La pasticceria “Golosamente intollerante” di Barbara Silanus

Ricetta del “Cremoso alle mandorle e frutti rossi”. Vegan e gluten free.

In regalo per voi, amici di Fa’ la cosa giusta!, la ricetta del “Cremoso alle mandorle e frutti rossi”
Per la crema alle mandorle:
500g latte di mandorle non dolcificato
40g amido di mais
40g zucchero di canna
30g pasta di mandorle
Scorza di limone
Scaldare 400g di latte con lo zucchero e la scorza di limone. Da parte preparare una pastella con il restante latte e l’amido di mais e versarla insieme al resto. Mescolare energicamente con una frusta fino ad addensamento, quindi aggiungere la pasta di mandorle e amalgamare bene il tutto. Versare in una placca, coprire con pellicola a contatto e abbattere (o far raffreddare).
Per crema ai frutti rossi:
300g frullato di frutti rossi filtrato
50g acqua
30 amido di mais
15g zucchero di canna
Unire l’acqua al frullato, poi metterne in una pentola 300g insieme allo zucchero e scaldare. La restante parte utilizzarla per sciogliere l’amido di mais fino ad ottenere una pastella liscia, e versarla in pentola. Mescolare fino ad addensamento con una frusta. Far raffreddare come il composto precedente. Comporre il dolce come segue: riprendere i due composti ben freddi e mescolarli con un frusta per renderli lisci e cremosi. Stratificare i due composti nei bicchieri per il servizio e completare con qualche frutto fresco. Servire a temperatura da frigo. 

Chi è Barbara Silanus
Classe 1983, ingegnere informatico e da sempre appassionata di pasticceria.
Fortemente convinta che la passione per i numeri e la pasticceria vadano assolutamente d’accordo, decide di specializzarsi in pasticceria salutistica, vegana e per intolleranze alimentari vista anche la esperienza personale di convivenza con le intolleranze. Attualmente è impegnata in attività di consulenza, corsi e formazione: “Il mio messaggio professionale è quello di costruire una pasticceria salutistica di alto livello mediante una scelta accurata delle materie prime, senza rinunciare alla tecnica e alle giuste consistenze, promuovendo l’utilizzo di farine alternative, di prodotti meno raffinati e di grassi “buoni” e di qualità.”

“Come sarebbe il mondo senza denaro?” Incontro annuale Bilanci di Giustizia

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani.

Si terrà a Stresa, sul Lago Maggiore, il raduno nazionale di Bilanci di Giustizia. I temi affrontati saranno economia senza denaro, monete complementari, strumenti di cambiamento e consumo etico, soprattutto per i giovani. Quali sono le alternative pratiche e quotidiane a uno stile di vita che crea ingiustizia sociale, inquinamento e ci fa spendere un sacco di soldi?

Perché Bilanci di Giustizia? Anzitutto, perché parte tutto da una semplice analisi delle proprie entrate e uscite. Quanto spendo per i miei consumi? Quali sono quelli superflui e quelli realmente necessari? Quanto devo guadagnare per permettermi lo stile di vita che conduco? Ne vale veramente la pena? Migliaia di persone l’hanno fatto in tutta Italia, hanno cambiato il loro stile di vita e si sono unite in una rete, attraverso la quale si confrontano, si supportano e diffondono questo modello che, oltre a essere più etico e sostenibile, garantisce anche maggiori redditi, più tempo libero e una qualità della vita più elevata.

Come ogni anno, a fine agosto si ritroveranno a Stresa per il raduno annuale della rete. Si svolgeranno incontri su temi come l’economia senza denaro e le monete complementari, dando spazio alle nuove generazioni e alle esperienze concrete portate dai bilancisti, in modo da fornire ai partecipanti gli strumenti per poter cominciare a cambiare la loro vita da subito, a partire dai piccoli gesti quotidiani.

L’edizione 2018 sarà arricchita dalla partecipazione di Italia Che Cambia, che documenterà l’evento per dare maggiore forza alle esperienze di Bilanci di Giustizia. L’obiettivo è diffondere questo modello di “economia domestica” per far capire a quante più persone possibile che cambiare conviene, sia dal punto di vista economico che da quello ecologico, ed è più facile di quanto possa sembrare!

Scarica il volantino con il programma.

Francesco Bevilacqua, Italia che cambia, 11.07.018

 

Tè freddo, la ricetta perfetta

In pochi, agili step, una bevanda dissetante e naturale per la tua estate. Fatta in casa, economica, semplice e salutare.

Lo sapevate? Preparare il tè freddo versando acqua bollente sulle foglie di tè (o sulla bustina) non è l’ideale. Infatti, se infondiamo le foglie o le bustine per troppo tempo, una volta fresco il nostro tè avrà spesso un sapore troppo amaro, tannico (che è forse il motivo per cui le varietà commerciali sono tipicamente iper-dolcificate).

Al contrario, il metodo di infusione a freddo comporta un minor numero di tannini e spesso un sapore più delicato e rinfrescante.

Basta mescolare il tè sfuso o le bustine di tè e l’acqua in una caraffa e lasciare infondere per 6-8 ore in frigorifero.

La quantità di acqua dipende dalle foglie, ma grosso modo possiamo calcolare un cucchiaino di foglie per ogni tazza.  Se scegliete il tè in filtri, avrete bisogno di circa quattro bustine per un litro di acqua fredda.

I tè più popolari per l’infuso a freddo sono: i tè bianchi, i tè giapponesi, i tè Oolong.

Se invece preferite frutta ed erbe, potete scegliere tra i grandi classici (camomilla, menta piperita, ibisco, lampone) oppure provare il rabarbaro e lo zenzero, la liquirizia e il ribes nero.

E infine sperimentare le diverse combinazioni di sapori: un Earl Grey freddo con un limone a fette; un tè alla menta con ghiaccio tritato e fragole. Fettine di zenzero in un tè al limone. O un cetriolo nel tè verde, o una manciata di mirtilli nel tè alla rosa.

Ricetta di L’alveare che dice sì, Federica Mazza, 16.07.18

Fermenti che ti cambiano la vita: inaugurato il Pub Le Spine

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si…

“Qui passano soprattutto pellegrini e motociclisti”. Il pub “Le Spine” di Michaela e Giulio è stato inaugurato poche settimane fa. Si trova a Cavazzola, nel comune di Berceto, in provincia di Parma, lungo la vecchia statale della Cisa, ormai dimenticata dal grande traffico dirottato sull’autostrada. È un punto in cui la Cisa coincide con la via Francigena. E Le Spine sta proprio sul crinale: da una parte la vista si apre sulla Val Baganza e dall’altra spazia sulla Val Grontone. “Per tre anni abbiamo battuto l’Appennino emiliano alla ricerca del posto giusto. Sognavamo una casa nel bosco, l’abbiamo trovata lungo una statale. L’abbiamo scelta perché ha una storia alle spalle”, racconta Michaela Settimo. Insieme al suo compagno Giulio Zucchetti e al figlioletto Leo ha lasciato Milano per lanciarsi in questa nuova avventura. “Volevamo fuggire dalla smog e dal caos, volevamo vivere e lavorare in spazi diversi, in un luogo di montagna”. E così è stato.

“Il nostro progetto è quello di creare un microbirrificio con bed and breakfast -aggiunge Michaela-. Per ora serviamo birre artigianali prodotte da birrifici italiani. Facciamo un passo alla volta”. “Le Spine” comprende anche un vasto terreno, di oltre un ettaro, in cui crescono rose canine e biancospini. “Dobbiamo sistemarlo, immagino che un giorno sarà un giardino in cui è possibile passeggiare, fermarsi a gustare una delle nostre birre, stare a contatto con la natura”, dice Michaela. “Abbiamo scelto questa casa perché fin dal primo dopoguerra era un’osteria. Ha quindi una lunga storia e la gente del luogo ci racconta qua e là aneddoti interessanti. Noi vogliamo continuare questa storia”.

A Milano Michaela lavorava per la casa editrice Egea, dell’Università Bocconi. Giulio è birraio. Il passaggio dalla vita in città a quella in alta collina ha richiesto comunque tenacia, coraggio e spirito d’adattamento. Molti sognano, “Vado a vivere in campagna”, ma alla prova dei fatti pochi osano. “In montagna (sono a circa 700 metri d’altitudine, ndr) tutto è lontano, si è un po’ isolati – racconta Michaela-. Questo inverno con le grandi nevicate era tutto ghiacciato. È stato fondamentale l’aiuto dei nostri vicini”. Nella frazione di Cavazzola vivono in tutto sei famiglie. Tre vengono da Milano e le altre tre sono “autoctone”. “Il mutuo aiuto qui funziona bene ed è fondamentale. Non solo. Ci siamo sentiti subito accolti, anche perché ogni nuova famiglia che arriva viene vista come un segno che la vita va avanti, che queste bellissime terre non saranno abbandonate”.

In campagna si impara a fare un po’ di tutto. La creatività è d’obbligo. “Qui non porti in giro il curriculum, il lavoro te lo devi creare. La natura è una risorsa ed è da lì che devi tirare fuori il modo di vivere. Ma ci devi mettere il cuore”. Non mancano momenti di sconforto, ovviamente. “Quando affronti la ristrutturazione tutto è difficile, devi imparare un sacco di cose se vuoi tenere sotto controllo la situazione. E qualche compromesso devi accettarlo. Avremmo voluto fare una ristrutturazione secondo le tecniche della bio edilizia. Ma è stato possibile solo in parte, anche per una questione di costi. Molti lavori li abbiamo fatti noi, mettendoci ovviamente più tempo del previsto”.

Sono due i consigli che Michaela si sente di dare a chi vuole fare il “grande salto”. Primo, non rimandate. “Non ci sarà mai il tempo giusto. Inutile aspettare. Fatelo e basta”. Secondo, non fate il passo più lungo della gamba. “Considerate che vi costerà circa il 30% di risorse in più rispetto al budget che pensate di avere a disposizione. C’è sempre un imprevisto in agguato. Quindi fate bene i conti e lasciatevi del margine nel vostro budget”. 

Redazione: Dario Paladini, 31.07.018

 

Call aperta alla Triennale di Milano per una installazione che racconti i luoghi del sisma

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani

Una call aperta a tutti – progettisti, fotografi, artisti, studiosi, abitanti o passanti, per ricomporre un ritratto dei luoghi colpiti dai recenti terremoti italiani. La violenta discontinuità provocata da un evento distruttivo tende a generare una particolare condizione di sospensione nella vita dei luoghi colpiti. A causa di questa frattura, infatti, la riflessione legata a questi luoghi tende a polarizzarsi tra l’immagine del loro passato (com’era) e proiezioni sul loro futuro (come sarà), spesso trascurando ciò che avviene nel suo presente. Questa condizione è considerata come un tempo sospeso, estraneo alla vita del luogo e sospesa dal giudizio e dalle riflessioni sul suo futuro in una prospettiva più profonda.

Ma naturalmente la vita di un luogo è fatta dalle relazioni, dalle attività, dalle dinamiche dei suoi abitanti in relazione agli spazi, che non cessano di esistere da un giorno all’altro, ma al contrario vengono investite da una potente energia e, completamente stravolte, prima ancora di essere ridefinite, hanno bisogno di essere osservate.

Come si presentano i luoghi in questo tempo sospeso?

Quali interventi sono stati realizzati nei brevi tempi di risposta alla catastrofe per favorire la ripresa delle attività? Come ci si relaziona con il patrimonio danneggiato, con le rovine dei monumenti storici, con le macerie che irrompono nello spazio pubblico modificandone la fruizione? Come convivono la preoccupazione per la propria incolumità e l’affetto per il patrimonio danneggiato? Quali nuovi istinti di condivisione e convivialità emergono per esorcizzare il trauma? E quali nuovi equilibri nelle comunità locali?

La call è volta a raccogliere immagini e ricerche incentrate su questi temi che verranno montate ed esposte in una specifica installazione all’interno della mostra Ricostruzioni presso la Triennale di Milano a cura di Alberto Ferlenga e Nina Bassoli. I partecipanti possono inviare materiale fotografico e video (categorie 1, 2, 3), oppure ricerche, composte di testi, immagini o elaborati grafici (categoria 4), rispondenti alle seguenti categorie:

1. INTERVENTI SULL’ESISTENTE

Opere provvisionali, opere di conservazione, ripristino, restauro, modificazione d’uso, trasformazione, demolizione, innesti di nuovi elementi, ricollocazione o anche solo osservazione di elementi del patrimonio e dell’edificato danneggiati dal sisma.
(fotografie; video)

2. INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE REALIZZATI IN RISPOSTA ALL’EVENTO

Nuovi edifici, strutture temporanee, servizi, padiglioni, monumenti, spazi pubblici, opere d’arte, installazioni, progettati e realizzati in risposta all’evento.
(fotografie; video)

3. EVENTI E INIZIATIVE

Feste, concerti, spettacoli, iniziative, attività delle associazioni, percorsi turistici, dibattiti, incontri e performance avvenute in risposta all’evento.
(fotografie; video)

4. RICERCHE

Analisi, dossier, saggi, progetti architettonici, urbanistici, economici o sociali, tesi di laurea o dottorato, progetti universitari, libri. I documenti dovranno essere impaginati (o ridotti) in formato A4.
(pdf formato A4)

Info e invio materiali: qui, entro il 10 settembre.

“Milano che pedala”… in ventimila foto

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Con il vostro aiuto, diventerà una mostra per Milano Bike City (settembre 2018).

La mia città pedala è uno straordinario album fotografico su Flickr, un racconto per immagini di chi siamo e che cosa facciamo quando siamo in bici. Come sono cambiate le nostre bicicletta e come è cambiata Milano attorno a noi. Ci dice di quanti sorridono e quanti invece hanno il broncio, dei cestini con i fiori, di chi è in giacca-e-cravatta, delle gonne e delle cuffie. Insomma: siamo proprio noi, al naturale.

Visto che tutto è nato per caso e che non c’era nessun progetto dietro questi scatti, si tratta di fotografie difficilmente utilizzabili e meno che meno pubblicabili altrove senza un’esplicita autorizzazione da parte di chi è stato fotografato.

Agli amici di Milano Bike City piacerebbe realizzare una mostra della Milano che pedala e allora ci chiede di sfogliare l’album su Flickr e se vi riconoscete di mandarci un’email con il vostro nome e cognome all’indirizzo milano.pedala@gmail.com specificando l’indirizzo della foto (basta fare copia-e-incolla dalla barra del browser); vi scriveranno  poi noi per dirvi che cosa vorremmo fare con la vostra foto e chiedendovi tutte le opportune autorizzazioni.

Sfogliate l’album, fatelo sfogliare ai vostri amici, chiedete loro di scrivere, se si riconoscono.

Insomma: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per trasformare questo racconto così spontaneo e intenso in un momento pubblico di riflessione e svago sulla Milano che pedala.

Grazie da parte di #MilanoBikeCity.

Autoproduzione: ricetta e tutorial spray antizanzare

La nostra amica Francesca, blogger di Nuda – Pelle secondo natura, ci spiega come autoprodurre un repellente efficace e naturale da usare durante l’estate.

La nostra amica Francesca, blogger di Nuda – Pelle secondo natura, ci spiega come autoprodurre un repellente efficace e naturale.

È estate, finalmente.
Tempo di vacanze, di sole sulla pelle, di meravigliosi tramonti.
E di zanzare.

So che avete sgranato gli occhi e avete iniziato a grattarvi ma non temete. A tutto c’è rimedio.
Questi piccoli insetti, utilissimi in natura al pari delle api, da maggio a settembre diventano gli oggetti esclusivi del nostro odio, oltre a fare la felicità delle case produttrici di spray antizanzare, e del nostro ingegno nell’escogitare i modi più bizzarri di tenerle lontane.
Nonostante le difenda strenuamente, ammetto che sentire il ronzio nelle orecchie, magari quando dormo, mi infastidisce e mi terrorizza perché so già che l’amica zanzara banchetterà con il mio sangue, che pare sia molto richiesto e apprezzato nella sua comunità.
Da qualche anno, insieme a mia sorella, studio e approfondisco le basi dell’autoproduzione cosmetica, dando vita a molti esperimenti, usciti – quasi tutti – bene.
Tra questi c’è uno spray antizanzare, anzi due, che ci rende meno appetibili per loro grazie all’aiuto di alcuni oli essenziali che, al pari delle piante da cui derivano, allontanano le zanzare senza appestare la nostra pelle e l’ambiente che ci circonda.
Se avete cinque minuti di tempo e voglia di divertirvi, vi spiego come si fa a creare quello più adatto alle vostre esigenze, con pochi ingredienti, semplici e facilmente reperibili.

Pussa via! Spray repellente per zanzare (ricetta semplice)

Ingredienti:
70 gr di acqua distillata (anche demineralizzata va bene)
30 gr di alcool Buongusto (se lo utilizzate per i bambini, sostituite l’alcool con la stessa quantità di acqua)
20 gocce di olio essenziale di Citronella
10 gocce di olio essenziale di Lavanda
5 gocce di olio essenziale di Tea tree

Procedimento:
Inserite tutti gli ingredienti in un contenitore munito di vaporizzatore, agitate il tutto e il gioco è fatto.
Se avete dei coloranti alimentari potete sbizzarrirvi con il colore ma non esagerate!
Ricordate di agitare il contenitore prima di ogni uso, in modo che acqua e oli (insolubili) si miscelino tra di loro.

Per chi di voi ha a disposizione più materie prime lascio una ricetta più corposa.
Ingredienti
60 gr di acqua distillata (anche demineralizzata va bene)
30 gr di alcool Buongusto (se lo utilizzate per i bambini, sostituite l’alcool con la stessa quantità di acqua)
5 gr di glicerina (serve per evitare che la pelle “tiri”)
1 gr di olio di Neem (quest’olio è antizanzare per eccellenza, dall’odore molto forte e pungente)
20 gocce di olio essenziale di Citronella
10 gocce di olio essenziale di Geranio
5 gocce di olio essenziale di Tea tree
5 gocce di olio essenziale di timo
10 gocce di olio essenziale di Lavanda
5 gocce di olio essenziale di menta piperita
0.5 gr di cristalli di mentolo (serve per rendere il prodotto rinfrescante)
Il procedimento è sempre lo stesso. Inserite gli ingredienti seguendo l’ordine dell’elenco e miscelate tra un’aggiunta e l’altra.
Chiudete il contenitore e agitate bene prima di ogni uso.

Come potete vedere è semplice, divertente e molto più economico di qualsiasi spray in commercio ed è un modo simpatico per avvicinarvi all’affascinante mondo dell’autoproduzione.


Buona estate! Francesca, blogger di Nuda – Pelle secondo natura 

Uno sguardo giovane sulla città interculturale: Potlach Milano

Il progetto è stato ideato dal collettivo immaginariesplorazioni (ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni di diversa provenienza e formazione), promosso dall’associazione Dynamoscopio e Codici Ricerche e Intervento, con il sostegno di Fondazione Cariplo e la media partnership di Q Code Magazine.

L’obiettivo era ambizioso: raccontare la città di Milano attraverso la lente delle sue risorse interculturali. Dopo due anni di formazione, esplorazione e incontri inaspettati, il percorso di video-ricerca collettiva ha portato il 7 giugno alla presentazione del documentario Potlach Milano.


30 ragazzi
3 videocamere
5 storie di vita quotidiana: Rebecca, Michael, Nazmul, Essia e Mike
1 documentario a regia collettiva: Potlach Milano – uno sguardo sulla città interculturale

Il progetto è stato ideato dal collettivo immaginariesplorazioni (ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni, di diversa provenienza e formazione) promosso dall’associazione Dynamoscopio e Codici Ricerche e Intervento, con il sostegno di Fondazione Cariplo e la media partnership di Q Code Magazine.

Ora il desiderio è di condividere il percorso, ampliarlo e arricchirlo attraverso l’incontro con altri contesti territoriali. La raccolta fondi dal basso consentirà di sostenere le spese di viaggio dei membri del collettivo che parteciperanno al tour (da Trieste a Genova fino a Napoli strutturando e modificando il percorso in base ai fondi raccolti). In particolare, il crowdfunding servirà alla messa in opera dei laboratori collegati all’esperienza visiva del Potlach, pensati come momento partecipativo per costruire una narrazione diversa di un pezzo della propria città.

Cos’è un Potlach?

Potlatch ‹pòtläč› s. Il termine deriva dal gergo chinook, una lingua franca usata per il commercio, e si riferisce a una vasta gamma di attività cerimoniali che si svolgevano in occasioni e con modalità diverse tra gli Indiani della Costa di Nord-Ovest del Pacifico. I potlach avevano la funzione, nella struttura sociale tradizionale, di consentire una vasta circolazione di beni e ricchezze, nonché ri-attualizzare e trasmettere il patrimonio culturale. In seguito al Saggio sul dono di M. Mauss (1923-24), il potlach è divenuto uno dei fenomeni più noti in cui si manifesta la funzione del dono, dello scambio, della reciprocità.
Dizionario di Antropologia , a cura di Francesco Remotti e Ugo Fabietti (1997)

Iscriviti a Fa’ la cosa giusta! 2019 (8-10 marzo) come espositore! Sono ammesse aziende, cooperative, ma anche associazioni ed enti no profit. Sconto 20%, solo per luglio.

Paolo Piacentini racconta La Lunga Marcia nelle Terre Mutate

27 giugno – 8 luglio 2018: a piedi da Fabriano a L’Aquila per percorrere e promuovere il Cammino nelle Terre Mutate, un progetto di turismo lento per stimolare il ritorno nelle zone colpite dal sisma.

Le persone che con coraggio vivono nelle zone terremotate del Centro Italia temono, sopra ogni cosa, di essere dimenticate. Un gruppo di camminatori ha percorso, dal 27 giugno all’8 luglio, oltre 200 chilometri toccando 12 tra i comuni più colpiti di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo: Terre Mutate dal sisma, appunto. Un camminare tra paesaggi bellissimi e tanta distruzione per riaccendere i riflettori e per tracciare il primo percorso naturalistico e solidale. “Abbiamo incontrato persone determinate e che stanno soffrendo ancora molto, soprattutto dal punto di vista psicologico”, racconta Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, che insieme a Movimento Tellurico e Ape (Associazione proletari escursionisti) Roma, ha organizzato questa “Lunga marcia nelle terre mutate”. “Ci hanno raccontato, ed è sotto gli occhi di tutti, che la ricostruzione sta andando a rilento, anche per colpa di una burocrazia sfinente”. “Il nostro obiettivo è creare un cammino solidale permanente -sottolinea Piacentini-. Insieme ai comuni e alle persone del luogo stiamo individuando i percorsi e i luoghi di accoglienza. Ci sono aree più devastate e altre meno. Quasi in tutti i comuni ci sono comunque strutture che possono o potrebbero dare ospitalità”.

Servizio del Tg3 sull’arrivo a L’Aquila della Lunga Marcia nelle Terre Mutate, 8 luglio 2018

 

Da Fabriano a L’Aquila, passando per Matelica, Camerino, Fiastra, Ussita, Visso, Campi di Norca, Norcia, Castelluccio di Norcia, Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice, Campotosto, Collebrincioni. Si attraversano due parchi nazionali: quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. “L’idea è quella di un turismo lento, consapevole e rispettoso”, aggiunge. Quindi niente turismo del dolore, no selfie sulle macerie. Piuttosto il desiderio di conoscere la storia e i progetti di chi ha scelto di non abbandonare queste terre stupende. Come Assunta di Campotosto, giovane appassionata di tessitura, che prima del terremoto ha riportato in vita antichi telai e ora continua con la sua attività.

Oppure Katia ad Accumuli, che non ha lasciato il suo agriturismo Alta Montagna Bio, nonostante i danni subiti, e continua con i suoi quattro figli e il marito nell’allevamento di vitelli e maiali. E poi c’è Gino che ad Arquata ha aperto un ristorante. Lungo i 200 chilometri della Marcia nelle terre mutate è possibile incontrare tanti personaggi come Assunta, Katia o Gino. “Chi vuole può andarci, ma prima si informi beni sui percorsi e le strutture disponibili all’accoglienza”, avverte Piacentini. Il percorso tracciato diventerà una guida di Terre di mezzo. Intanto si può consultare il sito www.movimentotellurico.it oppure contattare direttamente l’associazione. 

Dario Paladini, Redattore Sociale, 11.07.018
Foto: Cristina Menghini, L’Italia nello Zaino

Vuoi approfondire? Paolo Piacentini è autore di “Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo” (Terre di mezzo Editore), prefazione di Paolo Rumiz.

TG TV2000 12 luglio edizione delle 12

Moda critica… in morbido legno! Nasce il marchio OOD

“Con un albero produciamo 200 borse e 150 paia di scarpe e per ciascun prodotto che vendiamo ne piantiamo uno. Chi sceglie OOD non si limita a difendere il mondo, contribuisce a renderlo un posto migliore.” Così recita il Manifesto del marchio OOD, appena lanciato, che utilizza come materiale Ligneah® morbido legno brevettato, idrorepellente, biodegradabile, Made in Italy, 100% Cruelty Free. L’inventrice, si chiama Marta Antonelli, classe 1986; approdata alla sua vocazione grazie…

“Con un albero produciamo 200 borse e 150 paia di scarpe e per ciascun prodotto che vendiamo ne piantiamo uno.
Chi sceglie OOD non si limita a difendere il mondo, contribuisce a renderlo un posto migliore.”

Così recita il Manifesto del marchio OOD, appena lanciato, che utilizza come materiale Ligneah® morbido legno brevettato, idrorepellente, biodegradabile, Made in Italy, 100% Cruelty Free.

L’inventrice, si chiama Marta Antonelli, classe 1986; approdata alla sua vocazione grazie ad un appassionato percorso di studi, all’incoraggiamento dei genitori.. e a una intuizione nata per caso:

 Osservando uno stivale in pitone feci un’associazione tra la pelle di serpente e il legno, immaginando quest’ultimo trattato con un sistema di scaglie. Pensai che simulando il pitone potevo trasformare un materiale rigido in un morbido tessuto. La realizzazione dei primi prototipi di borse e scarpe fu particolarmente complicata poiché gli artigiani ed i modellisti a cui ci eravamo rivolti non avevano mai lavorato un materiale del genere, ma dopo mesi di prove, presero vita i primi prototipi. Solo quattro giorni dopo la mia discussione tesi allo IED mi ritrovai così a creare la prima collezione, con il mio ‘legno morbido’ e a Settembre del 2012 ci fu la prima presentazione ufficiale del materiale Ligneah® (che ora è divenuto NUO by Ligneah®) a “So Critical so Fashion” a Milano; da lì televisioni, quotidiani e riviste si interessarono particolarmente al nostro materiale, diffondendo con nostro grande piacere la particolare invenzione.

Col lancio del marchio OOD nasce anche un blog dedicato, che promette di trattare tanti temi interessanti: moda sostenibile, eventi speciali da non perdere e curiosità. In bocca al lupo da tutti noi, Marta!

Qui puoi trovare tutti gli espositori di Critical Fashion e delle altre sezioni a Fa’ la cosa giusta! 2018. Vuoi diventare espositore con la tua azienda. Se non hai mai partecipato e vuoi saperne di più CONTATTACI PER INFO, SENZA IMPEGNO. Sconto 20% solo per luglio