A Brescia l’orto sociale coltivato dai rifugiati alimenta il pacco Caritas per i poveri

Pomodori, insalata, carote fresche di stagione: questo e altro trovano nel pacco alimentare le famiglie seguite dalla Caritas parrocchiale di Sant’Eufemia, un quartiere periferico di Brescia. Frutta e verdura provengono da due piccoli fazzoletti di terra curati da un gruppo di volontari, insieme ai richiedenti asilo ospitati in un albergo della zona. Il progetto, “Terra buona”, è nato due anni fa grazie all’impegno di un rete di associazioni del quartiere: il circolo Acli, il Consiglio di Quartiere, il Museo Mille Miglia, la Parrocchia e l’Azione Cattolica. E in queste settimane volontari e richiedenti asilo hanno iniziato a zappare, sistemare e seminare il giardino del Museo Mille Miglia: è un terreno molto più grande tanto che verranno piantumati circa 100 alberi da frutto e alcune siepi di frutti di bosco. “L’orto sociale fa parte di un progetto più ampio di accoglienza dei richiedenti asilo -spiega Andrea Franchini, presidente del Circolo Acli-. In un albergo del quartiere sono infatti ospitati una sessantina di migranti. È un privato che ha fatto la convenzione con la prefettura. Noi ci siamo chiesti come avremmo potuto aiutare questi giovani a integrarsi nella nostra piccola realtà e abbiamo avviato anche laboratori di teatro, giornate di lavori socialmente utili come la pulizia di alcune strade e visite alla città”.

Con gli orti sociali i richiedenti asilo contribuiscono ad aiutare le famiglie in difficoltà del quartiere. “Questo è il valore aggiunto del progetto Terra Buona -aggiunge Andrea Franchini-. Permette ai migranti e ai residenti di conoscersi e di collaborare insieme. In questi due anni abbiamo visto crescere anche il numero dei volontari. Si è creato insomma un circolo virtuoso”. Il nuovo grande orto con il frutteto diventerà anche un luogo di passeggio o ritrovo, c’è spazio infatti anche per mettere qualche panchina.

Redazione: Dario Paladini, 20.04.018

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