“Donne cancellate”, una mostra di Gin Angri all’ex manicomio di Como

“Sviluppo mentale precoce: intelligente, cavillosa, litigiosa: poco amante dell’attività domestica, capricciosa, abile nel creare discordie tra le persone. Molto sensuale. Non dedita a tossici. Nessuna malattia fisica precedente. Sposatasi nel 1904, il marito constatò subito un temperamento anormale, irascibile, per un nonnulla scattava”. È quanto c’è scritto nella cartella clinica di M.T., rinchiusa nell’ex manicomio San Martino di Como perché non rispecchiava il prototipo di “donna esemplare”, dedita alla famiglia, ai lavori di casa e sottomessa agli uomini. Sono passati 40 anni dalla legge Basaglia, che ha portato all’abolizione dei manicomi. E riesce difficile immaginare, per chi non è un addetto ai lavori, in quali condizioni vivessero le donne e gli uomini rinchiusi. La mostra “Donne cancellate – Riportiamole a casa”, curata dal fotografo Gin Angri e Mauro Fogliaresi, ci permette  di conoscere quel mondo. Sono immagini che vogliono “ridare dignità e memoria a soprusi, ingiustizie, scandalose dimenticanze”. La mostra viene inaugurata, a Palazzo Broletto a Como, sabato 27 ottobre e rimane aperta al pubblico fino all’11 novembre.

La mostra, in particolare, è dedicata alle donne, in particolare a quelle ricoverate tra il 1882 e il 1948 , poiché le donne furono maggiormente vittime di un’istituzione nata con la finalità di custodire, separare e nascondere i soggetti più poveri, socialmente più deboli, senza cultura e senza prospettive, che erano giudicati pericolosi per sé ma soprattutto per la morale e l’ideologia della cultura dominante. “Le donne in particolare, se non accettavano i modelli imposti dalla cultura maschile, che le voleva sottomesse, ubbidienti, madri e mogli devote, escluse dalla cultura e dal patrimonio familiare, disposte ad accettare violenze dentro e fuori dalle famiglie, venivano ricoverate nei manicomi -spiegano i curatori della mostra-, e lì restavano spesso fino alla morte, poiché gli strumenti messi in atto per la cura e la guarigione erano scarsi e aleatori. Anche nei manicomi  erano oggetto di vessazioni, controllo di ogni forma di autonomia, negazione di rapporti umani con l’esterno, spogliazione di identità, spesso vittime di costrizioni fisiche e violenze”.

Gin Angri e Mauro Fogliaresi sono i fondatori dell’associazione “Oltre il Giardino”, gestita da un gruppo di volontari e di utenti dei servizi di salute mentale di Como. In vent’anni di attività l’associazione ha realizzato, nel territorio comasco, progetti in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale e con molte realtà culturali del territorio. Attività principale è la redazione della rivista omonima, ma  realizza anche attività di scrittura creativa, laboratori di arteterapia e fotografia, presentazione di libri, organizzazione di concerti con un proprio gruppo musicale “Oltre il giardino project” che ha creato musica e testi delle canzoni del suo repertorio.

Accanto a queste attività, “Oltre il giardino” si impegna per mantenere viva la memoria dei materiali dell’archivio dell’ex ospedale psichiatrico San Martino di Como. E la storia delle donne recluse si intreccia oggi con la storia travagliata dell’archivio storico che custodisce le 42mila cartelle cliniche dell’ex manicomio. Da Como, per salvarle dal degrado, sono state trasferite prima a Piacenza e poi in un deposito di Lodi. Ma “Oltre il giardino” chiede che l’Archivio torni nei padiglioni del San Martino:

“Perché è su quella collina in quei luoghi che donne e uomini sono stati definiti nel corso di un secolo mentecatti, folli, alienati, pazzi, malati di mente -si legge nel catalogo della mostra-, ed è lì che va conservata la memoria storica di cosa sia stata in passato la cura della malattia mentale. Aiutateci a riportarli a casa!”. 

Redazione: Dario Paladini, 25.10.2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.