Solidarietà a tutta birra

“Facciamo una birra buona per dare un’opportunità a ragazzi meravigliosi”: Luca Manici è un mastrobirraio e uno dei fondatori di Articioc, birrificio parmense nel quale su tre dipendenti due sono giovani con disabilità. L’idea è nata una decina di anni fa, quando Luca e altri appassionati delle birre artigianali si sono resi conto che nella produzione di bionde, rosse o scure si potevano facilmente coinvolgere persone con qualche difficoltà. “Il processo di produzione prevede diverse fasi: macinazione del malto, cottura, insaporimento, fermentazione, imbottigliamento, tappatura, etichettatura, inscatolamento -spiega-. Ciò permette di inserire lavoratori offrendo a ciascuno un ruolo semplice col quale prendere confidenza”. Hanno creato quindi la cooperativa sociale Articioc e iniziato i primi inserimenti lavorativi con la collaborazione dell’Associazione Libertas Sanseverina, che dagli anni ’80 si occupa di giovani disabili.

Le produzione delle prime bottiglie di birre arriva nel 2014. “Non avevamo un nostro impianto e quindi la nostra attività puntava soprattutto a farci conoscere con la partecipazione a mercati e eventi”. Grazie ad un bando di finanziamento della Fondazione Cariparma sono poi riusciti ad allestire un loro impianto a Noceto, che è in funzione dal settembre dell’anno scorso. “Al di là della nostra bella storia, la nostra birra non avrebbe successo se non fosse anche buona”, ci tiene a precisare Luca. Il birrificio è lavoro, il prodotto deve essere di qualità. Ed è questa la soddisfazione di chi ci lavora, che sia disabile o meno. “C’è poi da dire che la birra è un prodotto che facilita l’incontro con le persone e quindi avviciniamo anche chi non sanno nulla di disabilità. È un modo per abbattere barriere mentali”. Ma il nome, Articioc? “Nel nostro dialetto significa carciofo. Il carciofo rappresenta la forza, con le foglie più dure e le spine difende la parte più nobile: il cuore”.

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