Salviamo il Bosco Stradivari

A FA’ LA COSA GIUSTA! SABATO 9 MARZO ORE 12:
INCONTRO CON FABIO OGNIBENI,
TITOLARE DELL’AZIENDA TRENTINA
CHE VUOLE SALVARE IL BOSCO STRADIVARI.
QUI I DETTAGLI PER PARTECIPARE
https://falacosagiusta.org/programma-culturale/il-bosco-stradivari-ti-ringrazia/

Hanno aderito già in duecento. Chi, da privato cittadino, lasciando 80 euro per un piccolo tronco di “legno stradivari”. Chi, liutaio, appassionato di musica o addetto ai lavori, anche 300 euro per “adottare” un intero albero abbattuto dal maltempo. Altri ancora fino a 1.800 euro. L’obiettivo di questa raccolta fondi? Impedire che dal 2021 la “E.Ciresa Srl”, azienda trentina con dieci dipendenti e che da decenni produce tavole armoniche in “abete di risonanza” per gli strumenti musicali di tutto il mondo, si ritrovi senza la propria materia prima. Si tratta di una delle tre imprese in Europa produttrici di queste particolari componenti, non sostituibili, per violini, pianoforti, arpe, chitarre. L’unica a utilizzare sempre e soltanto lo stesso legno, l’abete cresciuto alle quote elevate della Val di Fiemme, nel Trentino orientale. Lo stesso che veniva selezionato da Antonio Stradivari in persona per la produzione dei suoi violini. A fine ottobre uno dei più intensi fenomeni meteorologici mai registrati in quella zona – la tempesta “Vaia”, con venti a 200 chilometri orari – ha trascinato al suolo un milione di metri cubi di legname in valle. “Circa undici volte il volume annuo di legna che viene tagliata fra tutte le proprietà presenti” spiega Fabio Ognibeni, artigiano e titolare della “E.Ciresa”. Materiale a terra in abbondanza che deve essere rimosso e stoccato entro la primavera, per evitare gli attacchi dei parassiti dell’abete rosso come il bostrico. Un surplus di materia prima che già oggi sta portando a forti tensioni sul mercato. 

Diversi addetti ai lavori hanno stimato i ribassi sulle quotazioni attorno al 30-40 per cento in meno, considerando il prezzo medio di tutto il legname, pregiato e non: prima della tempesta Vaia la quotazione era di 90-95 euro al metro cubo. Per il legno destinato agli strumenti musicali di pregio si arrivava fino a 170 euro. È stato proprio l’artigiano a lanciare il crowdfunding per salvare l’abete di risonanza “dopo i primi due o tre giorni di spaesamento”. Una mossa che tutela lui, i suoi dieci dipendenti, l’ambiente, le foreste della Val di Fiemme e la filiera produttiva di questo materiale conosciuto e utilizzato in tutto il mondo. Ognibeni ha contattato i proprietari dei boschi e ha fatto loro una proposta: non giocherà al ribasso sui prezzi. Comprerà il legno di risonanza alla stessa quotazione di prima. Sul terreno lui stima circa “1500-1600 metri cubi di materiale idoneo alla lavorazione”. Cioè “quattro volte tanto il fabbisogno annuale della nostra azienda”. 

Per acquistare, stoccare, trasportare e lavorare questi volumi gli servono 800 mila euro, quattro volte il giro d’affari annuale della sua impresa da 200 mila euro all’anno. Non vuole indebitarsi per quelle cifre. Così ha affittato due piazzali in valle, ha comprato i materiali per poter conservare in sicurezza e per il tempo necessario quei volumi e ha lanciato un crowdfunding. Che però non è una vera donazione a fondo perduto. Ma un prestito. Perché chiunque “adotterà” un tronco piccolo (80 euro), grande (150 euro) o un intero albero (300 euro) di abete di risonanza vedrà restituiti i suoi soldi entro tre anni. Lo scrive Ognibeni in una lettera d’intenti con tanto di codice fiscale del benefattore e che varrà come se fosse un contratto fra lui e chi gli presta il denaro. “Da quando il primo giornale, il 2 di novembre, ha pubblicato un articolo sulla distruzione dei boschi di Stradivari abbiamo cominciato a ricevere mail – racconta l’artigiano  – non solo dai liutai, ma da persone che chiedevano come fosse possibile aiutare”. “Non chiediamo a nessuno di regalarci soldi, diamo garanzia di restituzione”. E aggiunge: “Prestateci il denaro per fare il nostro lavoro, salvare questo legno magico così che invece di spedirlo in una segheria a diventare semilavorato per serramenti possa continuare la sua vita, magari per 300 anni, diventando la tavola armonica di un violoncello”.

Arriverà anche un regalo a casa di ogni singolo donatore: una tavoletta di legno di risonanza sagomata a violino, con inciso il proprio nome, a simbolo e conferma dell’impegno personale. E con una frase che ricorderà come “hai contribuito a salvare il Bosco Stradivari. Le foreste di Fiemme e la musica ti ringraziano”. Per fare tutto ciò Ognibeni e il sui capo operaio devono andare in loco quasi tutti i giorni e selezionare i tronchi a terra. In condizioni normali “ogni mille alberi se ne trovano due o tre di utilizzabili per le nostre lavorazioni” spiega. Molto dipende dalle quote: alberi così non ce ne sono affatto a 1000 o 1200 metri di altitudine, aumentano invece di numero sul versante nord, nord-ovest della vallata, alle quote elevate della catena del Lagorai. Dove “il freddo e la neve, che durano da settembre a maggio, fanno sì che gli alberi abbiano un periodo di vegetazione di pochi mesi” e “crescano con fibra e anelli molto stretti fino a un millimetro”. Questo significa che “un abete con 50 centimetri di diametro può avere anche duecento anni, mentre invece a quote basse ne ha 70-80 di anni, con fibra larga 6 o 7 millimetri per anello”. Inoltre devono essere piante cresciute all’interno di boschi “coetanei” (con la stessa età) e protette dalle intemperie e dal vento che ne deformano la fibra oppure la induriscono su un solo lato. Alberi rari.

Redazione: Francesco Floris, 19.12.2018

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