Appennino atto d’amore, 900 chilometri a piedi nei luoghi del sisma

L’amicizia, l’amore per la montagna, i suoi paesaggi, la sua gente, i luoghi che si spopolano e i giovani che ritornano: è il viaggio a piedi di Paolo Piacentini, presidente Fedetrek, raccontato in un libro di prossima uscita:

L’Appennino ha bisogno di tanto amore, di persone che la mattina alzino lo sguardo oltre le case del piccolo borgo per andare a coltivare la terra, nel senso più ampio possibile: a prendersene cura. È a queste terre che sembrano non avere pace che voglio dedicare il racconto di questo viaggio di novecento chilometri. Da Riomaggiore a Castel Madama, dal mare della Liguria alla nostra amata terra, il Lazio.

Un’avventura nata dal bisogno di conoscere, passo dopo passo, le ferite e le minacce contro cui lottano quelle montagne che ci sono entrate nel cuore quando avevamo solo vent’anni. Montagne ferite dagli interminabili trafori, e da preservare dai mega impianti eolici proiettati verso il cielo come lame affilate circondate da boschi secolari. Al profondo desiderio di toccare con mano gli scempi, ma anche le esperienze virtuose, che popolano l’Appennino, all’improvviso si aggiunge il terremoto dell’Aquila. Ormai il nostro viaggio era pronto e questa tragedia non ha fatto che alimentare, con nuova linfa, la volontà di andare ad abbracciare lentamente la spina dorsale del Paese, toccando, appunto, anche i luoghi del sisma.

Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino. Appartengo a un territorio.

Appartengo a una terra che ti dà molto e che ha bisogno di essere ricambiata con amore in termini di conoscenza e di cura.
Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita (in Italia lo studio di questa straordinaria disciplina è stato quasi affossato).

La montagna italiana ha bisogno di un progetto di ampio respiro, capace di sporcarsi le mani affrontando le contraddizioni del presente.
La montagna non vota, ma fa sentire la sua presenza quando viene dimenticata e abbandonata. Dobbiamo avere le idee chiare: va detto con forza che la presenza dell’uomo, equilibrata, sostenibile e capillare, è fondamentale.

Non ci può essere cura e manutenzione della montagna se il presidio umano non è diffuso; solo così la ricostruzione post sisma può non dimenticare le piccole frazioni, anche le più sperdute. In questo senso sono agli antipodi di chi teorizza e auspica la vittoria della natura selvaggia sull’uomo. L’Appennino è equilibrio tra uomo e natura e ogni metro della sua terra è permeato dalla storia umana, così come lo sono anche i territori interni alle aree protette.

Ecco perché, per quello che posso, cercherò di appartenere sempre di più alla politica dei fatti concreti, a quella che ascolta i suoni della terra e ne sa riconoscere i segni, a quella delle persone che si stringono forte per costruire nuove comunità solidali, perché queste sono la mia storia e la mia passione. Lascio ad altri l’impegno nobile di chi lavora nelle istituzioni, a noi il compito di fargli da pungolo.

Appennino atto d’amore

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