L’Alveare che dice sì… a Fa’ la cosa giusta!

Dai formaggi degli alpeggi della Valtellina alle uova di galline ruspanti, per
non parlare di cavoli neri, verze o conserve di frutta o ortaggi. Si può trovare questo e molto altro nei mercatini de L’alveare che dice sì, una rete di gruppi di acquisto che unisce valorizzazione dei piccoli produttori con un sistema di acquisto e pagamento on line. Nata tre anni fa a Torino, questa rete si è ben presto diffusa in tutta Italia e oggi gli Alveari sono 130. Ogni Alveare è un gruppo che consente ai produttori presenti nel raggio di 250 km di unirsi e mettere in vendita online frutta, verdura, carni, formaggi e molto altro. I consumatori iscritti all’Alveare possono acquistare ciò che desiderano ordinando e pagando direttamente online, per poi ritirare la spesa settimanalmente in un luogo fisico, il vero e proprio “Alveare”, che può essere un bar, un ristorante, un coworking, un circolo. Quindi anche se si compra on line, non viene a mancare il rapporto diretto con il produttore, il quale, tra l’altro, arriva all’appuntamento settimanale sapendo che la merce che ha sul furgone è già venduta (e non è una cosa da poco).
Sono circa 95mila le persone iscritte, il 70% donne, a uno degli Alveari e 1.700 i produttori. Nel 2018 sono stati effettuati 80mila acquisti (l’anno precedente erano stati 48mila) che ha creato un guadagno per i produttori di circa 3 milioni di euro. Cifre importanti. Tra l’altro, 10 gestori hanno deciso di aprire il loro secondo Alveare, segno che l’attività inizia ad essere interessante per chi la conduce anche dal punto di vista economico. Lombardia e Piemonte le regioni più affezionate alla filiera corta, con rispettivamente 54 e 46 Alveari aperti. L’Alveare più a nord è quello di Aosta, quello più a sud è quello appena di recente a Palermo.
In questi Alveari si vivono incontri molto interessanti. Un solo esempio. L’Alveare di via Magenta a Roma, vicino alla Stazione Termini, è gestito da Simone, italiano, e Sohila, rifugiata iraniana. Entrambi fanno parte della cooperativa “Siamo”, un’impresa sociale nata quattro anni fa in cui italiani e rifugiati lavorano insieme. “In questo modo l’Alveare diventa strumento di integrazione sociale e luogo di incontro tra culture”, scrivono sul blog dell’Alverare che dice sì. Da quando hanno iniziato, 15 mesi fa, sono stati avviati due tirocini per giovani in difficoltà (un giovane del Mali e uno del Guatemala) con la collaborazione di due produttori locali, la cooperativa Aria (ortofrutta) e del Caseificio De Juliis (formaggi). È stata poi ideata e realizzata una linea di bomboniere solidali biologiche e a KmZero, grazie alla collaborazione avviata con i produttori locali (marmellate, miele, vino, birra, legumi, farine e molto altro). Insomma, non ci si limita a comprare e vendere. Vuoi aprire un Alveare, oppure aderire a un Alveare? A Fa’ la cosa giusta! ci sarà uno stand dell’Alveare che dice sì e potrai chiedere tutte le informazioni (oltre che, ovviamente, andare sul loro sito www.alvearechedicesi.it).

One thought on “L’Alveare che dice sì… a Fa’ la cosa giusta!

  1. Io sono una gastronomia di Bergamo e questo progetto da la possibilità ad una piccola realtà come la mia di poter attingere a prodotti fatti con passione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.