Plastica in mare. “Ogni giorno ne pesco 5 chili”

Lorenzo Colantuono, comandante del peschereccio “Il pesce volante”, ha più di trent’anni di navigazione sulle spalle. Racconta che ha visto il “suo” mare diventare sempre più sporco. Nel febbraio scorso ha perso la pazienza e ha deciso di sfidare leggi assurde e consuetudini marinaresche. Ogni giorno, infatti, nelle sue reti trovava non solo gamberi, naselli, totani e polpi ma anche rifiuti in quantità crescente. Soprattutto plastica:

“Ultimamente abbiamo ‘pescato’ anche un cestino dei rifiuti e la scocca di un motorino. Per non parlare dei copertoni, ce ne sono tantissimi in mare. Sui fondali si trova di tutto, è pazzesco”.

Con le reti arrivano polpi avvinghiati alle bottiglie di plastica o pesci avvolti nel cellophane. Di solito la spazzatura la ributtava in mare, come del resto fanno tutti i pescatori. Eh sì, la rigettava in mare. E sapete perché? L’aspetto più sorprendente, per chi non conosce il settore, è che i pescatori, fino ad aprile, non potevano riportarla, perché per legge veniva considerata un rifiuto speciale. Non essendo autorizzati al trasporto di rifiuti speciali, rischiavano pesanti sanzioni e di dover pagare anche lo smaltimento. Dal 4 aprile non è più così, perché il Governo Conte ha approvato il decreto Salvamare che permette ai pescatori di riportare a terra i rifiuti. Ad Anzio, però, il comandante Colantuono e altri suoi colleghi hanno cominciato a raccogliere la spazzatura ben prima del decreto:

“Ai primi di febbraio ne ho parlato con il comandante del porto e insieme al Comune si è deciso di mettere dei cassonetti in cui i pescatori potevano gettare tutto quello che raccoglievano. Avevamo l’autorizzazione comunale e questo bastava”.

Ad Anzio sono una trentina i pescherecci che ora raccolgono plastica, vetro, legno e altri rifiuti che trovano nelle reti:

“Ogni giorno solo con la mia barca riportiamo a riva dai quattro ai cinque chili di materiale. Ho l’impressione che stia un po’ diminuendo, perché in effetti ora tutti insieme abbiamo dato una bella ripulita, almeno nei punti in cui andiamo a pescare. Rimane scoperto, però, tutto il mare sotto costa dove non possiamo passare con le reti e sicuramente lì c’è la maggior concentrazione dei rifiuti. Soprattutto in prossimità delle foci dei fiumi”.

Ovviamente il problema dei rifiuti nelle reti da pesca è comune a tutti i pescatori. E la Federazione lavoratori agro industria (Flai) della Cgil ha promosso questa estate una ricerca che ha coinvolto i pescherecci di dieci località scelte lungo tutto lo Stivale. Per alcune settimane hanno portato a terra quanto si impigliava nelle loro reti. Ogni peschereccio ha raccolto in media dai 3,5 ai 6 chili di rifiuti al giorno. Ci sono zone più intasate di plastica di altre. Ad Anzio la raccolta media giornaliera per peschereccio è stata di 3,6 chili, a Chioggia (Veneto) 3,5 kg, a Goro e Porto Garibaldi (Emilia
Romagna) rispettivamente 3,5 e 3,7 kg, a Mola e Molfetta (Puglia) 1,6 e 1,8 chili, a Cecina (Toscana) 1 chilo, a Mazara (Sicilia) 3,2 chili, a Castellabate (Campania) 4 chili e Sant’Antioco (Sardegna) 1,8 chili. La concentrazione di rifiuti nei diversi tratti di mare dipende da molti fattori, come le correnti marine o la presenza di foci di grandi fiumi. E i pescatori cercano di evitare le zone più contaminate, perché i rifiuti ostacolano la pesca, rompono le reti e quindi richiedono più ore di lavoro. I dati raccolti nella ricerca riguardano perciò le zone più pulite dei nostri mari. “Non è incoraggiante, quindi, perché chissà cosa troverebbero nelle reti se si spostassero nelle zone con una maggiore concentrazione di plastica e altri rifiuti.
Il titolo della ricerca è significativo: “Il mare lo salvi chi può”. Racconta Antonio Pucillo, della Flai Cgil:

“I pescatori ogni giorno si ritrovano sulle barche quello che tutti noi buttiamo nei fiumi o in mare. E nessuno più di loro può contribuire a salvare il mare. Il punto, però, è che non si può lasciarli da soli in questa impresa. Per questo chiediamo a Governo e Parlamento di destinare fondi perché la pulizia del mare diventi occasione di lavoro integrativo per i pescatori. Si può creare una nuova filiera di riciclo. Non basta infatti portare a terra i rifiuti, bisogna poi stoccarli e smaltirli”.

In attesa che la pulizia del mare diventi un’attività ordinaria, qualche progetto con i pescatori sta per essere avviato. La Regione Toscana ha rifinanziato in questi giorni l’operazione “Arcipelago Pulito”, che vedrà coinvolti i pescherecci dei porti di Livorno, Viareggio, Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Castiglione della Pescaia e Piombino. A Chioggia il Comune ha installato dei cassonetti nel porto. E a Mola è stata creata di un’isola ecologica nel porto nella quale i pescatori possono conferire i rifiuti raccolti.

Redazione: Dario Paladini
Foto: Elisa Cucina

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