Sul blog di “Invece Concita”: lettera per Marco, morto di generosità

Sul blog di Concita De Gregorio per “La Repubblica”, la lettera di un ragazzo, Fabrizio Floris, che ricorda il suo amico:

Dovadola luglio 2011 vedo Marco sul far del tramonto il suo volto e sui capelli si confondono tra la luce del sole e il colore del grano: la gioia e l’entusiasmo, la passione uniti alla forza della gioventù. Questo è il mio ricordo di un artista e volontario con la passione per l’Africa. Ci era andato anni prima come volontario dell’associazione Amani per un campo estivo con i bambini di strada di Nairobi ne era stato folgorato e sognava di tornarci presto per realizzare un suo grande desiderio una casa per artisti nella baraccopoli di Kibera.

Nel mentre un gruppo di ex-ragazzi di strada si muoveva per l’Italia con uno spettacolo di musica e danze e Marco aveva accettato volentieri di accompagnarli nel loro tour del riscatto: un viaggio intenso lungo tutta l’Italia finché non arriva la tappa di Ravenna. C’è un pomeriggio libero la giornata estiva invita al mare, giochi sulla sabbia, sole e bagni, tutti i ragazzi keniani sono in acqua, ma improvvisamente le onde si alzano i mulinelli tirano verso il basso le gambe e i corpi vengono trascinati a largo, Marco si getta in acqua, come un padre e una madre si lanciano tra le fiamme per i figli, senza pensare, perché non c’è da pensare, o la vita la difendi e la proteggi o la lasci.

Uno ad uno tira via i ragazzi dalle onde poi stremato il corpo lo abbandona e il mare lo trascina via. Mi chiedo si può morire di generosità? Si può morire di altruismo? Perché l’hai fatto? Perché non hai girato lo sguardo, implorando altri di aiutarli? Non potevi fare “solo” qualcosa, aiutare uno o due ragazzi e poi tornare a riva?

No, perché tu amavi la vita e davi tutto per la vita. Non saresti stato più tu se ti fossi fermato tra la sabbia mentre il corpo di George se ne andava tra le onde. Non l’hai fatto inconsapevolmente, per te è stato istintivo, naturale: è emerso tutto ciò che eri, il tuo essere: ventottoanni in un attimo, per dare tutto l’amore che avevi, l’amore di tutti, ma che ora è solo tuo.

La vita non torna, ma il bene (che hai fatto) resta.

Fabrizio Floris

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