Hossein oggi lavora nel ristorante dove entrava ogni sera da venditore di rose

Prima entrava nel ristorante timidamente, apriva piano la porta e si faceva largo tra i clienti. Passi felpati e silenziosi, per non disturbare. Allungava le rose verso gli uomini, per convincerli a comprare un fiore alla propria compagna. Ma era difficile convincerli. E spesso usciva a testa bassa, a mani vuote, riprendendo il suo cammino, rituale notturno attraverso trattorie e pizzerie del centro storico.  Oggi Hossain, in quello stesso ristorante, ci entra di gran carriera. Apre la porta e saluta tutti, non ha più le rose sotto il braccio. Appoggia il cappotto all’attaccapanni, si mette il grembiule e si invola verso la cucina.

Una favola a lieto fine, quella di Hossain, ieri rosaio, oggi tuttofare nello stesso ristorante in cui entrava per sbarcare il lunario. Lava i piatti, spazza per terra, taglia le zucchine, pulisce i gamberi, prepara le insalate. Si vede riflesso negli specchi del locale e quasi non ci crede. “Adesso sono felice” dice lui, bengalese, 43 anni, da tredici in Italia. “Dopo tanti anni di sacrifici, finalmente un lavoro normale”.

Il merito è di Regina, la giovane titolare dell’Osteria dell’Ok, all’angolo tra via dei Servi e via degli Alfani. “Lo vedevo aggirarsi tra i tavoli e mi faceva tenerezza e compassione. Quando uscivo nei locali, tutti i fine settimana lo vedevo farsi largo tra i clienti. Quasi nessuno lo considerava, noi però eravamo diventati amici, a lui mi ero affezionata”. Così tanto affezionata, che dopo averlo visto così tante volte entrare nel proprio ristorante, è stato deciso di dargli una mano: “Ogni volta che entrava, compravamo una rosa per ognuna delle nostre clienti donne” racconta Regina, che gestisce il ristorante insieme alla madre Cristina.

E’ stata proprio Cristina a paventare ad Hossain l’ipotesi dell’assunzione. “In futuro potremo avere bisogno di un dipendente tuttofare, ma devi venire vestito per bene” gli disse qualche mese fa. Hossain la prese seriamente. Così seriamente, che pochi giorni dopo si presentò rivestito da capo a piedi, elegantissimo. “E così l’abbiamo assunto” raccontano Regina e Cristina. Hossain ha un contratto a chiamata, lavora praticamente tutti i giorni.

Adesso, grazie al nuovo lavoro, Hossain potrà mettere da parte qualche risparmio e tornare finalmente in Bangladesh a trovare la sua famiglia: “Non ci vado da quasi quattro anni, ho voglia di riabbracciare i miei figli Erin e Sapath”.

Redattore Sociale, 6.12.018

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