“Racconto la mia traversata sul barcone a 13 anni”

“Quando racconto la mia notte sul barcone, le persone stentano a crederci”. Partito da un villaggio della Guinea a 10 anni è arrivato tre anni dopo in Italia. La storia di Thierno Sadou Sow, che oggi vive in provincia di Salerno e frequenta un liceo linguistico:

“Chi vive in Occidente non immagina la vita miserabile nei Paesi africani. Ma a 10 anni ti viene voglia di andare via. Quando racconto quello che ho vissuto c’è sempre qualcuno che mette in dubbio qualcosa. Stentano a crederci”.

Thierno Sadou Sow è arrivato in Italia, attraversando il Mediterraneo su un barcone, nel 2017, a soli 13 anni. Il suo viaggio, da un piccolo villaggio della Guinea Conakry è durato tre anni e ha attraversato Mali, Algeria, Libia. Paesi nei quali ha trovato lavori di fortuna, che gli permettevano a mala pena di mangiare. La sua storia l’ha raccontata in una lunga memoria scritta, che è stata selezionata dal premio DiMMi 2018, e pubblicata da Terre di mezzo nel libro Se il mare finisce.

Sei partito di nascosto dalla tua casa in Guinea, senza dire nulla alla mamma. Per tre anni non ha saputo nulla di te. Forse a questo non credono, che un bambino di 10 anni decida di partire così…
È vero. Per chi vive bene in Italia o nel mondo occidentale può sembrare incredibile, assurdo. E non immagina invece le condizioni di vita di molte persone nei Paesi africani. A volte è così miserabile che a dieci anni ti viene voglia di andare via. Come se non avessi nulla da perdere, anche se la mamma poi ti manca e la pensi sempre.
Nel tuo scritto pubblicato sul libro “Se il mare finisce” racconti che il viaggio, pur pericoloso e pieno di sofferenze, ti ha arricchito. Perché?
In quei tre anni ho conosciuto il mondo. Ho incontrato persone che provenivano da altri Paesi africani e dall’Asia. Ho imparato l’arabo e l’inglese. Venivo da un piccolo villaggio e ho dovuto confrontarmi con culture differenti. Sono partito che ero un bambino e strada facendo sono maturato.
Hai scritto che sapevi che l’attraversata del Mediterraneo era pericolosissima. Volevi scappare dalla Libia perché c’erano continui scontri a fuoco, ma non via mare. Eppure alla fine sei salito su un gommone. Perché?
Non avevo scelta, era l’unica via di fuga. E poi non volevo tornare indietro, nel mio Paese. Il mio obiettivo era quello di cambiare vita e l’Occidente era il mio sogno. Hai attraversato il Mediterraneo il 21 novembre 2016.

Scrivi che è stato una notte di orrore. A mezzanotte il barcone di legno e plastica è in avaria e imbarca acqua. Vi spogliate e usate i vestiti per tappare le falle. Per fortuna è arrivata a salvarvi una nave
della ong Sos
Mediterranée…
Sì, eravamo terrorizzati. Mentre eravamo in mezzo al mare di notte nessuno parlava. Potevamo solo pregare.

Finalmente dalla Sicilia hai potuto chiamare tua mamma.
Sì. Non sono riuscito a parlare molto. Abbiamo pianto. Quando mi sarò sistemato tornerò in Guinea per riabbracciarla. Per ora possiamo solo sentirci al telefono.

Oggi vivi in provincia di Salerno e frequenti un liceo linguistico. Quali sono i tuoi progetti?
Ho scelto questa scuola perché vorrei trovare un lavoro che mi permetta di viaggiare. Vorrei conoscere nuovi popoli e nuove culture.

Con i tuoi compagni di scuola parli della tua esperienza?
Quasi mai. E non con tutti. Con i miei coetanei parlo soprattutto delle cose che interessano di più noi quindicenni: il calcio, la musica… Cose così.

La forza dei sogni – Thierno Sadou Sou
(racconto tratto da “Se il mare finisce” Antologia di racconti migranti, Terre di mezzo Editore)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.