La terra brucia. Fridays for Future

Colore e ironia nei cortei organizzati da Fridays for future. Il racconto da Milano, Roma, Napoli, Firenze e Bologna.
A Milano il momento più spettacolare non sono riusciti a vederlo tutti. Molti erano ancora in via Manzoni e si sono persi il grande mappamondo in cartapesta, di un due metri di diametro, che verso mezzogiorno è stato dato alle fiamme dagli organizzatori della manifestazione. Segno e simbolo di un pianeta che rischia di morire, di andare in fumo. Gli organizzatori stimano che questa mattina a Milano abbiano sfilato per il Global strike for future almeno 200mila persone, in maggioranza studenti delle scuole superiori e universitari, ma anche tanti bambini insieme a genitori o nonni. Una marea verde e blu, i colori del movimento ma che sono anche i colori della Terra. “Ci avete rotto i polmoni”, “Non abbiamo un altro pianeta”, “Su le mani per il pianeta” sono alcuni degli slogan cantati, gridati o scritti su cartelli e striscioni. Nessuna bandiera di partito o di altri movimenti. “Siamo inarrestabili. Un altro mondo è possibile”, si legge nello striscione che apre il corteo. Un altro gesto significativo del corteo di Milano è stato quello di piantare un albero in piazzale Baiamonti, per chiedere al Comune che in
quell’area non si costruisca. E ai politici, in particolare al sindaco Sala, sono stati rivolti alcuni slogan polemici con cui veniva contestata la scelta di ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 o quella di realizzare un nuovo stadio. Il sindaco ha annunciato che, entro Natale, inviterà a Palazzo Marino una delegazione del movimento Fridays for future. Gli studenti sono tornati in piazza in altre 180 città. Qui di seguito una breve cronaca da Roma, Napoli, Firenze e Bologna.

A Roma una Piazza della Repubblica così gremita raramente si era vista in questi anni. Colori, cori, maschere e addirittura un dinosauro che si fa spazio tra la folla. Ma la fantasia dei ragazzi si manifesta soprattutto nei cartelli: “We want a hot girl, not a hot climate” o “Vi siete goduti le stelle e ci avete lasciato il cielo a pecorelle”, solo per citarne alcuni. Da piazza della Repubblica, attraverso piazza dei Cinquecento e via Cavour, migliaia di studenti di ogni età raggiungono piazza della Madonna di Loreto per un presidio con interventi dal palco. La marea umana è imponente e la manifestazione di oggi è in assoluto la più partecipata da quando Greta Thunberg ha chiamato a raccolta le nuove generazioni per combattere contro i cambiamenti climatici. “La piazza è piena, siamo più di 100 mila – ha detto Marianna Panzarino, di Fridays for Future -. Il fatto che molte scuole abbiano giustificato i ragazzi ha sicuramente facilitato la partecipazione degli studenti”. Alla testa del corteo, lo striscione “Il nostro futuro vale più dei vostri profitti” e il coro scandito a gran voce è “Lo studente paura non ne ha”. Quindi, una grande foto della Terra e le scritte “Fragile, maneggiare con cura” e “There’s no planet b”.

Bologna. “Non ci giustificate. A chi dice di volerci giustificare le assenze da scuola diciamo di giustificarci adesso la Tav, l’Ilva, i bambini che a dieci anni muoiono di cancro. Non ce ne frega niente della giustificazione”. Lo ripetono spesso gli oltre 4.000 ragazzi e studenti partiti in corteo da piazza San Francesco, a Bologna, in occasione del terzo sciopero globale per il clima. Il riferimento è alla decisione del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che ha dato indicazioni agli istituti scolastici di giustificare l’assenza da scuola degli studenti che avrebbero preso parte alla manifestazione. “Anche Merola (Virginio, sindaco di Bologna) si è fatto bello con i Fridays for future quando Bologna è una città inquinatissima e non si fa altro che portare avanti di disboscamento, come i Prati di Caprara“, continuano polemici i ragazzi in prima fila al corteo, più grandi di quelli invece in coda, tra i quali si vedono molti bambini accompagnati dai genitori. A metà strada si fermano per farsi sentire davanti alla sede di Tper in via Marconi, e le proteste sono tutte verso l’aumento del recente prezzo del biglietto dell’autobus da 1.30 euro a due. “La nostra richiesta, tra le altre, è quella di avere una mobilità il più possibile ecologica e accessibile. Aumentano il biglietto quando noi chiediamo trasporti gratuiti per tutti”,
dice Davide di Fridays for future Bologna. Il corteo continua a sfilare in via Marconi dove poi proseguirà fino a piazza Verdi al grido di “la nostra lotta non si può fermare”. Tanti colori e cartelli, tra cui uno anche ‘personalizzato’ per il capoluogo dell’Emilia-Romagna: “Save the planet is the only one with tortellini”.

Napoli. “Nessuno può fermare il cambiamento”. “Pagherete caro, pagherete tutto“. Urlano gli studenti che manifestano per il clima a Napoli. “Siamo già più di 100 mila, nessuno può fermare il cambiamento”, dicono gli studenti che parlano al megafono dalla testa del corteo. La manifestazione ha già raggiunto piazza Bovio ma tanti studenti sono ancora fermi nella zona della stazione centrale che dista più di un chilometro. Le canzoni di Caparezza e dei Nirvana accompagnano la manifestazione degli studenti. “Siamo qui per riprenderci il futuro che ci hanno rubato, noi studenti non pagheremo per i vostri disastri”, dicono. Il corteo è partito poco dopo le 10 da piazza Garibaldi, con migliaia di studenti e cittadini in piazza a scioperare contro i cambiamenti climatici. La manifestazione percorre corso Umberto I e via Monteoliveto per raggiungere piazza Dante. In Campania, dove si sciopera anche negli altri capoluoghi di regione, si rivendica anche una maggiore attenzione per il territorio della Terra dei fuochi con politiche ambientali più serie e rigorose.

Firenze. Sfila la rabbia contro la politica. “Siamo 50.000”, urlano al microfono dalla cima del lungo corteo che sta attraversando le strade del centro storico di Firenze, nel giorno del “Fridays for future”. Di meno per le Forze dell’ordine, che quantificano le presenze dentro un ordine di grandezza che va della 10.000 alle 15.000. E mentre c’è chi fa i conti (con classico walzer di cifre), in piazza dominano due parole: clima e un futuro percepito come un macigno e che i ragazzi declinano sempre più al presente. Due capisaldi con dentro di tutto: mobilità sostenibile, lotta ai gas serra e alla plastica, ma anche scuola, lavoro e lotta alle grandi opere. Ci sono studenti, tanti giovanissimi. Poi i sindacati, insegnanti, famiglie e passeggini. C’è una presenza importante dell’antagonismo fiorentino, che, rispetto alla prima maxi protesta, ha preso campo nelle logiche di piazza. E c’è “Bella ciao”, cantata più volte. In piazza però non si placa la polemica contro il mondo della politica e verso il sindaco Dario Nardella (invitato nei giorni scorsi a restare a Palazzo Vecchio), che alcuni in coro definiscono “un chiacchierone”. Rispunta anche lo stesso striscione esposto nel primo sciopero del clima, quel “Siamo ancora in tempo a fermarli” con disegnate le facce di Nardella, appunto, Matteo Salvini e Luigi Di Maio (al leader della Lega è anche dedicato un altro striscione, “meno Salvini e più pinguini“).
“Il vostro posto è l’ufficio, non la piazza” è scritto su un altro striscione, appeso al furgone che apre la manifestazione. C’è quindi un tema su tutti: la rabbia con cui Greta Thunberg ha sferzato i leader mondiali all’Onu, è anche la loro, con la politica messa sul banco degli imputati. Così, sì, si rinnova la polemica contro il sindaco ma, con un respiro più largo, investe tutti i livelli: dal locale, al regionale al governo. “Lapolitica- spiega a giornalisti Tommaso, di Fridays for future Firenze- agisca, non pensi soltanto a fare proclami o a partecipare in piazza: stiano negli uffici, dove sono stati eletti per dar vita a leggi e azioni concrete.

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