Abbiamo finito il pesce

Non dovremmo più mangiare pesce, fino alla fine dell’anno. Il 9 luglio, infatti, è scattato il “Fish Dependence Day”, ossia la data in cui teoricamente noi europei abbiamo finito le riserve di pesce disponibili nei mari che circondano il vecchio continente. Tutto quello che mangiamo da ora in poi è importato da mari e oceani di altri continenti. Il problema è che nel mondo (compreso il Mediterraneo) l’88% degli stock ittici monitorati risulta sovrasfruttato. Ne mangiamo troppo e i pesci non fanno in tempo a riprodursi. Per questo il WWF e l’EJF (Environmental Justice Foundation ) hanno avviato il progetto Fish Forward in collaborazione con diversi partner, sia in Europa sia nei Paesi in via di sviluppo, per guidare il mercato europeo e la pesca globale verso la sostenibilità. In media, a livello globale, ogni persona consuma 19,2 kg di pesce all’anno, quasi il doppio rispetto a 50 anni fa. Ma in Europa il consumo medio annuo sale a 22,7 kg e in Italia a 29 kg. Se si continua così mari e oceani si impoveriranno sempre di più. Ciascuno di noi può però fare qualcosa, a partire da quando va in pescheria, come ci spiega Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia:

Ciascuno di noi può però fare qualcosa, a partire da quando va in pescheria:

“Per l’estate i pesci nostrani che consigliamo sono gambero bianco del Mediterraneo, triglia dell’Adriatico o del Tirreno meridionale, palamita e muggine. Se non ci sono sul banco del pesce del supermercato o della pescheria di fiducia, chiedeteli. Se non li hanno al momento, ve li possono procurare e magari cominciano a offrirli ad altri clienti. La domanda crea l’offerta, il consumatore ha un grande potere”.

Nell’ultima edizione di Fa’ la cosa giusta! i visitatori hanno potuto consultare il banco del pesce interattivo del WWF, con tutte le indicazione su specie a rischio e possibili alternative altrettanto sane e gustose. Ora questo banco interattivo è on line, all’indirizzo
http://pescesostenibile.wwf.it/bancodelpesce/.
Ci sono inoltre due certificazioni che attestano la sostenibilità dei sistemi di
pesca (Msc – Marine Stewardship Council) o di allevamento del pesce (Aquaculture Stewardship Council – Msc):

“Controllate e chiedete al pescivendolo. Guardate con attenzione le scatole dei surgelati. Ormai ci sono molti prodotti in commercio certificati”. E la moda del sushi? “Che posso dire? La maggior parte dei piatti sono a base di pesce supersfruttato, come per esempio il tonno. Non dovremmo più mangiarlo. Se non vogliamo essere così drastici, dovremmo considerare il sushi una prelibatezza da gustare raramente e non un piatto a basso prezzo da mangiare abitualmente”.

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