Lotta alla plastica a colpi di whatsapp

Greenpeace lancia per il secondo anno “Plastic radar”, il servizio con cui potete segnalare i rifiuti che vedete in mare, nei fiumi o laghi. On line la petizione alle multinazionali del beverage: stop all’invasione di bottiglie in plastica.
Che siate al mare, al lago o lungo un fiume o un torrente, guardate con attenzione a cosa c’è in acqua. Non sarà difficile scorgere una bottiglia o qualche altro oggetto, sempre di plastica. L’invito che arriva da Greenpeace è semplice: fotografatelo e inviate l’immagine, tramite whatsapp, al numero 342 3711267. È il numero di Plastic Radar, iniziativa promossa da Greenpeace per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie di mari, fiumi o laghi. Nella foto, se possibile, deve essere ben riconoscibile anche il marchio dell’azienda produttrice, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato il rifiuto. La chatbot di Plastic Radar vi porrà successivamente delle domande per reperire le informazioni necessarie per registrare e validare la segnalazione. I dati saranno disponibili in forma aggregata – nell’arco di 24-48 ore – sul sito plasticradar.greenpeace.it. Infine, se non ci sono rischi per la vostra incolumità, raccogliete il rifiuto e smaltitelo correttamente.
Plastic Radar è alla seconda edizione. Nell’estate del 2018 sono arrivate a Greenpeace 6.800 segnalazioni valide da 3.236 persone. Il 91% delle segnalazioni riguardava rifiuti in plastica usa e getta. Al primo posto nella classifica dei rifiuti fotografati c’è la bottiglia per l’acqua minerale o per le bevande (25% delle segnalazioni), seguita dalle confezioni per alimenti (9%), dai sacchetti di plastica (4%), da bicchieri, flaconi di detersivi, tappi e reti (tutti al 3%), da contenitori industriali, flaconi di saponi e contenitori in polistirolo (tutti al 2%). Plastic Radar ha permesso anche di individuare a quali marchi appartengono gran parte delle bottiglie che finiscono nelle acque dei nostri mari: San Benedetto (15,8% delle segnalazioni), Coca Cola (8,9%) ed Estathé (7,32%). Ogni cittadino è responsabile dei rifiuti che non smaltisce correttamente, ma anche le multinazionali del beverage hanno le loro colpe: “continuano a immettere sul mercato enormi quantitativi di plastica usa e getta non assumendosi alcuna responsabilità circa il suo corretto riciclo -spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia-. Se vogliamo veramente fermare l’inquinamento da plastica nei nostri mari è necessario che le grandi aziende avviino immediatamente programmi per ridurre drasticamente il ricorso all’utilizzo di imballaggi e contenitori in plastica usa e getta”.
Circa il 90% della plastica prodotta nel mondo non viene riciclata e nei mari e negli oceani troviamo soprattutto oggetti in plastica usa e getta.
Per questo Greenpeace ha lanciato una petizione mondiale in cui si chiede alle multinazionali di “ridurre la produzione di imballaggi in plastica monouso e di investire in sistemi di consegna alternativi”. Le multinazionali a cui è rivolta la petizione sono: Nestlé, Unilever, Coca cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson Johnson, Mars, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks. “Da sole le aziende di beverage in tutto il mondo producono ogni anno oltre 500 milioni di bottiglie di plastica usa e getta”, si legge nella petizione.
“Nella nostra recente spedizione di ricerca e documentazione ‘Mayday Sos Plastica’ nel Tirreno abbiamo verificato che i nostri mari e le nostre spiagge sono soffocate dalla plastica -aggiunge Giuseppe Ungherese-. Tra i punti più contaminati la foce del Sarno, a conferma che i fiumi sono una delle principali vie di ingresso dei rifiuti in mare”. La spedizione ha scoperto inoltre che nella zona tra Elba-Corsica-Capraia, all’interno del Santuario dei Cetacei, si accumula per via delle correnti una sorta di “zuppa di plastica”, composta da materiale organico e rifiuti di ogni genere.

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