In Toscana, boom di progetti per rilanciare i territori resistenti

La Regione Toscana ha pubblicato nell’aprile 2018 un bando destinato alle cooperative di comunità che si adoperano per il rilancio dei territori e propongono iniziative per arrestare lo spopolamento di borghi isolati.  A dicembre si è conclusa la valutazione delle domande presentate, con la pubblicazione dell’elenco dei progetti ammessi. L’avviso era rivolto a cooperative di comunità che hanno sede in Toscana e operano in territori montani o comunque marginali. Le domande presentate sono state ben 32, il…

La Regione Toscana ha pubblicato nell’aprile 2018 un bando destinato alle cooperative di comunità che si adoperano per il rilancio dei territori e propongono iniziative per arrestare lo spopolamento di borghi isolati. 

A dicembre si è conclusa la valutazione delle domande presentate, con la pubblicazione dell’elenco dei progetti ammessi.

L’avviso era rivolto a cooperative di comunità che hanno sede in Toscana e operano in territori montani o comunque marginali.

Le domande presentate sono state ben 32, il triplo di quelle ipotizzate (in tutta Italia lo scorso anno si contavano circa 70 cooperative di comunità) e di queste 25 sono state giudicate ammissibili di finanziamento. 

A fronte del successo inaspettato dell’avviso, l’intenzione è appunto quella di aggiungere alla dotazione iniziale di 400 mila euro un ulteriore milione sul bilancio 2019, in modo da poter finanziare tutti i progetti ritenuti ammissibili.

L’obiettivo dei progetti presentati è di sviluppare nei piccoli centri di montagna o di zone marginali o a rischio di spopolamento, iniziative che possono ridare slancio alla comunità, avviare attività economiche con il coinvolgimento della popolazione o di esercizi e imprese locali che insieme possono invertire processi di spopolamento e di marginalizzazione.

I progetti prevedono di riattivare attività turistiche, culturali e commerciali, di valorizzare l’ambiente o i beni culturali locali, si riavviano strutture di ricezione turistica (anche diffusa), percorsi culturali o ambientali, attività cooperative in ambito agricolo o ittico.

I progetti sono stati valutati anche per la capacità di reggersi, nel tempo, sulle proprie gambe, visto che le cooperative di comunità sono vere e proprie imprese, che ricevono un cofinanziamento regionale per avviare quanto previsto, anche costituendo la cooperativa, ma che dovranno poi andare avanti con proprie capacità imprenditoriali.

Le zone interessate dai progetti sono principalmente quelle della montagna toscana, dalla Lunigiana alla Garfagnana, dall’Appennino pistoiese al Casentino, al Monte Amiata, ma anche zone marginali della Val d’Orcia, del pisano, del grossetano e delle isole toscane.

PROGETTI FINANZIATI IN  PROVINCIA DI SIENA
Castiglione d’Orcia – Da un lato il recupero dell’edificato con un’idea di albergo diffuso a vantaggio dello sviluppo turistico, dall’altro la riapertura di uno spazio culturale per creare un luogo di incontro nel centro storico, la manutenzione delle aree a verde e servizi a casa per le persone anziane.  Il progetto interessa la frazione di Campiglia d’Orcia e sarà portata avanti da una cooperativa da costituire coordinata da un gruppo di giovani impegnati nel volontariato. Nello stesso comune un altro progetto riguarda il recupero, tutela e gestione del parco delle Sorgenti di Vivo d’Orcia, il ‘paese dell’acqua’. Si pensa di usare il vecchio immobile delle scuole del borgo,  attualmente inutilizzato, per realizzare in futuro un ostello. La cooperativa, da costituire, ha come soci fondatori e promotori un gruppo di cinque famiglie residenti.
Pienza – Il turismo in bicicletta ha grandi potenzialità e l’ultima moda sono le bici elettriche, capace di venire in soccorso sui sali e scendi a chi non ha le gambe troppo allenate. L’idea non è però solo quella di noleggiare le bici elettriche ma anche di realizzare una ciclofficina dove offrire lavoro a persone con invalidità civile: a Monticchiello, in un edificio pubblico da recuperare che occupava un tempo un ex ambulatorio  medico. Nell’officina, dotata di tecnologie avanzate, potranno essere sperimentati anche modelli di bicicletta destinati alla disabilità. La cooperativa pronta a seguire il progetto già esiste ed è quella del Teatro Povero di Monticchiello. San Casciano dei Bagni – Si punta alla costituzione di una cooperativa, prevalentemente femminile, capace di proporre una modello di economia circolare basato sulla filiera della lana: dalla produzione alla vendita. Il Comune potrebbe mettere a disposizione l’edificio, appena ristrutturato, che ospitava la ex scuola.
Trequanda – Nel borgo di Petroio, trecento residenti ed un solo nato quest’anno, l’obiettivo è creare e gestire un albergo diffuso e un piccolo negozio di artigianato locale, residenti e imprese insieme, evitare la chiusura del bar e spaccio alimentare della frazione, riaprire l’albergo ristorante Palazzo Brandano. Ma c’è anche di più: per favorire la nascita di nuove professioni sarà realizzato uno spazio coworking con wifi all’interno del bar, sarà realizzato e gestito un infopoint turistico (con tanto di sito web che racconti il territorio), saranno organizzati – cercando finanziamenti nazionali ed europei – spazi e servizi per le prima necessità, la salute, l’aiuto agli anziani o il mercato di prodotti agricoli. Si punta sulla sostenibilità ambientale e anche a gestire il locale Museo della terracotta. All’idea di dar vita ad una cooperativa hanno già aderito 149 persone ed otto imprese e associazioni locali, di fatto metà paese.

Fonte: Portale Regione ToscanaGo News

È possibile vivere felici e connessi? Incontro con Vera Gheno a SFIDE – La scuola di tutti

Incontro per i docenti e il pubblico interessatonel programma di SFIDE – La scuola di tutti, a Fa’ la cosa giusta! 2019Venerdì 8 marzo ore 11:30-13:00 Tienilo acceso. È possibile vivere felici e connessi? Posti ancora disponibili: 20 (iscriviti qui) La risposta è sì, basta saper come fare, diventando protagonisti e non rimanendo succubi della propria vita online. L’importante è non ritenere lo spegnimento dei dispositivi la soluzione a tutti…

Incontro per i docenti e il pubblico interessato
nel programma di SFIDE – La scuola di tutti, a Fa’ la cosa giusta! 2019
Venerdì 8 marzo ore 11:30-13:00

Tienilo acceso. È possibile vivere felici e connessi?

Posti ancora disponibili: 20 (iscriviti qui)

La risposta è sì, basta saper come fare, diventando protagonisti e non rimanendo succubi della propria vita online. L’importante è non ritenere lo spegnimento dei dispositivi la soluzione a tutti i problemi, e soprattutto iniziare ad agire in prima persona.

Vera Gheno

Vera Gheno è una sociolinguista. Dottore di ricerca in Linguistica, si occupa da vent’anni di comunicazione mediata dal computer e di linguaggi giovanili. Insegna a contratto presso l’Università di Firenze, dove tiene annualmente un Laboratorio di Italiano Scritto per il corso di laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione. Gestisce il profilo Twitter dell’Accademia della Crusca ed è membro della redazione di consulenza linguistica dell’ente. Fa parte del comitato scientifico di Parole O_Stili. Traduce letteratura dall’ungherese all’italiano. Ha scritto tre libri, “Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi)“ (2016), “Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network“ (2017), entrambi per Franco Cesati Editore, Firenze, e con Bruno Mastroianni “Tienilo acceso” (2018) per Longanesi editore.

Credits foto: Vito Maria Grattacaso

In ricordo di Chico Mendes, a trent’anni dalla morte

Chico Mendes muore il 22 dicembre 1988, sulla porta di casa, ucciso da un colpo di fucile. La sua storia è proseguita e rimane, ben al di là dei confini geografici: nel suo impegno da sindacalista seppe infatti unire tutti, dai suoi colleghi ai preti ai politici, attorno a un’idea di foresta in qualche modo rivoluzionaria, nel contesto dell’Amazzonia terra di saccheggio e di profitto: l’idea di un luogo senza…

Chico Mendes muore il 22 dicembre 1988, sulla porta di casa, ucciso da un colpo di fucile. La sua storia è proseguita e rimane, ben al di là dei confini geografici: nel suo impegno da sindacalista seppe infatti unire tutti, dai suoi colleghi ai preti ai politici, attorno a un’idea di foresta in qualche modo rivoluzionaria, nel contesto dell’Amazzonia terra di saccheggio e di profitto: l’idea di un luogo senza padroni, in cui alberi e uomini possono vivere e crescere insieme, gli uni custodi degli altri (dalla quarta di copertina di “Fermo come un albero, libero come un uomo”, di Miriam Giovanzana)

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 70 anni. Una mostra a Palermo

Il 10 dicembre 2018 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e del cittadino compirà 70 anni: fu proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come forte segnale di ricostruzione dopo gli scempi della Seconda guerra mondiale, in un momento in cui il mondo era diviso in blocchi e trovare una piena intesa sui punti cardine del documento poteva rivelarsi una missione caparbia. Eppure la Dichiarazione riflette l’ambizione dell’intera umanità ad un…

Il 10 dicembre 2018 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e del cittadino compirà 70 anni: fu proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come forte segnale di ricostruzione dopo gli scempi della Seconda guerra mondiale, in un momento in cui il mondo era diviso in blocchi e trovare una piena intesa sui punti cardine del documento poteva rivelarsi una missione caparbia.
Eppure la Dichiarazione riflette l’ambizione dell’intera umanità ad un futuro di pacifica coesistenza ed è tutt’oggi un documento fondamentale nella storia dei diritti umani: un appello mondiale alla libertà e alla giustizia per tutti i popoli e tutte le nazioni, una pietra miliare nella storia globale dei diritti umani. È il documento più tradotto nel mondo, disponibile in più di 500 lingue.
A Palermo, le realtà che fanno capo allArci Stato Brado (HRYO Human Rights Youth Organization e Maghweb) promuovono e ospitano per l’occasione una mostra di Monica Dengo, calligrafa, designer e artista di caratura internazionale, con 53 opere dipinte a mano che saranno in mostra a partire dal 14 dicembre.

Human Rights, Right Humans. Ridiamo colore ai nostri diritti. – LA MOSTRA
Dal 14 dicembre al 13 gennaio, ogni giorno dalle 10 .00 alle 18.00.

Lettere Dipinte – IL LABORATORIO
Il laboratorio di una giornata sarà aperto anche a chi si approccia per la prima volta al lettering, per imparare a scrivere con un pennello piatto e a realizzare manifesti con lettere dipinte. Evento FB

Questo di Palermo è un progetto che sosteniamo e che in qualche modo ci tocca, come Fa’ la cosa giusta!, essendo stato ispirato dalle tavole de “La Costituzione, scriviamola a mano per farla nostra”, esposte da noi in Fiera nell’edizione 2017, con SMED – Scrivere a mano nell’era digitale. Ve ne avevamo parlato qui. Nell’articolo  trovate anche i materiali in download, per sperimentare da voi la scrittura a mano o proporre l’esperienza alla vostra classe!).

Volete cimentarvi? Monica Dengo è autrice di Lascia il segno. Il piacere di scrivere a mano per sé e per gli altri
Dal corsivo alle forme più suggestive del lettering artistico, un manuale agile e colorato – un po’ libro, un po’ taccuino – per riscoprire tutto il potenziale della scrittura a mano, gesto antico che non è mai stato così moderno.

Hossein oggi lavora nel ristorante dove entrava ogni sera da venditore di rose

Dopo anni sulla strada a vendere rose, è stato assunto come tuttofare nell’osteria di Firenze dove, fino a pochi mesi fa, entrava per vendere i fiori ai commensali.

Prima entrava nel ristorante timidamente, apriva piano la porta e si faceva largo tra i clienti. Passi felpati e silenziosi, per non disturbare. Allungava le rose verso gli uomini, per convincerli a comprare un fiore alla propria compagna. Ma era difficile convincerli. E spesso usciva a testa bassa, a mani vuote, riprendendo il suo cammino, rituale notturno attraverso trattorie e pizzerie del centro storico.  Oggi Hossain, in quello stesso ristorante, ci entra di gran carriera. Apre la porta e saluta tutti, non ha più le rose sotto il braccio. Appoggia il cappotto all’attaccapanni, si mette il grembiule e si invola verso la cucina.

Una favola a lieto fine, quella di Hossain, ieri rosaio, oggi tuttofare nello stesso ristorante in cui entrava per sbarcare il lunario. Lava i piatti, spazza per terra, taglia le zucchine, pulisce i gamberi, prepara le insalate. Si vede riflesso negli specchi del locale e quasi non ci crede. “Adesso sono felice” dice lui, bengalese, 43 anni, da tredici in Italia. “Dopo tanti anni di sacrifici, finalmente un lavoro normale”.

Il merito è di Regina, la giovane titolare dell’Osteria dell’Ok, all’angolo tra via dei Servi e via degli Alfani. “Lo vedevo aggirarsi tra i tavoli e mi faceva tenerezza e compassione. Quando uscivo nei locali, tutti i fine settimana lo vedevo farsi largo tra i clienti. Quasi nessuno lo considerava, noi però eravamo diventati amici, a lui mi ero affezionata”. Così tanto affezionata, che dopo averlo visto così tante volte entrare nel proprio ristorante, è stato deciso di dargli una mano: “Ogni volta che entrava, compravamo una rosa per ognuna delle nostre clienti donne” racconta Regina, che gestisce il ristorante insieme alla madre Cristina.

E’ stata proprio Cristina a paventare ad Hossain l’ipotesi dell’assunzione. “In futuro potremo avere bisogno di un dipendente tuttofare, ma devi venire vestito per bene” gli disse qualche mese fa. Hossain la prese seriamente. Così seriamente, che pochi giorni dopo si presentò rivestito da capo a piedi, elegantissimo. “E così l’abbiamo assunto” raccontano Regina e Cristina. Hossain ha un contratto a chiamata, lavora praticamente tutti i giorni.

Adesso, grazie al nuovo lavoro, Hossain potrà mettere da parte qualche risparmio e tornare finalmente in Bangladesh a trovare la sua famiglia: “Non ci vado da quasi quattro anni, ho voglia di riabbracciare i miei figli Erin e Sapath”.

Redattore Sociale, 6.12.018

Sta per nascere a Milano un grande orto urbano

Cereali antichi, erbe officinali, funghi shiitake e tanti ortaggi. Coltivati un città. L’idea è di Mauro Veca, apicoltore che ha in gestione la Linterno, un’antica cascina nel Parco delle Cave, periferia sud ovest di Milano. Il capoluogo lombardo è noto nel modo per la moda, la finanza, il terziario avanzato, ma pochi sanno che è anche un comune agricolo di tutto rispetto: dentro i suoi confini ci sono oltre 2.900 ettari…

Cereali antichi, erbe officinali, funghi shiitake e tanti ortaggi. Coltivati un città. L’idea è di Mauro Veca, apicoltore che ha in gestione la Linterno, un’antica cascina nel Parco delle Cave, periferia sud ovest di Milano. Il capoluogo lombardo è noto nel modo per la moda, la finanza, il terziario avanzato, ma pochi sanno che è anche un comune agricolo di tutto rispetto: dentro i suoi confini ci sono oltre 2.900 ettari coltivati e 95 aziende agricole. Una di queste è quella di Mauro Veca, da più di vent’anni apicoltore: ha avuto in concessione dal Comune, oltre alla cascina, anche due ettari e mezzo di terreno. Nella cascina ospita ogni mese centinaia di bambini e ragazzi delle scuole. Nei campi vuole realizzare un orto, con il sostegno di tutti. Per questo ha lanciato una campagna di crowdfunding: “Un Orto a Milano può essere una bella occasione per capire quanto e quale cibo sano possono restituire a Milano due ettari e mezzo della sua terra”, spiega.

Collaborano al progetto Ciboprossimo, una community di oltre 100.000 persone che si occupa di questi temi, Civiltà Contadina, Coltivare Condividendo, i “Miscugli di Salvatore Ceccarelli”, Seed Vicious e singoli Seed Savers che forniranno a Mauro innanzitutto semi liberi da brevetti e non modificati geneticamente. Con la Banca del Germoplasma del mais, il CREA-CI di Bergamo, verranno utilizzati semi di varietà tradizionali e dal mondo. L’Orto a Milano quindi servirà a produrre cibo, salvaguardare semi a rischio di estinzione e diventerà anche un libro aperto per i cittadini che vogliano capire qualcosa di più della biodiversità, delle coltivazioni biologiche. Il progetto prevede l’organizzazione di corsi, incontri, mostre e spettacoli.

La raccolta fondi servirà per l’acquisto di attrezzature, dell’impianto di irrigazione e di alcuni animali, come capre, pecore e galline ovaiole che andranno ad arricchire la fattoria didattica. Sul sito di produzionidalbasso.com sono previste le quote con cui ciascuno può contribuire alla nascita di Un orto a Milano e cosa avrà anche in cambio: dai prodotti alla partecipazione di corsi.

Amaranto vince il premio Cinema Indipendente

Il documentario, prodotto dalle registe insieme a Raya Visual Art, è stato realizzato anche grazie al contributo di Banca Etica e alla campagna di crowdfunding alla quale hanno partecipato 155 sostenitori sulla piattaforma di Produzioni dal Basso. Tra i partner anche Ucca, Terre di mezzo Editore e Fa’ la cosa giusta!. 

Si è chiusa l’edizione 2018 del Rome Independent Film Festival con la premiazione dei film in concorso.

Amaranto, l’opera prima delle registe Emanuela Moroni e Manuela Cannone, vince ex aequo con The Fifth Sun il premio del pubblico nella sezione documentari italiani.

In un’epoca segnata da gravi crisi ambientali e sociali Amaranto rivolge lo sguardo verso chi sta cercando di costruire e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui ad ogni essere umano è riconosciuto il suo valore, dove è dato spazio alla comunità ed è ristabilita la profonda connessione che ci lega al pianeta Terra.

Nascere, conoscere, viaggiare, abitare e rinascere, trovano un nuovo significato attraverso le storie di Verena Schmid, ostetrica promotrice del parto naturale, Franco Lorenzoni, maestro di scuola elementare, Etain Addey, contadina, scrittrice ed esponente del bioregionalismo, Alida Nepa, referente del cohousing San Giorgio di Ferrara e Saviana Parodi, biologa e permacultrice, persone che nella vita hanno scelto il cambiamento, allontanandosi dall’immaginario collettivo.

Il documentario, prodotto dalle registe insieme a Raya Visual Art, è stato realizzato anche grazie al contributo di Banca Etica e alla campagna di crowdfunding alla quale hanno partecipato 155 sostenitori sulla piattaforma di Produzioni dal Basso. Tra i partner anche Ucca, Terre di mezzo Editore e Fa’ la cosa giusta!. 

“Side by side”: la performance che costringe udenti e sordi a “parlarsi”

Si terrà il 24 e il 25 novembre al Festival di Giacimenti Urbani. Realizzata da T12-Lab e Laboratorio Silenzio, coinvolge direttamente il pubblico. Ci si accomoda su sedie che costringono a guardare il vicino. E con l’aiuto di attori sordi, inizia il dialogo fatto di sguardi e gesti.

Si può comunicare anche senza le parole, ma col corpo e lo sguardo. “È una forma di comunicazione molto forte, che ti impone di metterti in gioco e in relazione con l’altro”: Elisabetta Banchessi è una designer e tra i fondatori di  T12-Lab associazione culturale che promuove, tra i tanti progetti avviati, laboratori in cui vengono realizzati oggetti con materiali di scarto coinvolgendo persone sorde. Per il Festival di Giacimenti Urbani a Milano (23-25 novembre in Cascina Cuccagna) propone, insieme al gruppo teatrale Laboratorio Silenzio, la performance “Side by Side #3”. Una performance che coinvolge il pubblico: ognuno viene invitato ad accomodarsi su una delle sedie realizzate nel laboratorio di T12-Lab. Sono però sedie particolari: “Sono realizzate in modo che si è costretti a guardare chi sta seduto vicino -spiega Elisabetta-. Ogni performance dura circa 40 minuti ed è animata dagli attori di Laboratorio Silenzio, alcuni udenti e altri sordi”.

In completo silenzio, seduti vicino l’uno all’altro, si viene guidati a comunicare con lo sguardo e il corpo. “Per chi è sordo è una cosa normale -sottolinea Elisabetta-. Ma non per chi è invece udente ed è abituato ad usare la parola. Senza la parola devi guardare sempre negli occhi il tuo interlocutore e devi esprimerti con lo sguardo e i con i gesti”. T12-Lab e Laboratorio Silenzio nei mesi scorsi hanno già allestito due edizioni di “Side by Side”: al parco del Pio Istituto dei Sordi e nella sede Arci di Monza. “Le persone escono dall’esperienza estasiate, perché sentono di aver abbattuto delle barriere che avevano dentro. L’uso del corpo può essere liberante”.  Al Festival di Giacimenti Urbani la performance “Side by Side” si terrà nella serra di Cascina Cuccagna (via Cuccagna angolo via Muratori) sia sabato che domenica nei seguenti orari: 14.30, 16.30 e 18. Per info e iscrizioni alla performance: serena.crocco@gmail.com oppure donatella@giacimentiurbani.eu. 

Redazione: Dario Paladini, 20.11.018

Festival Giacimenti urbani – Sesta edizione
23-25 novembre 2018 – Cascina Cuccagna – Milano
www.giacimentiurbani.eu
Ingresso libero

Marco Annicchiarico assiste la mamma malata di Alzheimer: “L’ironia ci aiuta nei momenti più difficili”

Marco Annichiarico racconta “storie di vita nella malattia” e gli stratagemmi che l’hanno aiutato “a non impazzire nei momenti più difficili”. Nei suoi scritti molti si riconoscono e con lui scambiano impressioni ed esperienze. E c’è chi nel quartiere dove abita ha cominciato a fargli visita.

“Racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili”. Marco Annicchiarico, prima della malattia della madre, viveva di scrittura, dato che è critico musicale, addetto stampa e creatore di siti web. “Di fatto ho dovuto smettere di lavorare per seguire mia mamma – aggiunge -. E non sono l’unico. Sono tantissimi i famigliari di malati di Alzheimer che perdono il lavoro“. Spesso i post di Marco strappano un sorriso o anche una risata al lettore. E grazie ai suoi racconti si finisce per conoscere Lucia e provare per lei simpatia e tenerezza. “Quando è un po’ che non pubblico post c’è che mi scrive per sapere come sta mia madre e mi chiede di salutargliela, anche se non l’hanno mai conosciuta”, sottolinea. Vive a Milano, zona Loreto: grazie ai suoi scritti si è creata intorno a lui e a sua mamma una rete di solidarietà. “Ci sono persone che abitano in quartiere e, dopo avermi letto, hanno deciso di venire ogni tanto a trovarci. È qualcosa che mi fa un piacere immenso, perché rompe la monotonia delle giornate e fa bene anche a mia mamma”.

I post di Marco vengono puntualmente rilanciati dal sito della Federazione Alzheimer Italia. “C’è chi mi ha fatto sapere che ha usato i miei racconti in un gruppo di psicoterapia in una casa di riposo e chi per fare in ospedale un laboratorio di scrittura con pazienti di geriatria oncologica”. La lettura dei post di Marco Annicchiarico sono istruttivi, soprattutto per chi non sa cosa vuol dire avere un genitore, un fratello o un partner affetto da demenza. Sono istruttivi per chi nelle istituzioni ha il compito di decidere le politiche sanitarie. E ai medici e infermieri la lettura dei post di Marco può far capire quali sono i pensieri e i sentimenti dei famigliari dei pazienti. Pensieri e sentimenti che quasi mai hanno il coraggio o la forza di dire. “Quando arriva la diagnosi di Alzheimer non si sa bene cosa fare – racconta Marco -. Si è impreparati. Io ho letto una trentina di libri per cercare di formarmi. Ma poi si è risucchiati dalle cose da fare. Mia mamma, per esempio, deve essere seguita sempre. In pratica sono 18 ore di sorveglianza, che condivido solo in parte con una badante. Trovare altre persone che riescano a capire cosa stai vivendo è importante”.
Marco si ritiene fortunato, comunque, perché i suoi amici di sempre non l’hanno abbandonato. “C’è stato un periodo in cui mia mamma si divertiva a registrare con il mio aiuto brevi video di saluto. Li mandavo ai miei amici e a sua volta loro rispondevano con altri video”. Amici che non solo passano a casa di Marco per far visita, ma sono presenti anche nei momenti più difficili. Come quando Lucia è finita al pronto soccorso. “Mi fanno accomodare in sala d’attesa – scrive il 19 maggio di quest’anno – e, quando si aprono le porte, sorrido perché alcuni dei miei splendidi amici mi hanno raggiunto per fare compagnia a me e a Lucia. Se si escludono mia zia e suoi figlio, non ho altri parenti o una famiglia accanto che mi aiuti. Forse per questo ho iniziato a pensare che, in fondo, la vera famiglia siano gli amici che ci si sceglie e che restano al tuo fianco qualunque cosa accada, giorno dopo giorno, anno dopo anno”.

Marco ha anche scritto una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini. È uno dei post più letti (oltre 2 mila visualizzazioni). Oggetto: censimento rom. “I rom in Italia sono circa 170mila – scrive -, pari allo 0,23% della popolazione. I malati di demenza, invece, in Italia sono oltre 1 milione e 300 mila e le previsioni parlano di una cifra più che raddoppiata in poco meno di altri trent’anni. Un milione e trecentomila, lo sai meglio di me, sono più dell’1,5% della popolazione. Da un’analisi del Censis di qualche anno fa emerge che i costi diretti per l’assistenza, sicuramente lievitati in questo periodo, superano i 12 miliardi di euro mentre i costi indiretti sono quantificati in 33 miliardi e mezzo. Dubito che i Rom ci possano costare così tanto!”. E quindi il suggerimento: facciamo un censimento dei malati di demenza. “Questi dementi sono una minoranza in crescita e si mimetizzano nella società, a volte con la complicità dei familiari che li nascondono per non farli vedere. Ecco, fossi in te, punterei l’attenzione proprio su di loro. Se vuoi, ti posso aiutare io a iniziare questo censimento. È ora di finirla di dare loro soldi che poi sperperano in medicinali, pannoloni? o procaci badanti dell’est assunte in nero?. Ridai una dignità a questa nazione allo sbando e stoppa la demenza”.

Redazione: Dario Paladini, 12.9.018
Illustrazione tratta da “Una nonna tutta nuova” (Terre di mezzo Editore)

“Gioca con me, non con il tuo cellulare”. Corteo di bambini ad Amburgo

Decine di bambini sono scesi in piazza chiedendo ai genitori più attenzioni nei loro confronti e meno verso gli smartphone.

“Gioca con me, non con il tuo cellulare”. Con questo slogan decine di bambini sono scesi in piazza ad Amburgo chiedendo ai genitori più attenzioni nei loro confronti e meno verso gli smartphone.

A indire su Facebook e a guidare poi la baby manifestazione – armato di megafono alla bocca – il piccolo Emil Rustige, 7 anni, che ha convinto i suoi genitori a recarsi al commissariato di polizia per chiedere le autorizzazioni necessarie per marciare con i suoi coetanei tra le strade del quartiere St. Pauli: “Mettete la modalità aereo, ora tocca a noi”, hanno disegnato i bambini sui cartelloni messi in mostra.

Fonte: Redazione TPI, 9.9.018