Sea Watch, la capitana Carola non è più sola

il sito di Sea Watch è andato in tilt in poche ore per i troppi accessi, mentre le altre forme di donazione sono state aperte anche da singoli cittadini. La cifra raccolta è altissima, oltre quella prevista dalle probabili sanzioni: secondo le nuove regole del decreto sicurezza bis, infatti, l’ong tedesca rischia una multa da 10 mila a 50 mila euro. Il caso più eclatante è quello di Franco Matteotti, un privato cittadino, vicino alla Rete Antifascista, che ieri ha lanciato una raccolta fondi su Facebook e che in un solo giorno ha raccolto quasi 100 mila euro (150 mila è l’obiettivo fissato). A donare sono state per ora circa seimila persone. Un “caso eclatante” lo definisce Valigia Blu proprio perché si tratta di “un cittadino comune (non di un influencer, non un vip e non la stessa ong) con una rete di contatti modesta ma che ha deciso di fare qualcosa “contro quella che percepisce come un’ingiustizia insopportabile e sfrutta l’opportunità messe a disposizione dalla piattaforma social”. A contribuire al successo il passaparola ma anche la forza del gesto della capitana della nave Carola Rackete, che ieri ha deciso di portare in salvo le persone nel porto sicuro di Lampedusa. I soldi raccolti serviranno a pagare le spese legali dell’ong. Dopo la decisione di ieri di entrare a Lampedusa, oltre alla multa, Carola Rackete rischia una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per aver disobbedito all’alt imposto da una motovedetta della Guardia di Finanza. Fonte: Redattore Sociale


Mediterranea Saving Humans ha realizzato una serie di grafiche che smontano un po’ di fake news sui migranti, basandosi sui contenuti di  un articolo pubblicato su Valori (“Immigrazione, le 5 fake news che fanno male alla nostra economia”. Emanuele Isonio, ottobre 2018)




Approfondimento:
“Cosa abbiamo visto in 15 giorni a bordo di una nave che salva i migranti nel Mediterraneo” (Francesco Floris, VICE, settembre 2016)

“Il tempo è l’unica cosa che non puoi controllare,” spiega Joe, capo della missione Sea Watch e studente a Stoccolma di tecnologia marittima, mentre cala la notte  […] Ogni giorno la sveglia è puntata alle 3.45 del mattino per non doversi alzare di scatto all’alba, con l’allarme che avvisa poco prima dell’arrivo di un gommone carico di profughi. Non c’è adrenalina in un’operazione di ricerca e salvataggio. Si inizia alle 4 del mattino e si può arrivare a pulire l’ultimo giubbotto salvagente alle 8 della sera. Piuttosto c’è alienazione, una guerra dei nervi: bisogna ricordarsi di bere e mangiare perché lo si dimentica. Bisogna sorvegliare un gommone, magari per cinque ore di fila sotto il sole, verificando che non si buchi, si rovesci o riempia d’acqua. Si comunica con le autorità di 10 paesi differenti per sapere chi ha una nave disponibile, e possibilmente con viveri a bordo. Bisogna convincere i migranti che non li si sta riportando a Sabratah, una trentina di chilometri a nord ovest di Tripoli, dove molte delle ragazze che sono passate di lì hanno subito abusi….

Fonte: Redattore Sociale

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