#MagliettaRossa oggi, allerta sui diritti sempre

Sabato 7 luglio, indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Facciamo nostro l’appello promosso da Libera: #fermiamolemorragia di umanità.

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.


 

Come è andata l’iniziativa del 7 luglio: “Magliette rosse: un’onda di umanità ha travolto intero paese”

Un paese intero si è colorato di magliette rosse rispondendo all’iniziativa una #magliettarossa per “fermare l’emorragia di umanità”. Magliette rosse nelle piazze, sui monti, in barca, sulle spiagge. Su Facebook e via Twitter. Indosso a scrittori, gente di spettacolo, ma soprattutto a tanti, tanti cittadini. Di ogni età ed etnia. Nuove o stinte, riciclate da manifestazioni sportive, circoli, scuole. Magliette rosse – come quelle dei piccoli profughi morti in mare – sono spuntate a quota 2000 sul rifugio Gran Paradiso, a Lampedusa, nei campi di formazione sui beni confiscati di Libera, sulla Goletta Verde di Legambiente in Campania. Foto anche dai campi del Sudan alla Tour Eiffel .In tantissimi hanno aderito e risposto all’ all’iniziativa.

L’hashtag della giornata e’ tra i primi della classifica di Twitter. Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche sul rifugio del Gran Paradiso. Manifestazione anche a Torino, in via Garibaldi. A Palermo magliette rosse alla conferenza stampa di presentazione del 394° Festino di Santa Rosalia, patrona di Palermo. In rosso Fiorella Mannoia, Vasco Rossi, Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Alessandro Bergonzoni, Alessandro Gasmann, Vanessa Incontrada, Rosy Bindi. Ma migliaia le adesioni di tantissimi cittadini, di associazioni, circoli, parrocchie che hanno postando fin dalle prime ore del mattino le loro magliette rosse e un no all’indifferenza. E

“Rosso- ha commento Luigi Ciotti- significa sosta. In questo caso il rosso delle magliette ha significato riflessione, desiderio di guardarci dentro, di porre fine a questa perdita di umanità. Ma anche di progettare e organizzare il dissenso, tradurlo in fatti concreti. Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in impegno e responsabilità. Altrimenti tutto si gioca sul filo incerto delle emozioni. Abbiamo due strade per crescere: le relazioni e la conoscenza”.

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