Pesci, pani e… Quando il prezzo è libero e consapevole

Al punto ristoro “Pesci, pani e…” sono i visitatori a decidere quanto pagare. La storia di Ecopesce-Economia del mare, impresa nata a Cesenatico per “salvare” il pesce che veniva buttato via. Ne è nata una filiera che dà lavoro a sette persone e propone prodotti di qualità.

Piadina con filetto di cefalo, burrata e cipolla caramellata. Oppure, ravioli di pesce con burro e salva. O, ancora, totani in umido con patate. Prezzo? “Offerta libera e consapevole”. Al punto ristoro “Pesce, pane e…” il visitatore di Fa’ la cosa giusta! farà il prezzo. “È un modo per responsabilizzarci tutti sul valore di quello che mangiamo”, spiega Roberto Casali, imprenditore e titolare dell’Ecopesce -Economia del mare, nata cinque anni fa a Cesenatico per “salvare” il pesce che veniva buttato via. “Mi sono reso conto che alcuni miei amici pescatori erano spesso costretti a gettare nelle acque del porto una parte del pescato, perché i grossisti lo rifiutavano -ricorda-. Si tratta di pesce in eccedenza, creata dal fatto che in alcuni periodi dell’anno si pesca di più”. Per Roberto era inaccettabile che tanto cibo e tanto lavoro venisse perso. “I pescatori salvavano i contenitori di polistirolo, che valevano di più del contenuto. Pazzesco!”. Ecopesce oggi dà lavoro a sette persone. “Abbiamo avviato una filiera che lavora le eccedenze -spiega-. Facciamo filetti, polpa di pesce, sughi. Siamo riusciti a costruire macchine che riescono a lavorare il pesce piccolo dell’Adriatico”. Hanno un punto vendita a Cesenatico, forniscono ristoratori e supermercati. Già in altre occasioni, il punto ristoro in eventi e fiere de L’Ecopesce ha adottato la formula dell’offerta libera e consapevole. “Le persone capiscono il valore del cibo e del lavoro che c’è dietro -aggiunge-. Sanno che con quello che decidono di pagare contribuiscono a sostenere un’esperienza nuova”.

A Fa’ la cosa giusta! il punto ristoro “Pesce, pane e…” è all’interno dello spazio dell’Economia di comunione, movimento fondato nel 1991 da Chiara Lubich e che coinvolge imprenditori, imprese, associazioni e istituzioni economiche con l’obiettivo di creare uno stile nei rapporti economici improntato alla condivisione, alla gratuità ed alla reciprocità. “Nel nostro spazio i visitatori potranno conoscere imprenditori che hanno adottato questo stile -spiega Andrea Penazzi, referente lombardo dell’Economia di comunione-. Si tratta di imprese in cui c’è un’attenzione particolare verso i lavoratori e le situazioni di bisogno del territorio. Imprese in cui gli utili sono reinvestiti per creare nuovi posti di lavoro”. Ci saranno rappresentati dell’Aipec (Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione), del Polo Lionello Bonfanti, della SEC-Scuola di Economia Civile, dell’AMU-Azione per un mondo unito, dell’Istituto Universitario Sophia, di Città Nuova, del MECC Microcredito per l’economia civile e di comunione, di OPLA e di Prophetic Economy. Saranno presenti anche alcuni lavoratori della RiMaflow, nata nel 2013 a Trezzano sul Naviglio per iniziativa degli ex operai della Maflow, fabbrica chiusa e abbandonata dai proprietari.

Al punto ristoro il pesce sarà accompagnato dal pane prodotto con cereali biologici della Cascina Sant’Alberto. “Abbiamo pensato a veri e propri pranzi e cene di conoscenza: si gustano buoni piatti e, seduti insieme intorno allo stesso tavolo, si può parlare con gli imprenditori dell’economia di comunione”, conclude Andrea Penazzi.

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