il suo progetto www.rivitabitare.org si occupa di rigenerare i beni immobili esistenti, rendendoli sostenibili e attivi, sviluppando progetti sociali ed economici che li valorizzino e promuovendo modelli abitativi di condivisione e collaborazione, con interventi a basso impatto ambientale e a forte connotazione sociale. Oggi la Cooperativa ha sede all’interno del Condominio solidale Casa Torrione , co-progettato con Caritas Biella, che ospita povertà e realtà imprenditoriali e associative del territorio ed è attiva all’interno di due Reti d’Imprese agricole-forestali che si ispirano a modelli di economia civile e del bene comune.

 

Al fianco di Iris e di Edilcasa, tra le imprese che cooperano a dare vita e corpo a un’economia equa e solidale, in equilibrio tra l’esigenza del fare impresa e la finalità sociale, la cuneese Biolanga , che produce cereali, ortaggi, nocciole secondo il metodo biologico, la Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia , la Cooperativa Valli Unite del Canavese e la Segheria Valle Sacra , della filiera canavese/biellese che utilizza legni piemontesi in bioedilizia e ingegneria naturalistica; la Rete agricola biellese Teritori , con la sua filiera biologica di produzioni tradizionali locali.

 

Lo spazio stand Iris Bio a Fa’ la cosa giusta! sarà, quindi, un luogo d’incontro, dove si alterneranno parole, pensieri, storie, voci sui temi dell’ agricoltura biologica , della bioedilizia , dell’abitare collaborativo , che si intrecceranno con i temi centrali di un’altra economia possibile, della finanza alternativa ed etica, delle buone pratiche già sperimentate, del rispetto della terra e dell’uso delle risorse.
Tra gli ospiti, Tonino Perna, professore ordinario di sociologia economica presso l’Università degli studi di Messina; Luigino Bruni , professore ordinario in economia politica dell’Università Lumsa di Roma e all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI); Massimo Angelini , filosofo e direttore editoriale della casa editrice Pentàgora;  Jhonny Dotti , pedagogista e imprenditore sociale, amministratore delegato dell’impresa sociale ON;  Nazzareno Gabrielli , vice direttore di Banca Etica; Lidia Di Vece, vice presidente Federazione del Bene Comune in Italia, Maurizio Gritta fondatore e presidente della Cooperativa Iris, Andrea Mondin , amministratore delegato della Cooperativa Edilcasa.

 

Nella giornata di venerdì e sabato mattina, la piazza ospiterà anche i laboratori dedicati alle scuole con i progetti: “Dal piatto alla Terra: il percorso del cibo” e “ Eureka! ecco come ti trasformo l’energia in movimento” condotto da ènostra, l’energia buona

Tra gli incontri in programma presso lo spazio stand Iris in fiera:

Sabato 24 marzo
ore 10 “Abitare, lavorare, prendersi cura”
Jhonny Dotti, pedagogista e imprenditore sociale
Andrea Mondin, Cooperativa Edilcasa, progetto Rivitabitare
Housing Lab
Ore 17.30 “La terra e la forma umana della bellezza”
Massimo Angelini, filosofo e direttore editoriale della casa editrice Pentàgora

Domenica 25 marzo
ore 10.30 “Dove vogliamo andare?: Il denaro come bene comune”
Tonino Perna, professore ordinario di sociologia economica presso l’Università di Messina
Nazzareno Gabrielli, vice direttore di Banca Etica
Lidia Di Vece, vice presidente Federazione del Bene Comune in Italia
Maurizio Gritta fondatore e presidente della Cooperativa Iris
Angelo Mastrandrea, scrittore e giornalista
ore 15.00 “Dove vogliamo andare?: Stato dell’arte delle comunità di acquisto”
Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia
Fulvia Mantovani, Cooperativa agricola Iris
RES Lombardia
DES Garda
DES Brianza
ore 16.30 Fare rete: come si costruisce la fiducia
Maurizio Gritta, Filiera Iris Bio
Francesco Biscia, Biolanga
Andrea Mondin, Filiera del Legno Piemontese
Gianni Tarello, Filiera del Legno Piemontese
Andrea Finco, Rete agricola Biellese Teritori
Cooperativa di cittadini coltivatori biologici Arvaia

A Milano, tutti a piedi in ufficio con Zoe

Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega Zoe-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte:

“I benefici sono soprattutto per la mente. Al mattino il camminare mi dà la carica, alla sera è defaticante: ascolto la musica e faccio scorrere i pensieri”: Zoe Zanini, 31 anni, da poco meno di due mesi percorre a piedi il tragitto casa lavoro e ritorno. Ci mette un’oretta. In tutto macina 11 chilometri al giorno. Non è certo l’unica ad avere questa abitudine, ma lei ha voluto condividerla su Facebook per invitare colleghi e amici a lasciare in box motorini e auto e iniziare a camminare. Il gruppo “In ufficio con Zoe” ora conta 445 persone, che postano quasi quotidianamente foto del loro recarsi a piedi in ufficio. Il loro segno distintivo è un nastro giallo al braccio. E attraverso il gruppo si danno appuntamento per percorrere tratti di strada insieme. Anche Zoe aderisce oggi a “M’illumino di meno”, l’iniziativa del programma di Radio 2 Caterpillar, che quest’anno è dedicata proprio alla bellezza del camminare. “Trovo bello camminare perché mi permette di guardare con calma la città -sottolinea Zoe-. Posso osservare le persone e cerco di immaginare la loro vita. Ho scoperto bar e angoli della città molto carini”.

Camminare può far bene al fisico, alla mente e alla città. “Sono una persona abbastanza paurosa -racconta Zoe- e penso che se le strade fossero piene di gente che va a piedi saremmo tutti più sicuri. La sera quando attraverso un parco mi sento a disagio, ma se ci fossero più persone sarei più tranquilla”. Milano è una città in cui spesso la gente sembra non avere tempo, presa da mille impegni lavorativi o familiari. “Dobbiamo ribaltare il nostro modo di ragionare -spiega-. Non sono ore perse quelle dedicate al camminare, ma guadagnate. È una questione di scelte: se so che ho questi tempi per spostarmi, mi organizzo di conseguenza. Poi, ovviamente, capita anche a me che, per motivi di lavoro, debba arrivare da qualche parte più velocemente e in quei casi prendo il motorino”.

Zoe ha deciso di condividere la sua scelta di camminare, dopo che ha notato che alcuni colleghi usano l’auto o il motorino per un tragitto casa lavoro molto più breve del suo. “C’è chi abita solo un paio di chilometri dal nostro ufficio e usa addirittura l’auto. Non solo. Per evitare di prendere multe, ha affittato un posto auto o un garage vicino all’ufficio. Mi sembra paradossale, visto che potrebbe fare quel tragitto a piedi in meno di mezz’ora”. “In ufficio con Zoe” mira a conquistare anche i pendolari che arrivano in treno a Milano: “Possono camminare dalla stazione al luogo di lavoro. Risparmiano sull’abbonamento ai mezzi e guadagnano in qualità della vita”. 

Redazione: Dario Paladini 23.02.018
Foto dal Gruppo Facebook “In ufficio con Zoe”