Apre a Milano Casa Emergency: “sarà uno spazio di pratica di diritti umani”

Dopo 14 mesi di lavori di ristrutturazione, apre Casa Emergency, la nuova sede dell’associazione fondata da Gino Strada. Nell’ex scuola di via Santa Croce 19, sono stati realizzati non solo uffici, ma anche spazi e servizi per la città, come uno sportello socio sanitario. “Ci troviamo in un posto meraviglioso che si affaccia sulla basilica di Sant’Eustorgio, con un grande
giardino a disposizione di tutte le persone -ha detto Gino Strada, presentando questa mattina a Palazzo Marino il progetto- Ed è un segnale importante in questo periodo in cui si sono spazzati via tutta una serie di valori fondanti della nostra società. La parola diritti umani è stata abusata e calpestata. Quella sede sarà anche uno spazio di pratica di diritti umani. Sarà l’occasione poter discutere di temi ridotti a quattro battute nei talk show televisivi. Noi ce la metteremo tutta”.

Per inaugurare la nuova sede, Emergency ha organizzato una tre giorni di eventi, da venerdì 15 a domenica 17 settembre. “Emergency lavora a Milano dal 2015 con un ambulatorio mobile che offre assistenza medica e servizi di orientamento sanitario qui in città e che ha garantito cure a oltre 4500 persone. Per rispondere ai bisogni delle fasce più vulnerabili della popolazione, nei prossimi mesi attiveremo uno Sportello socio-sanitario per chiunque ne abbia bisogno”, ha detto la presidente Rossella Miccio. La ristrutturazione dell’edificio (di proprietà del Comune), circa 3.570 mq di superficie, è costata circa 4,5 milioni di euro.

“Casa Emergency mostra come sia possibile il recupero di un bene Comune attraverso un percorso fatto di scelte eticamente orientate sia sul piano tecnico che su quello procedurale-metodologico”, ha spiegato Raul Pantaleo, architetto che ha curato il progetto. Questo perché “progettare il bene comune non è stato tanto nel disegno né nella sua concreta realizzazione- ha concluso Pantaleo- quanto piuttosto nell’ampliamento delle possibilità che individui e gruppi riconoscano, utilizzino e, soprattutto, vedano il progetto stesso come elemento generativo di altri beni comuni”.

Redattore Sociale 06.09.017

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