Fa’ la cosa giusta! 2018, parte il Progetto Scuole

Quest’anno la referente del Progetto Scuole è Giulia Grottola, che con il suo fido zaino è pronta a raggiungervi in classe e vi accoglierà poi in Fiera, dal 23 al 25 marzo.

Giulia Grottola, referente per il Progetto Scuole 2018, si presenta:
Anch’io, 23enne neolaureata, porto con me ogni mattina uno zaino non più pieno di testi scolastici, ma con un computer, un’agenda su cui segnare gli appuntamenti e gli indirizzi dei tanti istituti scolastici che dovrò raggiungere. Saranno dei brevi ma interessanti e inaspettati viaggi (a piedi, in metropolitana, in treno) che dovrò intraprendere per incontrarvi e farvi conoscere Fa’ la cosa giusta!.
Un vecchio proverbio cinese dice “chi torna da un viaggio, non è mai la stessa persona che è partita”. Secondo la mia iniziale esperienza di viaggiatrice, non posso che esserne d’accordo. Un viaggio ti cambia sotto tanti aspetti: può cambiare il tuo carattere, il tuo atteggiamento verso gli altri, il tuo modo di affrontare e risolvere i problemi, allargare i tuoi punti di vista, arricchire il tuo sapere. Insomma viaggiare ti cambia la vita!
Perché parlo di viaggi? Perché Fa’ la cosa giusta! dà proprio l’idea di intraprendere un viaggio, percorsi nuovi pieni di idee, stimoli, curiosità, creatività, confronto, dialogo, ascolto. Un viaggio che porta i visitatori, dai più piccoli ai più grandi, alla scoperta di persone, prodotti, aziende, associazioni che hanno deciso di prendere in mano il proprio futuro, cercare di renderlo migliore e più giusto per tutti, indistintamente.
Grazie al Progetto Scuole gli insegnanti con i loro alunni hanno l’opportunità di far viaggiare la fantasia tra laboratori di argilla e falegnameria, di mettere le mani in pasta nei laboratori di cucina, di giocare e mettersi in gioco, di guardare con occhi attenti e curiosi piccole realtà responsabili e di lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo degli espositori e dai loro racconti.
Chi è pronto a viaggiare con noi?
Vi aspettiamo!  Giulia Grottola, referente del Progetto Scuole di Fa’ la cosa giusta! 2018.

Calendario degli incontri nelle scuole (contattaci, se pensi sia di interesse anche per la tua classe!)
20 dicembre 2017 – Liceo scientifico Luigi Cremona, Milano
21 dicembre 2017 – IIS G.Torno indirizzo Scienze Umane, Castano Primo
11 gennaio 2018 – IIS Galilei – Luxemburg indirizzo Servizi Socio-Sanitari, Milano – Classe III A
15 gennaio  – IIS Carlo Cattaneo indirizzo Relazioni Internazionali per il Marketing, Milano – Classe V
17 gennaio – Istituto comprensivo A.Gramsci, Mulazzano Lodi
18 gennaio IIS Claudio Varalli, Milano
24 gennaio – ICS Via Pareto, Milano
25 gennaio – Scuola Primaria C.Perone, Milano
14 febbraio – Istituto comprensivo Sorelle Agazzi, Milano

Da sempre, Fa’ la cosa giusta! rappresenta un’occasione di partecipazione imperdibile per il mondo della scuola, con un’offerta formativa dedicata agli alunni e studenti dalla scuola materna alle superiori.

Laboratori e percorsi tematici in fiera, visite libere, incontri nelle classi e proposte di alternanza scuola/lavoro.
Leggi il Progetto Scuole completo cliccando qui.

Tutte le iniziative del Progetto Scuole sono gratuite, previa prenotazione, e si svolgono per tutta la giornata di venerdì 23 marzo 2018 e di sabato 24 marzo. Iscrivi le tue classi attraverso il form di contatto, qui.

Seguiamo le missioni di Giulia a scuola, anche su Facebook

Biblioteche milanesi, i “doppioni” dei libri donati vengono destinati a scuole, carceri, associazioni

Ogni anno i cittadini regalano alle biblioteche rionali circa 30mila libri. Quelli che non servono, perché le biblioteche ne hanno già alcune copie, vengono portati nel deposito di via Boifava per essere poi donati alle biblioteche di ospedali, carceri, comunità d’accoglienza o scuole. “Siamo convinti che i libri non si buttano via mai!”, spiega Pasquale La Torre, ideatore del progetto. E i libri raccontano anche la storia di chi li ha posseduti: tra le pagine si trovano segnalibri di ogni colore e fatture, cartoline, appunti, scontrini. E lettere d’amore.

A Milano ogni anno i cittadini donano alle biblioteche rionali circa 30 mila libri. Quelli che non servono, perché le biblioteche ne hanno già alcune copie, vengono portati nel “deposito-biblioteca” di via Boifava per essere poi donati alle realtà del mondo non profit, alle scuole e a quelle istituzioni che hanno una propria biblioteca o vogliano crearne una. E così questi libri finiscono, per esempio, nelle carceri di San Vittore e di Bollate, al dormitorio della Fondazione Fratelli di San Francesco, i dvd di cartoni animati o di documentari sulla natura all’ospedale pediatrico Buzzi. Sono oltre mille le organizzazioni del terzo settore e gli enti che hanno attinto e attingono al deposito biblioteca. E non solo di Milano: le richieste arrivano da tutta Italia. “Si rivolgono a noi anche molte biblioteche pubbliche di piccoli comuni -spiega Pasquale La Torre, responsabile e ideatore otto anni fa del “Progetto Doni” del deposito biblioteca-. Abbiamo ricevuto richieste anche dalla Sicilia e dalla Puglia”. Oltre ai libri dei singoli cittadini, nel deposito biblioteca confluiscono quelli donati da case editrici e quelli che le biblioteche rionali sono costrette a togliere dagli scaffali e dal catalogo perché devono fare spazio ai nuovi titoli. “Per venire incontro alle esigenze dei lettori che prendono in prestito i libri, le nostre biblioteche rinnovano costantemente il loro patrimonio librario -aggiunge La Torre-. Le biblioteche rionali sono 25 e hanno complessivamente 600mila volumi. Ogni anno compriamo circa 30mila copie di libri nuovi ed è inevitabile che anche noi abbiamo libri da scartare. Ma sia noi che i nostri lettori siamo profondamente convinti che i libri non si buttano via mai! E ci è sembrato che l’alternativa migliore al macero fosse quella di dare loro una seconda possibilità”.

I libri raccontano anche la storia di chi li ha posseduti. Nei libri donati, gli operatori del deposito biblioteca trovano segnalibri di ogni colore e fattura, cartoline, appunti, scontrini. Tra i cimeli scovati tra le pagine, anche una ricevuta di pagamento, probabilmente risalente agli anni ’60, di una rata di acquisto di un’enciclopedia. E poi ci sono le lettere d’amore: le più belle sono quelle scritte anni fa quando non c’erano ancora mail e sms, racconta chi ogni giorno si vede passare tra le mani dai 200 ai 300 libri. Alcune più passionali altre più galanti, con calligrafie che ricordano spesso tempi passati. “Capita anche che ci chiamino per donarci l’intera biblioteca personale di un genitore o di un parente defunto -aggiunge Pasquale La Torre-. Andiamo a casa loro per capire di che si tratta e a volte si ha come l’impressione di violare l’intimità di una persona. A volte ci sono libri inutilizzabili, ma è difficile dire che non li vogliamo, perché sembra di rifiutare o di disprezzare la storia di queste persone per le quali quei libri erano importanti, visto che li avevano conservati”.

Al deposito-biblioteca di via Boifava lavorano, a turno in alcuni giorni della settimana, anche tre giovani con disabilità, seguiti dalla cooperativa L’Impronta. “E dal Tribunale ci arrivano anche persone sottoposte all’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità -aggiunge Pasquale La Torre-. Qui il lavoro non manca”. Ogni libro viene infatti catalogato e finisce in un database consultabile dagli enti che vogliano riceverne per la propria biblioteca. Anche se a malincuore, un po’ di volumi finiscono comunque al macero, perché sono in cattive condizioni. Ma se ne occupano i volontari della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori): dal loro riciclaggio ricavano fondi per l’associazione. Le realtà associative che vogliono ricevere libri possono scrivere a c.bibliodeposito@comune.milano.it

Redazione: Dario Paladini, 18.01.2017

Facebook cambia l’algoritmo: qualche accorgimento per non perderci di vista

Breve tutorial per verificare che il proprio profilo sia settato in modo da ricevere gli aggiornamenti delle Pagine preferite.

Accade, periodicamente, che gli sviluppatori del social network più noto del mondo mettano mano al meccanismo che regola la visibilità dei contenuti pubblicati dagli utenti: in questo momento, se ci fate caso, sulla vostra bacheca compaiono sempre più di frequente i post degli amici, e sempre più di rado quelli delle Pagine.

Per non rischiare di perderci di vista… ecco qualche indicazione per continuare a visualizzare i nostri post e rimanere aggiornati sulla prossima edizione di Fa’ la cosa giusta!

Da smartphone:
andate sulla pagina facebook di Fa’ la cosa giusta!
posizionate il cursore sull’icona che vedete cerchiata in rosso
selezionate la voce “mostra per primi”. Se lo desiderate, potete decidere di attivare anche le notifiche.

 

 

Da browser:
Andate sulla pagina Facebook di Fa’ la cosa giusta!
Cliccate su “segui” (magari vi risulterà già “pagina seguita”)
A questo punto, cliccate su “Mostra per primi”

Via gli smartphone, spazio all’ascolto: una radio per bambini propone il Detox Digitale

Detox Digitale – Disintossicazione digitale: un programma di un mese per imparare a vivere meglio senza lo schermo (o quasi). Ci ha pensato una radio francese per bambini; qui vi raccontiamo chi sono le autrici e il perché di questa iniziativa.

Detox Digitale – Disintossicazione digitale: un programma di un mese per imparare a vivere meglio senza lo schermo (o quasi). Ci ha pensato una radio francese per bambini; qui vi raccontiamo chi sono le autrici e il perché di questa iniziativa.

Bloom è una applicazione audio (disponibile su Google Play, Apple Store, sul sito e sui social) nata dall’idea di due amiche, mamme, professioniste del settore audiovisivo. Convinte di non voler crescere i propri figli alla mercè di uno schermo televisivo, si sono sentite rapidamente frustrate dalla mancanza di varietà nell’offerta a disposizione su altri versanti esperienziali, tipo quello dell’ascolto senza immagini:

Ai nostri figli piace ascoltare mentre suonano, disegnano, lasciarsi trasportare dalle parole e dalla musica. Non trovando risorse soddisfacenti in tal senso, a partire dalle nostre competenze, abbiamo iniziato a crearli noi: podcast per bambini, che piacciono anche a noi grandi. Niente sciocchezze, nessun rumore esasperante, nessun ritornello a loop. I nostri programmi cercheranno di incoraggiarli a muoversi, a scoprire, ad aprirsi al mondo, a partire dall’esperienza dell’ascolto.

Per il mese di febbraio, la programmazione audio di Bloom sarà orientata al “Digital detox”:

Eliminiamo gli schermi delle vite dei nostri figli! Uno svezzamento graduale e divertente affinché i nostri bambini trovino il piacere di giocare, divertirsi o annoiarsi.

La programmazione del Digital Detox inizia il 1 febbraio. Una notizia al giorno: giochi, balli, cucina e molti altri suggerimenti e informazioni.. Registrati per seguire e scaricare i materiali

Se ti interessano questi temi, vieni a Fa’ la cosa giusta! 2018:
nell’ambito del progetto speciale SFIDE – La scuola di tutti:
domenica 25 marzo ore 12 “Crescere con arte”, incontro per gli insegnanti (iscriviti, qui)

2018 Anno europeo del patrimonio culturale

In un momento in cui i tesori culturali sono minacciati e deliberatamente distrutti nelle zone di conflitto, la Commissione ha ritenuto che il patrimonio culturale meritasse un Anno europeo nel 2018. La decisione del Consiglio e del Parlamento è stata adottata il 17 maggio 2017.

Dai siti archeologici all’architettura contemporanea, dai castelli medievali alle tradizioni popolari fino alle arti, il patrimonio culturale dell’Europa è il cuore pulsante dell’identità e della memoria collettiva dei cittadini europei. È inoltre fonte di crescita economica e occupazione nelle città e nelle regioni ed è determinante per gli scambi dell’Europa con il resto del mondo. Nell’UE 7,8 milioni di posti di lavoro sono indirettamente collegati al patrimonio culturale (ad esempio, turismo, interpretazione e sicurezza). Oltre 300 000 persone sono impiegate nel settore del patrimonio culturale dell’UE e quasi metà (453) dei siti inclusi nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO è ubicata nel territorio europeo.

Per queste ragioni, in particolare in un momento in cui i tesori culturali sono minacciati e deliberatamente distrutti nelle zone di conflitto, la Commissione ha ritenuto che il patrimonio culturale meritasse un Anno europeo nel 2018. Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, ha dichiarato:

Il patrimonio culturale è al centro del modello di vita europeo. Definisce chi siamo e crea un senso di appartenenza. Il patrimonio culturale non è fatto solo di letteratura, arte e oggetti, ma anche dei saperi artigianali tramandatici, delle storie che raccontiamo, del cibo che mangiamo e dei film che vediamo. È necessario preservare il nostro patrimonio culturale e farne tesoro per le generazioni future. Quest’anno di celebrazioni sarà un’eccellente occasione per incoraggiare le persone, in particolare i giovani, a esplorare la ricca diversità culturale europea e a riflettere sul ruolo che il patrimonio culturale riveste nelle nostre vite. Il patrimonio culturale ci consente di comprendere il passato e di costruire il futuro.

Welfare e salute, a Milano arriva l’infermiere di condominio

Da una semplice iniezione alla cura delle piaghe da decubito: oltre 200 le famiglie finora seguite nei municipi sei e sette di Milano. Il servizio ora sbarca nel municipio 2, grazie al nuovo punto We.mi, piattaforma dei servizi domiciliari.

Una semplice iniezione, la somministrazione di farmaci particolari, consigli su come allattare o come fare delle medicazioni: l’infermiere di condominio aiuta persone di tutte le età. “A volte iniziamo con una sola famiglia ma poi con il passaparola anche gli altri inquilini ci chiedono una prestazione”, spiega Graziella Cinotti, presidente della Cooperativa Nuovi Orizzonti, che offre questo servizio nei municipi sei e sette dal 2015 e con il 2018 anche nel municipio due. L’infermiere di condominio verrà presentato venerdì 12 gennaio nella sede di Wemi Loreto (via Sabaudia 8), uno dei quattro nuovi “punti fisici” di wemi.milano.it, la piattaforma dei servizi domiciliari offerti dagli enti del privato sociale in collaborazione con il Comune.

“Finora sono circa 200 le famiglie seguite dai nostri infermieri di condominio – aggiunge la presidente della cooperativa -. Si tratta di piccoli interventi a domicilio, che rientrano in una politica di prevenzione sociosanitaria. Con l’invecchiamento della popolazione è necessario ripensare alcuni servizi ed è importante intervenire per prevenire l’insorgere di situazione di grave disagio”.
“Con l’infermiere di condominio facciamo anche educazione sanitaria ai caregivers -sottolinea Graziella Cinotti-. Per esempio, su come evitare le piaghe da decubito. Il servizio è gratuito o a pagamento a seconda del reddito e le tariffe sono quelle stabilite dal Comune”.

Redazione: Dario Paladini, 8.01.018

 

Sette consigli per vivere con coraggio l’adolescenza

“Viaggia, vivi le relazioni, lavora, gioca, impara le lingue, leggi, condividi”: il pedagogista Daniele Novara scrive una lettera di buon anno ai ragazzi e alle ragazze che vivono “un’età speciale, in cui l’infanzia è definitivamente finita e qualcosa di nuovo sta iniziando”. “Sei all’inizio di un lungo viaggio. Prendi tutto quello che puoi. Fai una bella scorta di esperienze”.

Viaggia, vivi le relazioni, lavora, gioca, impara le lingue, leggi, condividi: per il nuovo anno il pedagogista Daniela Novara ha scritto una lettera agli adolescenti in cui dà loro consigli per “vivere con coraggio” la loro età. È un’età speciale “in cui si capisce che l’infanzia è definitivamente finita e qualcosa di nuovo sta iniziando”. “Un passaggio che viene percepito dai ragazzi con euforia, ma anche con apprensione -sottolinea-: in fondo tenere un piede nell’infanzia può non essere così male”. La lettera di Novara agli adolescenti è un invito a buttarsi nella scoperta del mondo, a non rifugiarsi nell’isolamento di smartphone, computer e social network. E il primo consiglio che dà è “Viaggia!”: “Inizia a conoscere i tuoi limiti e le tue risorse nell’avventura del viaggio, nello spostamento per conoscere nuove città, lingue diverse, altre persone. Non perdere queste occasioni. Convinci i tuoi genitori. Digli che non sono capricci e che il viaggio conta come andare a scuola. Forse di più”.

“Vivi le relazioni – è il secondo consiglio di Novara-. Non isolarti. Le relazioni aumentano le tue possibilità. L’indice sociale nel concreto della vita è più importante del quoziente intellettivo. I rapporti che costruisci resteranno. Le amicizie potranno perdersi ma tu avrai imparato a interagire con gli altri, a dare e a prendere, a comunicare e a gestire i tanti conflitti che si creano. Un vantaggio enorme per affrontare le mille sfide che ti aspettano”.

La scuola è importante, ma secondo Daniele Novara è necessario anche fare piccole esperienze lavorative. “Lavorare stanca, ma fa crescere. Appena puoi, appena un’occasione te lo consente, fai un’esperienza di lavoro. D’estate è l’ideale. Non arrivare a 25 anni senza aver mai lavorato. Si impara da ragazzi a farlo. Metti questa esperienza nel tuo curriculum. Non stare ad aspettare che tutte le pedine siano al loro posto. Provaci subito”.

Uno dei rischi dell’adolescenza è che ci si isoli. “Giocare su un prato è meglio che su videoschermo. Non farti fregare. Usare la realtà virtuale è comodo: videogiochi, siti web, contatti anonimi. Ma se ti lasci prendere troppo, ti trovi improvvisamente senza radici stabili, perso in un mondo che ti sembra vero ma che è solo apparenza”.

Daniele Novara poi sprona i ragazzi ad avere sete di conoscenza. “Impara. La facilità con cui si impara in questa tua età non tornerà più. Sfrutta al meglio questo momento. Le lingue anzitutto. Il nostro caro italiano all’estero serve poco. E poi la musica, lo sport, le competenze tecnologiche, l’affettività e la sessualità. E non snobbare lo studio scolastico. Tutto questo ti resterà per sempre”. E poi “Leggi! L’eccesso di immagini spegne l’immaginazione. Un libro non ti toglie nulla, aggiunge piuttosto alla tua fantasia la sensibilità che ci metti tu, i collegamenti che puoi fare con la tua vita, le mille emozioni che ti incendiano, le mille riflessioni che ti possono venire”. Infine, “Condividi. Un futuro migliore dipende anche dalla tua voglia di esserci quando serve il tuo aiuto, dalla capacità di prenderti cura della città in cui vivi, della natura, degli altri. La solidarietà inizia con te”.

Novara conclude la sua lettera agli adolescenti con il poeta Costantino Kavafis. “Sei all’inizio di un lungo viaggio. Prendi tutto quello che puoi. Fai una bella scorta di esperienze. Le parole del grande poeta greco Costantino Kavafis, nella poesia Itaca, sembrano fatte apposta per accompagnarti: ‘… Devi augurarti che la strada sia lunga, che i mattini d’estate siano tanti, quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre, tutta merce fina, anche aromi penetranti d’ogni sorta, più aromi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca …’. Buona adolescenza!”. La lettera è scaricabile dal sito del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti www.cppp.it.

Redazione: Dario Paladini, 5.01.017

Con Daniele Novara, a Fa’ la cosa giusta! 2018, nell’ambito del progetto speciale SFIDE- La scuola di tutti:
Incontro per gli insegnanti
Il metodo “Litigare bene“: l’approccio maieutico per imparare bene… tutti
Domenica 25 marzo alle 16: iscriviti sin d’ora, qui.

Una sentenza racconta l’orrore dei migranti nei campi di detenzione in Libia

Depositate le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna all’ergastolo del somalo che gestiva il campo di Bani Walid. I racconti delle 17 vittime che hanno testimoniato di fronte alla Corte d’Assise di Milano. Per Asgi, parte civile, ora “nessuno può più dire di non sapere”.

Sono 123 pagine che grondano dolore. Le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Assise di Milano ha condannato all’ergastolo Osman Matammud, il somalo 22enne accusato di aver gestito per oltre un anno il campo di Bani Walid (a circa 150 chilometri da Tripoli), raccontano l’orrore della violenza che centinaia di migranti hanno subito (e subiscono) in Libia. Sono 17 le vittime che hanno portato la loro testimonianza al processo, che si è svolto nei mesi scorsi. Osman era stato riconosciuto, il 26 settembre scorso, da alcuni migranti vicino all’Hub di via Sammartini a Milano (da dove i profughi venivano smistati nei vari centri di accoglienza milanesi) e lo avevano fatto arrestare dalla Polizia locale. I giudici della Corte hanno ritenuto i loro racconti attendibili, sostenuti anche dalla perizia medica sulle loro cicatrici effettuata dal Centro antiviolenza della clinica Mangiagalli e da un medico legale. L’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che si era costituita parte civile, ha deciso di pubblicare sul sito web le motivazioni della sentenza (depositate alcuni giorni fa), perché ciascuno possa “rendersi conto” e “nessuno possa più dire di non sapere”. “Il dibattito sulle politiche di riduzione dei flussi migratori -sottolinea l’Asgi- non può non tenerne conto: la politica di impedire con ogni mezzo gli arrivi in Italia dalla Libia significa condannare gli stranieri a rimanere in quei medesimi centri che riconosciamo ufficialmente luoghi di tortura e di morte”.

I 17 migranti hanno raccontato che una volta giunti in Libia, dopo un viaggio nel deserto su pulmini o pick up scortati da uomini armati appartenenti a organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, finivano nel campo di Bani Walid. Qui rimanevano rinchiusi fino a quando i famigliari non inviavano i soldi necessari a pagare il viaggio. E per convincerli, Osman Matammud chiamava al cellulare i famigliari alla presenza dei suoi “prigionieri”.

Una della sue vittime ha raccontato che “durante la telefonata ai familiari era stato legato mani e piedi e che una volta ottenuto il collegamento con il fratello, l’imputato aveva cominciato a picchiarlo -si legge nelle motivazioni della sentenza-. Qualche volta era persino capitato che l’imputato picchiasse le persone fino a farle sanguinare e poi scattasse delle foto con il cellulare che inoltrava alle loro famiglie a scopo intimidatorio”. Dalle testimonianze emerge che Osman “non solo durante le telefonate ai familiari, non solo per punire il migrante per qualcosa, ma senza motivo, anche all’interno del capannone, percuoteva i suoi prigionieri con bastoni, tubi di plastica, spranghe che aveva con sé e che agitava a destra e a sinistra colpendo chiunque si trovasse nei paraggi”. Nel campo di Bani Walid erano rinchiusi circa 500 migranti, costretti a restare all’interno di un capannone, dove non avevano lo spazio per muoversi, né potevano parlare. Fuori c’erano due bagni, aperti solo di giorno. C’era poi una stanza delle torture. Osman “usava anche l’acqua per tormentare i prigionieri che venivano appesi a testa in giù con mani e piedi legati. A chi urlava, veniva messa la sabbia in bocca”. C’era poi il sistema della plastica sciolta: “consisteva nel bruciare delle buste di plastica con un accendino e poi lasciare colare la plastica incandescente sulla pelle del malcapitato”. Le donne venivano sistematicamente violentate. Ad Osman sono stati anche attribuiti 13 omicidi: chi aveva famigliari che tardavano a inviare i soldi finivano per essere uccisi. Come due ragazzi appena ventenni, che dopo essere stati più volte picchiati brutalmente, sono stati impiccati e i loro corpi sono stati lasciati tra i migranti nel capannone con ancora le corde al collo come “insegnamento affinché gli altri pagassero subito i soldi”.

Le torture nel campo di Bani Walid non sono un caso isolato. I giudici della Corte di Assisi di Milano scrivono infatti che dai racconti delle vittime “è emerso che anche in altri campi e persino nelle prigioni libiche il trattamento che subivano era in buona parte paragonabile a quello che è stato ora attribuito” a Osman e ai suoi guardiani. Ecco quindi perché è importante che le motivazioni della sentenza siano rese pubbliche e fatte conoscere. “Tale orrore oggi ha trovato riconoscimento in una sentenza di un giudice italiano”, scrive Asgi. 

Redazione: Dario Paladini, 4.01.018

Solidarietà invece dei doni aziendali, la scelta di un’azienda bio trentina

Scrive Biosudtirol nella sua newsletter di auguri natalizi: “Abbiamo deciso anni fa di supportare un’associazione di beneficenza e di condividere questa esperienza al posto di regali con i nostri partner. In particolare siamo padrini della scuola “KM42”, nella vicinanza di Mae Sot, nell’area al confine tra Myanmar e Thailandia.

Abbiamo deciso di condividere la newsletter di auguri natalizi ricevuta da BioSüdtirol, storico partner della nostra Fiera: ci sembra una cosa bellissima e da cui prendere ispirazione, e il progetto è da conoscere. Buon Natale (solidale) a tutti.

“Prendersi tempo per i propri cari e fare del bene”. Seguiamo questo motto, specialmente in questi giorni. Per questo abbiamo deciso anni fa di supportare un’associazione di beneficenza e di condividere questa esperienza al posto di regali con i nostri partner. In particolare siamo padrini della scuola “KM42”, nella vicinanza di Mae Sot, nell’area al confine tra Myanmar e Thailandia.

In questa zona un conflitto ha cambiato la vita di tante persone. Sono diventati apolidi senza diritti. L’agricoltura è la prima fonte di sostentamento, più preciso la raccolta di diversi prodotti agricolo come mais, fagioli, zucchero e fiori di rose. I bambini spesso devono contribuire al sostentamento della famiglia, aiutando i genitori, che lavorano per i proprietari di terreno, nella fase del raccolto.

L’organizzazione aiutare senza confini combatte la povertà, la discriminazione e la violenza promuovendo l’educazione. Tra l’altro gestisce la scuola KM 42, dove 14 insegnati si prendono cura di 315 studenti. Questo progetto ci ha colpito specialmente, perché è un segno di speranza e di un futuro migliore per bambini di agricoltori. Più informazioni sul progetto, qui.

Disturba lo shopping, vietato offrire il latte caldo ai senza dimora

Da sette anni ogni mattina il “Gruppo della colazione” offre bevande calde alle persone che vivono sotto i portici dell’ex Chiesa di San Francesco a Como. Ma da ieri non possono più farlo. Lo vieta un’ordinanza del sindaco, per la “tutela della vivibilità e del decoro del centro urbano”

Accade a Como. Vietato offrire la colazione ai poveri. Disturba il Natale e lo shopping. Ogni mattina un gruppo informale di volontari porta un po’ di latte e pane ai senza dimora, che vivono sotto i portici dell’ex chiesa di San Francesco. Un gesto di solidarietà che compiono da sette anni. Ma ora non possono più farlo, dopo che il sindaco di Centrodestra, Mario Landriscina, ha emesso un’ordinanza per la “tutela della vivibilità e del decoro del centro urbano”. E così ieri mattina la polizia locale ha proibito ai volontari del “Gruppo colazione” (come amano chiamarsi) di distribuire bevande calde, pane o qualche dolcetto. In una lettera aperta postata su Facebook, “Nuovi erodi ma sempre uguali”, i volontari raccontano che “ci è stato detto che fino al 10 gennaio non ci è possibile portare un piccolo simbolo d’amore a queste persone, non ci è possibile perché in vista del Natale non è decoroso”. A Como ci sono strutture per l’accoglienza dei senza dimora, alcune sono state allestite proprio in questo periodo nell’ambito del piano antifreddo. “Ma il problema è che sono aperte solo di notte e al mattino i senza dimora devono comunque lasciare la struttura -racconta una volontaria-. E quindi già verso le 8 del mattino sono in giro”.

L’ordinanza vieta il bivacco sotto “i portici dell’ex chiesa di San Francesco in largo Spallino, presso la basilica del “Crocefisso” in viale Varese, nonché in piazza San Fedele e in via Boldoni e più ampiamente sotto tutti i portici della città murata” e vieta di mendicare nel centro città. Non è quindi vietato, almeno stando alla lettera dell’ordinanza, di dare assistenza a chi è senza dimora. La polizia locale e il Comune evidentemente interpretano qualsiasi gesto di solidarietà come una forma di incoraggiamento a bivaccare. L’ordinanza è stata emanata il 15 dicembre, proprio in vista del Natale e delle festività perché durante questo periodo c’è un “rilevante afflusso di persone che giungono in città per turismo, per fare shopping o partecipare ai numerosi eventi connessi alla manifestazione denominata ‘Città dei Balocchi”, si legge nell’ordinanza, e, di conseguenza, c’è anche un “incremento della presenza di suddetti soggetti dediti all’accattonaggio”. Secondo una relazione della Polizia Locale, inoltre, i senza dimora dell’ ex Chiesa di San Francesco “a volte risultano ubriachi ed espletano i propri bisogni fisiologici nelle aree limitrofe”. Tanto basta dunque per far decidere al sindaco (che ha diretto anche il 118 nella sua vita di medico), di cercare di allontanarli dal centro e vietare a chiunque di offrire loro assistenza.

Un approccio alla povertà, quello del sindaco di Como, che i volontari del “Gruppo della colazione” non condividono. Di fronte al divieto di offrire del latte caldo, “la rabbia prende l’anima – scrivono nella loro lettera aperta – , una rabbia scatenata dall’ipocrisia di chi sputa sui valori più importanti, sulle persone più importanti. Vorresti urlare e dire che questa non è la città che vuoi, che così si aggiunge solo odio in animi già troppo feriti dalla vita, e perché? Con che scopo? Ci chiediamo di che cosa abbia paura il sindaco della nostra città, che cosa gli fa chiudere, sempre chiudere, solo chiudere? Umiliare, allontanare, emarginare, ci chiediamo cosa possa suscitare in questa persone. Ma ci chiediamo anche in quale specchio si guardino e cosa vedano le persone che continuano ad insultare così i poveri, non comprendendo che il problema non sono i poveri ma la povertà! A continuare ad allontanare i poveri non si elimina la povertà, la si amplifica, la si fa diventare un nemico, un nemico da combattere. Se provassimo a guardare in faccia la povertà senza timore, ma solo con il desiderio di sconfiggere lei, non i poveri, allora forse si potrebbero trovare soluzioni e pensieri che possano essere dalla parte dell’essere umano e di un essere umano più dignitoso. Questo ci sembra allora il Natale: la ricerca di una possibilità, di un’umanità più dignitosa. Dignità non decoro ci aspettiamo dal nostro sindaco soprattutto a Natale, altrimenti non chiamiamolo Natale!”.

Redazione: Dario Paladini, 18.12.017