Pane, rose e (semi)libertà: viaggio nel Consorzio dove i detenuti lavorano

L’esperienza del Consorzio di viale dei Mille, ristrutturato a Milano, che raggruppa le coop dei detenuti. Una vera e propria vetrina della geografia economica carceraria d’Italia.

Il boccone di carne gli rimane in gola. È ottobre 2013 e ‘Seba’ – “chiamami così, come il tuo migliore amico”, mi dice col suo accento di San Luca, Calabria profonda-, sta aspettando la chiamata dell’avvocato, seduto a un tavolino di un ristorante. Sta mangiando una fiorentina, con due sentimenti contrastanti: in un caso festeggerà la libertà con una costata “fatta come Dio comanda”, nella seconda ipotesi quella sarà l’ultima cena degna di questo nome per parecchio tempo a venire. Il legale telefona. La Cassazione ha confermato la condanna. Seba è di fronte a un altro bivio: scappare o presentarsi spontaneamente in carcere?. Ferma un taxi: “Mi porti a Rebibbia”. “Dove a Rebibbia?” “Al carcere di Rebibbia”. “Ma lavora lì?”. “No, devo entrare per restarci”. “È sicuro che non vuole essere portato all’aeroporto di Fiumicino?” chiede il tassista a metà fra il complice e il terrorizzato. “Così in carcere ci finisci pure tu”. Nella casa circondariale di Roma non lo prendono, per problemi burocratici, va in albergo e in seguito si costituisce al carcere di Bollate, Milano. Assieme ad un altro calabrese, più vecchio di lui, condannato nell’ambito dello stesso procedimento penale.

“Il reato è del settembre 1993, ero un ragazzino – spiega Seba –: È normale che mi condannino 20 anni dopo?”. Non lo dice con tristezza. Almeno visibilmente non pare rammaricato. Tutt’altro. Sembra perplesso, quasi divertito dalle inefficienze della giustizia italiana. Ora sta nel carcere di Opera, sud di Milano, e gode dei benefici dell’articolo 21: regime di lavoro all’esterno dopo aver scontato almeno un terzo della pena. Si esce a lavorare senza scorta se non per gravi motivi di sicurezza. Il 18 ottobre è il suo compleanno, taglia la torta, e lo sta festeggiando sul posto di lavoro dentro al Consorzio di viale dei Mille a Milano. Nato tre anni fa su impulso dell’assessorato al lavoro di Cristina Tajani e del Comune, che ci ha messo edificio e risorse economiche assieme a Fondazione Cariplo, la struttura raggruppa le cooperative di detenuti che lavorano nelle tra carceri milanesi di Opera, Bollate e San Vittore: 185 persone occupate nelle imprese socie, di cui 115 con problemi di giustizia ancora in corso, 4 milioni e 385mila euro di fatturato nel 2017, sommando i bilanci delle sei cooperative fondatrici. Che si chiamano “Bee4 Altre menti” che si occupa di data entry, controllo qualità a Bollate ed è quella che fattura più di tutte con i suoi 2 milioni e 380mila euro; “Opera in fiore” nella casa di reclusione di Opera che lavora nel tessile, manutenzione aree verdi e consegna frutta e verdura; la storica coop sociale “Alice” di San Vittore, dal 1992 attiva su linee di abbigliamento, sartoria forense, prodotti in pelle; “Il Gabbiano” di Sondrio nel mondo agricolo con vigne, meleti, orti; “In Opera” che è la coop per cui lavora proprio Seba, nel panificio e forno interni al penitenziario, e con pizze, focacce, corstate e biscotti che vengono portati all’esterno per commercializzarli in questo store sulla circonvallazione. E infine “Zerografica”, di cui fa invece parte Luca che a Bollate gestisce “Zeromail”, un servizio per permettere alle persone ristrette di comunicare più velocemente con parenti, amici, avvocati, portando le loro lettere all’esterno e inviandole via web.

Il negozio di viale dei Mille è stato ristrutturato in estate e presentato al pubblico nella nuova veste il 10 ottobre. “Prodotti stupefacenti” si legge sulle vetrine, “Entrare a curiosare non è reato” è un altro degli slogan. “Ora l’obiettivo è allargare il più possibile ad altre realtà carcerarie italiane” spiega Carlo al banco vendita. Lui è anche attore teatrale per il gruppo di reclusi ed ex reclusi chiamato “Opera Liquida”. Hanno fatto sold out al Piccolo Teatro con due date consecutive. Uno spettacolo di un’ora, 9 attori sul palco che “raccontano le loro esperienze personali nei quartieri: guerre fra bande, omicidi, rivolte contro la polizia” dice Carlo. “Nella parte dello spettacolo sull’omofobia il ragazzo che interpretava il gay ha preso per davvero le botte anche se è un’opera di finzione. Sono bravissimi a recitare, l’unico problema è che avendo come regista un altro detenuto ci si può spingere fino a un certo punto in termini di autorità sugli attori e questo limita un po’ le potenzialità artistiche”.

Ma con la cultura ed il teatro non si mangia – recita l’adagio – e quindi nel Consorzio sono ben altri i prodotti esposti. Una vera e propria vetrina della geografia economica carceraria d’Italia: i biscotti di Aosta e quelli della “Banda biscotti” di Verbania, il vino rosso di Alba, la prima birra arrivava da Rebibbia, ora dal carcere di Salluzzo, sempre Piemonte, regione molto attiva sul tema del lavoro dentro e fuori dal carcere, in particolare grazie all’esperienza di “FreedHome”, il negozio di prodotti made in carcere del “Lorusso e Cutugno” di Torino. Ma anche i taralli di Trani, il caffè di Pozzuoli, le mandorle di Siracusa e Ragusa, i profumi della “Giudecca” a Venezia e un’infinità di prodotti da mezza penisola: l’Ucciardone a Palermo, Bergamo, Cremona, Busto Arsizio, dove di recente è scoppiata una pesante rivolta dei detenuti. A Milano c’è la cooperativa Alice e la sua “Sartoria Borseggi” che produce borse nei laboratori di San Vittore e Monza con il progetto-marchio “Minore Uguale”.

Cos’era questo edificio prima di voi? “Un bordello tanti anni fa” risponde secco Carlo. La storia di Dateo 5 angolo viale dei Mille, complesso popolare di 156 alloggi di proprietà demaniale che i giornali di metà anni 2000 definivano “palazzo fantasma” e “casermone”, viene descritta dal venditore: “Questa è una delle poche proprietà comunali in zona Porta Venezia, erano case occupate che di fatto diventavano base di spaccio e prostituzione”. La vicenda è complessa: nel 1989 negozianti e artigiani che animavano la zona furono trasferiti nel parterre centrale di corso Indipendenza, in strutture prefabbricate. Per due o tre anni, fu detto loro. Non andò esattamente così. Un lunedì mattina di aprile 2010 la situazione era più o meno la stessa dell’89: intervengono polizia locale e Amsa per lo sgombero e l’abbattimento delle baracche di lamiera bianca, costruite 21 anni prima in via eccezionale e provvisoria per ospitare, nei giardini al centro del viale, i negozianti sfollati dal palazzo comunale di piazzale Dateo. Nel 2015 arriva il Consorzio e le attività di cooperative sociali, alcune delle quali esistono sotto la Madonnina da più di un ventennio. Gli appuntamenti dei prossimi mesi in viale dei Mille riguardano allestimenti natalizi e la presentazione a novembre del libro “Prometto di perderti”, firmato dalla campionessa di boxe Valeria Imbrogno, fidanzata di Dj Fabo. Assieme a lei ci sarà Marco Cappato, il radicale dell’associazione “Luca Coscioni” che ha sfidato la legge italiana con un atto di disobbedienza civile, accompagnando in Svizzera il 40enne Fabiano Antoniani dove è morto in seguito a suicidio assistito.

Ce ne andiamo salutando il festeggiato Seba con un’ultima domanda sul suo compleanno: “Quanti anni sono?”. “Sono quattro” sussurra lui, ridendo di gusto e passandoci accanto. L’età è 47 anni. Quattro sono quelli che gli mancano.

Redazione: Francesco Floris, 19.10.2018

Fa’ la cosa giusta! in arrivo a Bastia Umbra, Trento e Palermo

In attesa dell’edizione nazionale (Milano, 8-10 marzo 2019) inizia la la stagione delle edizioni locali di Fa’ la cosa giusta!, che in ottobre avrà luogo a Bastia U. (12-14), a Trento (26-28) e poi a novembre a Palermo (9-11)

In attesa dell’edizione nazionale (Milano, 8-10 marzo 2019) inizia la la stagione delle edizioni locali di Fa’ la cosa giusta!, che in ottobre avrà luogo a Bastia U. (12-14), a Trento (26-28) e poi a novembre a Palermo (9-11)

Fa’ la cosa giusta! Umbria
Bastia U. – Umbriafiere, 12-14 ottobre
Promossa e organizzata da Fair Lab e dell’associazione culturale Il Colibrì con la collaborazione di Regione Umbria, Comune di Bastia e Umbriafiere, festeggia dal 12 al 14 ottobre il suo quinto compleanno. Tante le novità presenti in questa edizione, esperienze e aziende provenienti da tutta Italia, oltre 250 stand divisi in 12 aree tematiche con prodotti in tutti i settori del vivere quotidiano, dall’abbigliamento alla cosmesi, dai servizi al food e con un’intera area dedicata ai piccoli. All’interno della fiera i visitatori potranno trovare tantissimi prodotti: la filiera della canapa italiana, il meglio dell’agroalimentare biologico, integratori naturali e benessere, nuove fibre applicate al tessile e al food, modelli virtuosi di assistenza sanitaria, nuovi sistemi di allevamento, social housing, arredamento sostenibile e design, risparmio energetico per casa e imprese, cosmesi naturale, nuovi prodotti vegan; abbigliamento e giochi naturali per i bambini.
La quinta edizione in centro Italia di Fa’ la cosa giusta!, fiera del consumo consapevole e degli stili di vita sostenibili, vedrà anche seminari, workshop, dibattiti, educazione e didattica, dimostrazioni, presentazioni, mostre, convegni, cooking show, laboratori pratici, qualità della vita, benessere del corpo e della mente, un programma riservato alle famiglie e alle scuole per una tre giorni di eventi gratuiti non stop sui diversi aspetti e le diverse anime della sostenibilità, con al centro la mostra-mercato dei prodotti e servizi green.
Sarà presente anche uno speciale spazio HandMade, dedicato alla vendita di prodotti fatti a mano, fra i migliori e i più originali del centro Italia. Curato dall’associazione Make, nata nel 2016 con lo scopo di valorizzare il “nuovo artigianato”, all’interno dello spazio ci saranno venti stand con artigiani, makers, piccoli brand, che attraverso l’uso di nuove tecnologie e delle proprie capacità manuali, sono riusciti a esprimere al meglio il proprio talento.

Fa’ la cosa giusta! Trento
Trentofiere 26-28 ottobre
Il punto d’incontro dell’economia solidale Trentina e non solo. Con la consueta ricerca di fedeltà ai valori di eticità e sobrietà che la ispirano, garantita anche dall’entusiasmo degli oltre 100 volontari che ne sono il motore, la mostra mercato del consumo critico vedrà la partecipazione di più di 200 realtà che esporranno il proprio lavoro e la propria storia, spaziando fra le più diverse forme del vivere sostenibile: dal mangiare al vestirsi, dall’abitare allo spostarsi, e molto altro. Accanto alle consolidate attività per i bambini, ad un programma culturale sempre più ricco di seminari e laboratori pratici, e alle varie proposte per un pasto più o meno veloce in fiera, novità 2018 sarà la la serata “food&music” del sabato sera: l’area ristorazione rimarrà aperta fino alle 23 con musica dal vivo.

Fa’ la cosa giusta! Sicilia
Palermo, Fiera del Mediterraneo, 9-11 novembre
L’’edizione di quest’anno è incentrata sulla costruzione dell’Economia Sociale e Solidale in Sicilia e del rapporto con l’Unione Europea, il programma culturale riguarda: Le Giornate Europee dell’Economia Sociale e solidale. I temi trattati sono: lo stato di attuazione di Agenda 2030, applicazioni dell’Economia Circolare in Sicilia, la legge sulla piccola agricoltura contadina, le leggi a sostegno dell’Economia Solidale nelle regioni, il commercio equo e le botteghe del mondo, bioagricoltura sociale, turismo responsabile, sistemi innovativi d’accoglienza per favorire processi d’integrazione e di coesione dei migranti, migrazioni-agricoltura etica-consumo consapevole, valorizzazione delle acque marino costiere e piccola pesca, finanza etica e strumenti alternativi di finanza. Le giornate europee di Palermo costituiscono l’opportunità per riportare il Mediterraneo nella centralità della Comunità Europea, avendo nella Sicilia, e in Palermo capitale, il focus. Un epicentro in grado di coniugare storicamente la convivenza delle civiltà dei popoli, di costruire sistemi socio-economici ecologicamente sostenibili e solidali. come ogni anno, grazie alla collaborazione di associazioni ed esperti nel settore il Progetto Scuola,  che costruirà occasioni e momenti formativi, dedicati agli studenti, alle loro famiglie e agli operatori del mondo scolastico. Nell’ambito del progetto scuola, novità di questa edizione è il Progetto SFIDE, (leggi tutto) un corso di formazione per i dirigenti scolastici e docenti”. Per chi verrà da fuori, l’Organizzazione ha predisposto, in collaborazione con Equotube, Viaggi Responsabile e Addio Pizzo Travel la proposta di viaggio Fa’ la cosa giusta! Vola a Palermo che comprende volo, soggiorno, e visite guidate della fiera e della città.

….E a Milano, dall’8 al 10 marzo 2019, la sedicesima edizione nazionale di Fa’ la cosa giusta! SAVE THE DATE 

Vivere in campagna… alle porte di Milano: il “condominio” di Cascina Selva

La storia di Mirko e Laura e dalla Cascina Selva di Cesate. Un grande casolare, in cui abitano 22 famiglie, metà di origine straniera. Per
superare degrado, tensioni e incomprensioni hanno avviato un progetto di riqualificazione, lavorando insieme per abbellire la cascina e la sua
corte. Che sabato 29 settembre potrete visitare, nell’ambito dell’iniziativa Cascina Aperte.

Cascina Selva si trova nelle campagne di Cesate, nord ovest della Città metropolitana di Milano. Mirko e Laura ci sono arrivati inizialmente perché desiderosi di una vita fuori dal caos urbano, e ci raccontano questa l’esperienza comunitaria, nata dal basso: “La Cascina è ora abitata da 22 famiglie, metà di origine straniera. C’è la signora novantenne che qui c’è nata, e la bambina di pochi anni figlia di genitori immigrati. L’accoglienza da parte di alcune famiglie è stata molto calorosa. Vi erano però anche incomprensioni, vecchie ruggini, liti, problemi personali si intrecciavano nella corte, rendendo il clima difficile. L’antica corte era in buona parte lasciata a se stessa nel degrado. La cascina era attraversata continuamente da auto e camion di passaggio, era una specie di scorciatoia del traffico locale. Assieme alle altre famiglie, dopo un lungo confronto, ci siamo posti l’obiettivo di rivitalizzare la Cascina con attività “sociali” e lavori di abbellimento. Tutti insieme abbiamo vinto un bando della Fondazione Cariplo e con i 3mila euro ottenuti abbiamo potuto sistemare la corte, restituendole il suo ruolo di cuore della cascina e di punto di ritrovo di chi vi abita. “Ora nella corte i bambini possono giocare, ci si può fermare di sera per fare due chiacchiere. Il fatto di lavorare insieme ha rafforzato un clima di fiducia e distensione tra le famiglie”, racconta entusiasta Mirko.

Quest’anno, per la prima volta, Cascina Selva di Cesate partecipa all’iniziativa “Cascine Aperte”, un fine settimana di festa nei più vivaci e bei casolari di Milano e dintorni. Sabato 29 e domenica 30 settembre. Trenta cascine apriranno le loro porte ai cittadini con incontri e laboratori, spettacoli e mostre, corse e biciclettate, pranzi e cene, mercati contadini e molto altro ancora alla scoperta del patrimonio rurale cittadino. È un’iniziativa promossa da Associazione Cascine Milano nell’ambito della Milano Green Week. Per l’occasione le famiglie della Cascina Selva hanno organizzato, per sabato, una giornata di giochi e musica. Un modo per festeggiare e far conoscere la loro esperienza di “condominio” di campagna che sta rinascendo. Si inizia alle 15 con laboratori per bambini. Alle 16 la Grande Carriolata agreste, seguita alle 18.30 da corso di balli Folk multietnici. Alle 21, balli popolari con il gruppo musicale dei Damatrà.

La nuova sfida per la Cascina Selva è il “Ri-circolino”. “Fino a 35 anni fa al centro della corte c’era una casetta, chiamata il Circolino. Veniva gestita a turno dalle famiglie e si vendevano panini, bibite e vino. Era frequentata anche da gente di fuori. La casetta è stata abbattuta anni fa. Abbiamo chiesto al Comune la possibilità di utilizzare un locale della cascina e lì stiamo ricavando un nuovo circolino, che appunto chiameremo ‘Ri-circolino’. Sarà un luogo in cui fare attività comuni, a servizio delle famiglie che abitano nella cascina”. Sarà anche punto di distribuzione dei prodotti bio dell’Orto Sociale, orto condiviso nato per iniziativa di alcune associazioni e il Comune di Cesate, che sorge vicino alla Cascina Selva.  

Redazione: Dario Paladini, 27.09.018
Foto: Mirko Marizza

Insieme per la mobilità dolce, si rinnova l’alleanza di A.Mo.Do.

Si rinnova fino al 2021 la nuova Alleanza per la Mobilità Dolce. Diventano 27 le associazioni unite per chi cammina, pedala ed usa ferrovie turistiche nel paesaggio italiano, per la diffusione di un turismo slow e la promozione dei piccoli borghi italiani.

In occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, sabato 22 settembre si sono incontrate 27 tra le maggiori associazioni nazionali impegnate in turismo, mobilità, ambiente e territorio, per rilanciare per i prossimi tre anni la piattaforma che le vede unite per valorizzare e promuovere la Mobilità Dolce in Italia.

Immersi nel territorio del senese, una delle capitali della mobilità dolce e turismo slow, è stata apposta la firma al Protocollo e Manifesto della Alleanza per la Mobilità Dolce da parte delle principali associazioni italiane. Sono Kyoto Club, Legambiente, Touring Club, Italia Nostra, Federazione Ferrovie Turistiche, Rete dei Cammini, Associazione Italiana Greenways, UTP Assoutenti, ARI Randonneur, FederTrek, WWF Italia, Iubilantes, AIPAI, BAI Borghi Autentici d’Italia , Terre di Mezzo, Città Slow, AEC, AIAPP Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, AIGAE Associazione Italiana Guide Ambientali Escursioniste, Associazione InlocoMotivi, Comuni Virtuosi, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Transdolomites, MTB Spoleto, AICS Ambiente, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, FederParchi.

Nel corso dei prossimi anni la piattaforma si impegnerà per promuovere azioni comuni come la Primavera della mobilità dolce, dal 21 marzo al 21 giugno 2019 e la Giornata delle Ferrovie delle Meraviglie oltre alla storica Maratona Ferroviaria su tratte locali. La priorità dell’azione di AMoDo sarà seguire l’attuazione delle Norme e dei Piani già approvati a difesa delle ferrovie turistiche, la crescita dei Cammini e la realizzazione concreta delle ciclovie turistiche, oltre alla difesa di vertenze locali e la proposta di progetti concreti da realizzare nei territori.

Dichiara Anna Donati, Portavoce di AMoDo riconfermata dalle 27 associazioni:

Ambizione delle Associazioni che costituiscono l’Alleanza è far crescere la cultura della mobilità dolce in Italia, far dialogare tra loro i diversi punti di vista, rappresentando di fronte alle istituzioni una visione comune. Ci aspetta un lavoro importante per valorizzare la bellezza italiana in una chiave sostenibile e far crescere i progetti di mobilità dolce da offrire a cittadini e turisti” Alla base della comune visione – come si legge nel Manifesto per la Mobilità Dolce siglato dalle 27 associazioni con un brindisi sabato 22 settembre – c’è il dialogo con le istituzioni nazionali, regionali e locali che devono attuare progetti concreti e politiche innovative, c’è la collaborazione con aziende, fondazioni ed associazioni che organizzano cammini, greenways, ferrovie e cicloturismo. L’obiettivo è contribuire alla creazione di una rete dolce per ogni utenza di viaggiatori e viaggiatrici, integrata con il trasporto collettivo, attraverso la riqualificazione e l’adeguamento del patrimonio esistente, la cura del paesaggio storico, dedicando attenzione alla tutela dell’ambiente, all’abbattimento delle emissioni inquinanti, al benessere dei cittadini, alle vocazioni del territorio e dei piccoli borghi italiani.

In foto: Il gruppo dei firmatari di A.Mo.Do.

Marco Annicchiarico assiste la mamma malata di Alzheimer: “L’ironia ci aiuta nei momenti più difficili”

Marco Annichiarico racconta “storie di vita nella malattia” e gli stratagemmi che l’hanno aiutato “a non impazzire nei momenti più difficili”. Nei suoi scritti molti si riconoscono e con lui scambiano impressioni ed esperienze. E c’è chi nel quartiere dove abita ha cominciato a fargli visita.

“Racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili”. Marco Annicchiarico, prima della malattia della madre, viveva di scrittura, dato che è critico musicale, addetto stampa e creatore di siti web. “Di fatto ho dovuto smettere di lavorare per seguire mia mamma – aggiunge -. E non sono l’unico. Sono tantissimi i famigliari di malati di Alzheimer che perdono il lavoro“. Spesso i post di Marco strappano un sorriso o anche una risata al lettore. E grazie ai suoi racconti si finisce per conoscere Lucia e provare per lei simpatia e tenerezza. “Quando è un po’ che non pubblico post c’è che mi scrive per sapere come sta mia madre e mi chiede di salutargliela, anche se non l’hanno mai conosciuta”, sottolinea. Vive a Milano, zona Loreto: grazie ai suoi scritti si è creata intorno a lui e a sua mamma una rete di solidarietà. “Ci sono persone che abitano in quartiere e, dopo avermi letto, hanno deciso di venire ogni tanto a trovarci. È qualcosa che mi fa un piacere immenso, perché rompe la monotonia delle giornate e fa bene anche a mia mamma”.

I post di Marco vengono puntualmente rilanciati dal sito della Federazione Alzheimer Italia. “C’è chi mi ha fatto sapere che ha usato i miei racconti in un gruppo di psicoterapia in una casa di riposo e chi per fare in ospedale un laboratorio di scrittura con pazienti di geriatria oncologica”. La lettura dei post di Marco Annicchiarico sono istruttivi, soprattutto per chi non sa cosa vuol dire avere un genitore, un fratello o un partner affetto da demenza. Sono istruttivi per chi nelle istituzioni ha il compito di decidere le politiche sanitarie. E ai medici e infermieri la lettura dei post di Marco può far capire quali sono i pensieri e i sentimenti dei famigliari dei pazienti. Pensieri e sentimenti che quasi mai hanno il coraggio o la forza di dire. “Quando arriva la diagnosi di Alzheimer non si sa bene cosa fare – racconta Marco -. Si è impreparati. Io ho letto una trentina di libri per cercare di formarmi. Ma poi si è risucchiati dalle cose da fare. Mia mamma, per esempio, deve essere seguita sempre. In pratica sono 18 ore di sorveglianza, che condivido solo in parte con una badante. Trovare altre persone che riescano a capire cosa stai vivendo è importante”.
Marco si ritiene fortunato, comunque, perché i suoi amici di sempre non l’hanno abbandonato. “C’è stato un periodo in cui mia mamma si divertiva a registrare con il mio aiuto brevi video di saluto. Li mandavo ai miei amici e a sua volta loro rispondevano con altri video”. Amici che non solo passano a casa di Marco per far visita, ma sono presenti anche nei momenti più difficili. Come quando Lucia è finita al pronto soccorso. “Mi fanno accomodare in sala d’attesa – scrive il 19 maggio di quest’anno – e, quando si aprono le porte, sorrido perché alcuni dei miei splendidi amici mi hanno raggiunto per fare compagnia a me e a Lucia. Se si escludono mia zia e suoi figlio, non ho altri parenti o una famiglia accanto che mi aiuti. Forse per questo ho iniziato a pensare che, in fondo, la vera famiglia siano gli amici che ci si sceglie e che restano al tuo fianco qualunque cosa accada, giorno dopo giorno, anno dopo anno”.

Marco ha anche scritto una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini. È uno dei post più letti (oltre 2 mila visualizzazioni). Oggetto: censimento rom. “I rom in Italia sono circa 170mila – scrive -, pari allo 0,23% della popolazione. I malati di demenza, invece, in Italia sono oltre 1 milione e 300 mila e le previsioni parlano di una cifra più che raddoppiata in poco meno di altri trent’anni. Un milione e trecentomila, lo sai meglio di me, sono più dell’1,5% della popolazione. Da un’analisi del Censis di qualche anno fa emerge che i costi diretti per l’assistenza, sicuramente lievitati in questo periodo, superano i 12 miliardi di euro mentre i costi indiretti sono quantificati in 33 miliardi e mezzo. Dubito che i Rom ci possano costare così tanto!”. E quindi il suggerimento: facciamo un censimento dei malati di demenza. “Questi dementi sono una minoranza in crescita e si mimetizzano nella società, a volte con la complicità dei familiari che li nascondono per non farli vedere. Ecco, fossi in te, punterei l’attenzione proprio su di loro. Se vuoi, ti posso aiutare io a iniziare questo censimento. È ora di finirla di dare loro soldi che poi sperperano in medicinali, pannoloni? o procaci badanti dell’est assunte in nero?. Ridai una dignità a questa nazione allo sbando e stoppa la demenza”.

Redazione: Dario Paladini, 12.9.018
Illustrazione tratta da “Una nonna tutta nuova” (Terre di mezzo Editore)

Il bar di Ventimiglia che rischia di chiudere per razzismo

Tutto è iniziato nell’estate del 2015 quando Delia ha visto delle donne con dei bambini che piangevano e dormivano sul marciapiede di fronte al suo bar tra la stazione e gli uffici comunali…

La signora al centro della foto è Delia, la proprietaria, e intorno ci sono le persone che hanno promosso una raccolta fondi perché nel suo bar possa continuare il suo lavoro tanto importante per la comunità migrante in transito a Ventimiglia.

Tutto è iniziato nell’estate del 2015 quando Delia ha visto delle donne con dei bambini che piangevano e dormivano sul marciapiede di fronte al suo bar tra la stazione e gli uffici comunali di Ventimiglia. Li raggiunge e li invita a entrare per riposarsi un po’, mangiare qualcosa e cambiarsi.
Oggi nel bagno del bar uno spazio per cambiare bambini e bambine con pannolini, assorbenti per le donne, spazzolini e dentifrici da viaggio. Delia raccoglie giocattoli usati e dentro il suo bar ha uno spazio giochi dedicata proprio all’infanzia. Non se la sente di chiedere soldi a chi a stento ha le scarpe per camminare. Si sparge la voce che il suo bar è un posto dove donne e bambini in stato di bisogno possono mangiare senza pagare e le persone migranti possono caricare i telefonini gratis.

I migranti hanno iniziato a fare del bar Hobbit una tappa del viaggio. I clienti italiani, invece, hanno smesso di frequentarlo, mettendo a repentaglio l’attività:

Dopo tre anni su 300 pubblici esercizi, a parte me ce ne sono adesso forse uno e mezzo che li fa sedere. Non li fanno entrare, non li vogliono, oppure mettono dei prezzi talmente alti per far sì che loro non abbiano la possibilità di sedersi.
A livello economico io ho avuto un crollo non indifferente. Pentita non lo sono, amareggiata sì, ma per l’ignoranza che c’è stata intorno. Devo dire grazie ai ragazzi, perché mi hanno fatto conoscere un mondo di persone solidali, di volontari e di persone ancora umane… (leggi e ascolta l’intervista su Radio Popolare)

Sosteniamo Delia! Andiamo a prendere il caffè nel suo bar, creiamo una rete solidale intorno a lei. Il suo bar si chiama Hobbit e si trova a Ventimiglia, in via Sir Hanbury 14. Chi abita lontano, può contribuire alla raccolta fondi.

Della storia di Delia ha parlato anche Elena Kaniadakis su La Repubblica (12.09.018)

 

Milano Bike City! 15-30 settembre, una città che pedala

Milano città della bicicletta: due settimane di eventi, appuntamenti, workshop, pedalate che si concluderanno con la tre giorni di Radio Dj a City Life
e la gran fondo Dj100 con Linus.

Dal 15 al 30 settembre Milano si chiamerà Milano Bike City proprio per il gran numero di eventi che hanno la bicicletta come protagonista. Si comincia con la Settimana europea della mobilità sostenibile dove la bici sarà soprattutto un mezzo di trasporto e si conclude con Milano Ride , la seconda edizione del format di successo lanciato da Linus nel 2017; e il 30 settembre il finale con la gran fondo Deejay 100.

Tra gli altri appuntamenti in palinsesto: la gara di bici a scatto fisso organizzata dal Comitato Velodromo Vigorelli, una caccia al tesoro tra San Cristoforo e Greco Pirelli, la biciclettata dei bambini di Massa Marmocchi, il bike to work di Fiab e il censimento dei ciclisti urbani di Fiab Milano Ciclobby; un mini market bike edition, la cronoscalata di corso Lodi, i tornei di bike polo, vari tour nella città, mostre fotografiche, e rassegne cinematografiche. I bike messenger di Milano faranno vedere a tutti che cosa significa consegnare merci in bici con una gara di cargo bike. La palestra Cyclotron organizza una staffetta con l’obiettivo di raggiungere quanti più chilometri possibili lungo i migliori circuiti di virtual indoor cycling.

Milano Bike City è sostenuto dal Consolato Olandese, che contribuisce anche grazie alla presenza di una mostra fotografica su Alfonsina Strada, e ospiterà anche la prima edizione italiana di Fancy Women Bike Ride , un evento organizzato in decine di città nel mondo per far crescere la consapevolezza tra le donne che non sono mai andate in bicicletta. Ci saranno presentazioni e incontri da Upcycle Bike Café, Hug Milano inaugurerà il proprio ostello ciclistico, le biciclette al femminile saranno raccontate in tante occasioni; negozi di bici come La Stazione delle Biciclette, Rossignoli, Brompton, Iamo Bici, Bici & Radici e tanti altri offriranno occasioni per entrare in contatto con il mondo ciclistico.

Info e programma completo (in costante aggiornamento):
sito
Facebook

In foto, la bikers’ community di via Calatafimi 10: noi di Fa’ la cosa giusta! e Terre di mezzo Editore, Spaziopensiero onlus con la sua Librocicletta; i ciclisti sportivi (e creativi) di Effigie!
E TU… CHE CICLISTA SEI? 
(Illustrazioni di Gabriele Orlando, tratte da Più bici, più piacFederico Del Prete, Paolo Pinzuti, Terre di mezzo Editore)

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La pasticceria “Golosamente intollerante” di Barbara Silanus

Ricetta del “Cremoso alle mandorle e frutti rossi”. Vegan e gluten free.

In regalo per voi, amici di Fa’ la cosa giusta!, la ricetta del “Cremoso alle mandorle e frutti rossi”
Per la crema alle mandorle:
500g latte di mandorle non dolcificato
40g amido di mais
40g zucchero di canna
30g pasta di mandorle
Scorza di limone
Scaldare 400g di latte con lo zucchero e la scorza di limone. Da parte preparare una pastella con il restante latte e l’amido di mais e versarla insieme al resto. Mescolare energicamente con una frusta fino ad addensamento, quindi aggiungere la pasta di mandorle e amalgamare bene il tutto. Versare in una placca, coprire con pellicola a contatto e abbattere (o far raffreddare).
Per crema ai frutti rossi:
300g frullato di frutti rossi filtrato
50g acqua
30 amido di mais
15g zucchero di canna
Unire l’acqua al frullato, poi metterne in una pentola 300g insieme allo zucchero e scaldare. La restante parte utilizzarla per sciogliere l’amido di mais fino ad ottenere una pastella liscia, e versarla in pentola. Mescolare fino ad addensamento con una frusta. Far raffreddare come il composto precedente. Comporre il dolce come segue: riprendere i due composti ben freddi e mescolarli con un frusta per renderli lisci e cremosi. Stratificare i due composti nei bicchieri per il servizio e completare con qualche frutto fresco. Servire a temperatura da frigo. 

Chi è Barbara Silanus
Classe 1983, ingegnere informatico e da sempre appassionata di pasticceria.
Fortemente convinta che la passione per i numeri e la pasticceria vadano assolutamente d’accordo, decide di specializzarsi in pasticceria salutistica, vegana e per intolleranze alimentari vista anche la esperienza personale di convivenza con le intolleranze. Attualmente è impegnata in attività di consulenza, corsi e formazione: “Il mio messaggio professionale è quello di costruire una pasticceria salutistica di alto livello mediante una scelta accurata delle materie prime, senza rinunciare alla tecnica e alle giuste consistenze, promuovendo l’utilizzo di farine alternative, di prodotti meno raffinati e di grassi “buoni” e di qualità.”

“Come sarebbe il mondo senza denaro?” Incontro annuale Bilanci di Giustizia

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani.

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani. Quali sono le alternative pratiche e quotidiane a uno stile di vita che crea ingiustizia sociale, inquinamento e ci fa spendere un sacco di soldi?

Perché Bilanci di Giustizia? Anzitutto, perché parte tutto da una semplice analisi delle proprie entrate e uscite. Quanto spendo per i miei consumi? Quali sono quelli superflui e quelli realmente necessari? Quanto devo guadagnare per permettermi lo stile di vita che conduco? Ne vale veramente la pena? Migliaia di persone l’hanno fatto in tutta Italia, hanno cambiato il loro stile di vita e si sono unite in una rete, attraverso la quale si confrontano, si supportano e diffondono questo modello che, oltre a essere più etico e sostenibile, garantisce anche maggiori redditi, più tempo libero e una qualità della vita più elevata.

Come ogni anno, a fine agosto si ritroveranno a Stresa per il raduno annuale della rete. Si svolgeranno incontri su temi come l’economia senza denaro e le monete complementari, dando spazio alle nuove generazioni e alle esperienze concrete portate dai bilancisti, in modo da fornire ai partecipanti gli strumenti per poter cominciare a cambiare la loro vita da subito, a partire dai piccoli gesti quotidiani.

L’edizione 2018 sarà arricchita dalla partecipazione di Italia Che Cambia, che documenterà l’evento per dare maggiore forza alle esperienze di Bilanci di Giustizia. L’obiettivo è diffondere questo modello di “economia domestica” per far capire a quante più persone possibile che cambiare conviene, sia dal punto di vista economico che da quello ecologico, ed è più facile di quanto possa sembrare!

Scarica il volantino con il programma.

Francesco Bevilacqua, Italia che cambia, 11.07.018

 

Tè freddo, la ricetta perfetta

In pochi, agili step, una bevanda dissetante e naturale per la tua estate. Fatta in casa, economica, semplice e salutare.

Lo sapevate? Preparare il tè freddo versando acqua bollente sulle foglie di tè (o sulla bustina) non è l’ideale. Infatti, se infondiamo le foglie o le bustine per troppo tempo, una volta fresco il nostro tè avrà spesso un sapore troppo amaro, tannico (che è forse il motivo per cui le varietà commerciali sono tipicamente iper-dolcificate).

Al contrario, il metodo di infusione a freddo comporta un minor numero di tannini e spesso un sapore più delicato e rinfrescante.

Basta mescolare il tè sfuso o le bustine di tè e l’acqua in una caraffa e lasciare infondere per 6-8 ore in frigorifero.

La quantità di acqua dipende dalle foglie, ma grosso modo possiamo calcolare un cucchiaino di foglie per ogni tazza.  Se scegliete il tè in filtri, avrete bisogno di circa quattro bustine per un litro di acqua fredda.

I tè più popolari per l’infuso a freddo sono: i tè bianchi, i tè giapponesi, i tè Oolong.

Se invece preferite frutta ed erbe, potete scegliere tra i grandi classici (camomilla, menta piperita, ibisco, lampone) oppure provare il rabarbaro e lo zenzero, la liquirizia e il ribes nero.

E infine sperimentare le diverse combinazioni di sapori: un Earl Grey freddo con un limone a fette; un tè alla menta con ghiaccio tritato e fragole. Fettine di zenzero in un tè al limone. O un cetriolo nel tè verde, o una manciata di mirtilli nel tè alla rosa.

Ricetta di L’alveare che dice sì, Federica Mazza, 16.07.18