Plastica al Polo Nord! Incontro con Franco Borgogno e Stefano Caserini

“La plastica in paradiso”. Usa questa espressione Franco Borgogno, giornalista scientifico, fotografo e guida naturalistica, per descrivere cosa ha potuto toccare con mano durante le sue spedizioni in Artide. È il luglio del 2018 quando ha preso parte alla missione “HighNorth18”, partita da Tromsø in Norvegia. E osserva il frammento di un tubo bianco in mezzo alla natura polare, il primo di una serie di oggetti e frammenti di grandi dimensioni che troverà giorni successivi. “È stato stupefacente – racconta Borgogno – perché era prevedibile che ci potessero essere microplastiche nonostante non fossero state fatte ancora delle ricerche lì, ma trovare oggetti di grande dimensioni ti lascia di stucco. L’impatto visivo di una confezione di Snickers al Polo Nord mentre sei in un luogo dove vedi fino a 50 metri di profondità, finché c’è luce. Vedevamo scendere gli strumenti calati per decine di metri”. “Associamo l’inquinamento alla bruttezza anche visiva – prosegue il giornalista – e la bellezza alla purezza e invece non è così, sopratutto nelle epoche moderne”. “La corrente termoalina lascia intuire che la plastica, come qualunque altra cosa, circola globalmente” e “quando la situazione malata del mare diventerà visibile sarà troppo tardi. Perché gli effetti sono le conseguenze. Nel punto in cui abbiamo trovato la più alta concentrazione di microplastiche ho girato un video sott’acqua”.
Da appassionato di arco alpino e fauna montana, Franco Borgogno ha deciso di “fare a ritroso” quello che lui definisce “il percorso della plastica”: “Ho iniziato a occuparmi di tutto ciò quando sono diventato per passione guida naturalistica e poi, da giornalista, partecipando alle spedizioni al Circolo Polare Artico”. “Ora faccio caso a quello che trovo anche a 2mila, 2.500 metri di altitudine: l’80 per cento della plastica in mare arriva dall’entroterra attraverso fiumi e gli scarichi, ma se risaliamo a monte, alla sorgente dei fiumi, continuiamo a trovare plastiche, anche prima di incrociare paesini o presidi umani”. Un vero e proprio “smog di plastica” che “viaggia dove andiamo noi” e anche senza di noi “con le correnti e i venti che la portano ad essere presente su un ghiacciaio”. Come del resto quello Stefano Caserini, lodigiano e docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, definisce l’altro “rifiuti invisibile e persistente”. L’anidride carbonica che “scarichiamo nell’aria ma il 30 per cento finisce nel mare aumentandone l’acidità”.

Franco Borgogno e Stefano Caserini saranno con noi alle 15 di domenica 10 marzo per l’incontro “Cambiamenti climatici e inquinamento da plastica: due facce dell’aggressione ai nostri mari”, che fa parte di un ampio ciclo di appuntamenti dedicati ai temi climatici e ambientali all’interno della Fiera.

Redazione: FF, Redattore Sociale

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